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Cinque strategie per affrontare la volatilità

Secondo gli esperti di UBS l’aumento della volatilità è un elemento con il quale dovremo convivere per i prossimi mesi e anni. Come comportarsi in questo mutato scenario?

di Redazione Soldionline 5 giu 2018 ore 10:38

Nelle ultime settimane la volatilità è tornata protagonista sui mercati azionari, riportandosi ai livelli vicino alle medie storiche.

Secondo gli esperti di UBS l’aumento della volatilità è un elemento con il quale dovremo convivere per i prossimi mesi e anni.

Come comportarsi, quindi, in questo mutato scenario? Mark Haefele, Chief Investment Officer Global Wealth Management di UBS, suggerisce cinque strategie per approcciare un mercato rialzista ma più altalenante. Nell’analisi seguente l’esperto ne fornisce un approfondimento.

 

investimenti_2Non crediamo che il rialzo di lungo periodo del mercato azionario si sia già concluso. Ma è improbabile che possa tornare a imporsi una fase di bassa volatilità, dato che l’incertezza in ambito politico è aumentata con la maturazione del ciclo economico. Consigliamo agli investitori di adottare una serie di strategie per prepararsi nel migliore dei modi a questo nuovo contesto.

 

Guardare oltre gli approcci passivi

In condizioni normali, azioni e obbligazioni tendono solitamente a muoversi in direzioni opposte. Nei periodi d’incertezza del mercato circa l’evoluzione della politica monetaria, tuttavia, le due asset class possono salire e scendere all’unisono, accrescendo la volatilità dei portafogli tradizionali composti da azioni e obbligazioni. Quest’anno si sono già verificati episodi del genere, in particolare a febbraio, quando le azioni sono scese di pari passo con le obbligazioni. In prospettiva, questa dinamica potrebbe manifestarsi di nuovo in presenza di un tasso d’inflazione superiore alle attese o di una modifica delle proiezioni della Federal Reserve statunitense (Fed) sui tassi d’interesse reali a lungo termine. Pur aspettandoci che nel medio-lungo periodo prevalga la consueta correlazione negativa tra azioni e obbligazioni, a breve termine gli investitori che detengono solo posizioni passive su indici azionari e obbligazionari vanno probabilmente incontro a un aumento della volatilità. Per stabilizzare i portafogli diventa quindi importante assumere un’esposizione a strategie meno correlate con quelle tradizionali.

 

Dotarsi di protezione contro i ribassi

Nel 2017 il mercato azionario globale non ha mai subito una perdita di oltre il 2%, ma nei primi due mesi del 2018 ha già accusato una flessione del 9% (cfr. fig. 2). Anche la volatilità giornaliera è aumentata: in questo primo scorcio d’anno l’indice mondiale ha già chiuso 11 giorni con un ribasso di oltre l’1%, contro appena 2 giorni nell’intero 2017. A nostro avviso è tuttora consigliabile mantenere un’esposizione a un possibile rialzo del mercato, alla luce della robusta crescita dell’economia e degli utili; ma, in un anno caratterizzato da un più alto rischio di ribasso, gli investitori devono cercare di riparare i portafogli dalle potenziali perdite.

 

Migliorare la qualità del credito

Durante quasi 10 anni di tassi d’interesse vicini (o inferiori) a zero, molti investitori hanno cercato di ottenere rendimenti superiori puntando sulle aziende più rischiose. Questa strategia può rivelarsi efficace nelle fasi di volatilità contenuta e insolvenze societarie poco frequenti. Dalla fine del dicembre 2009, le obbligazioni high yield di Stati Uniti ed eurozona hanno prodotto ritorni annualizzati rispettivamente del 7,5% e dell’8,1%. Tuttavia, queste posizioni diventano rischiose nei periodi di aumento della volatilità. «High yield» significa «alto rendimento», ma i rendimenti offerti da questo comparto non sono più alti: un aumento del rendimento di appena l’1,1% cancellerebbe di colpo la performance registrata in un intero anno dai corporate bond con rating BB denominati in dollari, mentre per quelli in euro basterebbe un incremento dei rendimenti dello 0,5%.

 

Diversificare le posizioni concentrate

Nel report dell’ottobre 2017, passavo in rassegna diversi esempi storici di distruzione di ricchezza, dai periodi d’iperinflazione alle guerre, dalle rivoluzioni alle insolvenze sovrane. L’impatto di questi disastri era rimasto circoscritto alla sfera locale o, tutt’al più, regionale; gli investitori che avevano diversificato le posizioni su scala globale erano riusciti a evitare il peggio. Pur non aspettandoci scenari così catastrofici, consigliamo comunque di diversificare i portafogli su scala globale, per ridurre l’esposizione ai rischi specifici in un momento in cui le diverse regioni attraversano fasi differenti del rispettivo ciclo economico, della politica monetaria e del debito.

 

Investire in un orizzonte di lungo periodo

In una fase di maggiore incertezza sul ciclo economico, l’acquisto di strumenti con un’esposizione ai motori della crescita strutturale può migliorare la performance del portafoglio e ridurre i rischi. Ciò significa puntare su società che beneficiano di tendenze come l’urbanesimo, la crescita demografica e l’invecchiamento della popolazione, che a nostro avviso dovrebbero generare un incremento dei ricavi superiore alla media nel corso di un intero ciclo economico. Le aziende esposte a questi trend possono anche ottenere performance più robuste in caso di contrazione congiunturale. Infatti, un paniere di azioni globali esposte ai temi d’investimento di lungo periodo (con pari pesi) avrebbe perso il 40% durante la crisi finanziaria del 2008–09, rispetto al ribasso del 57% subito dal mercato azionario globale nel suo complesso

 

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