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La Cina riuscirà a controllare il rallentamento dell’economia?

Secondo gli esperti di UBS una crisi disordinata della Cina non rientra in uno scenario atteso di riferimento, ma si attesta tra i potenziali rischi più seri per i mercati finanziari nel 2016

di Mauro Introzzi 10 dic 2015 ore 07:26

Nell'ambito del loro Year Ahead per il 2016 gli esperti di UBS si sono fatti 6 domande. Quesiti dalle cui risposte può dipendere l’andamento dei mercati finanziari nell'anno che verrà. Nelle prime 2 domande UBS ha messo sotto la lente gli asset a maggior rischio (Il 2015 ha segnato il picco ciclico degli attivi rischiosi?) e la politca monetaria (A che punto si trova la politica monetaria?). Nella terza analizza l'evoluzione dell'economia cinese.

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cina_5Secondo gli esperti di UBS una crisi disordinata della Cina non rientra in uno scenario atteso di riferimento, ma si attesta tra i potenziali rischi più seri per i mercati finanziari nel 2016. Nel primo anno del suo tredicesimo piano quinquennale, la Cina riuscirà a controllare il rallentamento dell’economia? In sintesi: sì e no. Non può fermare la decelerazione, ma dovrebbe evitare pesanti turbolenze.

Secondo UBS la Cina ha un sacco di problemi:

I livelli della leva sono troppo alti e la crescita dipende in misura eccessiva dal credito. Il rapporto credito/PIL totale del 2015 si colloca in area 250%, dal 150% nel 2008, e calcoliamo che i pagamenti degli interessi ai creditori ammontino a circa il 14% del PIL complessivo. A fronte del rallentamento della crescita nominale, il servizio del debito diventa sempre più oneroso per le società cinesi, che sono già tra le più indebitate del mondo in base al rapporto debito aziendale/PIL.
L’offerta di immobili è nettamente superiore alla domanda. Durante il boom immobiliare del 2010–2012, l’attività edilizia ha superato la richiesta di nuove abitazioni, che sono in gran parte rimaste invendute. Se le vendite di case proseguiranno a buon ritmo, l’eccesso di offerta verrà riassorbito nel corso dell’anno prossimo e la spesa per costruzioni potrà ripartire; in caso contrario, i prezzi degli immobili residenziali ricominceranno a scendere, la fiducia dei consumatori diminuirà e le imprese edili avranno difficoltà finanziarie. Il settore finanziario cinese è a sua volta altamente esposto al mercato immobiliare e al comparto edilizio.
Il settore manifatturiero cinese soffre di un eccesso di capacità a causa delle precedenti iniziative di stimolo della crescita a breve termine. Ne derivano tre importanti problemi: a) numerose aree industriali non sono redditizie e necessitano di sovvenzioni sempre più ingenti per continuare a operare; b) la manodopera cinese è strettamente collegata a questi settori non redditizi e deve ricevere formazione per poter essere impiegata in altri comparti; e c) l’eccesso di capacità nelle vecchie industrie toglie spazio a soluzioni più nuove e potenzialmente più efficienti.

Secondo UBS in questo contesto, la Cina deve chiaramente trovare nuovi propulsori della crescita. Il solito ricorso all’espansione immobiliare e industriale può solo generare ulteriore debito, ma queste vecchie industrie devono essere aiutate ad adeguarsi alla nuova realtà: la Cina non si può permettere una disoccupazione di massa e/o una crisi del settore bancario.

Per quanto sembri difficile, crediamo che le autorità cinesi abbiano buone probabilità di riuscire a gestire questo processo con successo. Ci aspettiamo un rallentamento della crescita al 6,2% nel 2016, dal 6,9% di quest’anno. Non dimentichiamo però che malgrado tutti questi timori, espressi già un anno fa, nel 2015 la crescita ha poi superato le nostre previsioni. Le autorità cinesi hanno il vantaggio di poter contare su un sistema bancario a controllo statale. In un’economia di mercato, un boom degli investimenti è solitamente seguito da una serie di fallimenti aziendali, con ripercussioni sulla fiducia dei consumatori e delle imprese e sui criteri di concessione dei prestiti su vasta scala. La Cina può aiutare le società in difficoltà erogando finanziamenti a basso costo, che permettono di distribuire meglio i fallimenti e scongiurare turbolenze generalizzate.

Le stime di UBS sul PIL cinese:

stima-pil-cina-2016-2017

Secondo UBS il governo dispone inoltre delle risorse necessarie per sostenere il sistema finanziario, con riserve valutarie pari a USD 3500 miliardi e un rapporto debito/PIL di appena il 40%. Si riduce così il rischio di un contagio di massa come quello innescato dal fallimento di Lehman Brothers.

Conclusione: in sintesi UBS si aspetta un rallentamento della Cina, che tuttavia non dovrebbe compromettere le prospettive degli attivi rischiosi. Sulla soglia del 2016 UBS sovrappesa i mercati azionari, ed è recentemente passata a una posizione di neutralità sulle piazze azionarie emergenti e assunto un sovrappeso sulle azioni cinesi nel contesto di un portafoglio asiatico.

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