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Chi vuole uscire dall’euro?

Solo qualche mese fa erano numerosi, sia in Italia sia in altri Paesi, quelli che promettevano l’uscita dall’euro in caso di vittoria elettorale. Ora la situazione è un po' cambiata

di Valter Buffo 22 mag 2019 ore 09:56

Commento giornaliero di recce-d.com

 

europa_12Ricordate: solo qualche mese fa erano numerosi, sia in Italia sia in altri Paesi, quelli che promettevano l’uscita dall’euro in caso di vittoria elettorale. Ricordate il dibattito su crediti e debiti del sistema bancario, che dominò per mesi le prime pagine dei quotidiani? Come avete certamente notato, la manifestazione di domenica scorsa a Milano ha del tutto messo da parte questo tema, come se non fosse mai stato toccato. Per quale ragione? A nostro giudizio, ci si è resi conto che, molto semplicemente, non si può fare. In sintesi, lo spiegava anche il Corriere della Sera di domenica come segue:

L’euro rappresenta un pilastro importante dell’Unione Europea. L’eventuale ritorno alle monete nazionali, nel contesto del mercato globalizzato dei capitali, creerebbe un’instabilità tale da esporre le piccole economie aperte dell’Uem a una forte volatilità finanziaria e le obbligherebbe ad aggiustamenti dolorosi in caso di shocks esterni. Per beneficiare dei vantaggi della moneta comune, tuttavia, occorre garantirle un assetto più solido.

Assetto più solido, si dice qui sopra: ma come ci si arriva, come si fa ad ottenerlo, come si costruisce?  Tutte le parti politiche mettono in evidenza la necessità di riformare, modificare, cambiare, magari stravolgere le istituzioni economiche in Europa. I temi che ricorrono sono però sempre i medesimi che si discutono da dieci anni senza uno sbocco concreto: come abbiamo accennato anche nel nostro contributo di ieri mattina i problemi strutturali sono evidenti (grafico sotto) e sono sempre i medesimi. Ecco una delle tante sintesi di “quello che c’è da fare”, anche questa dal Corriere della Sera:

  1.  Ci sono tre priorità. Innanzitutto, occorre creare un’obbligazione non rischiosa (un «safe asset») per il sistema finanziario dell’euro-zona. La creazione di euro-obbligazioni — che dovrebbero svolgere questa funzione — è oggi ancora controversa, in quanto comporta la mutualizzazione del rischio sovrano (cioè la presa in carico dei Paesi più virtuosi del rischio sovrano di quelli fortemente indebitati.
  2.  Secondo, occorre discutere non solo delle riforme del quadro di bilancio della zona euro, bensì anche di quale sia la politica di bilancio più idonea per affrontare il rallentamento dell’economia e i rischi di peggioramento che oggi minacciano l’Europa.
  3.  Occorre dare la priorità alla creazione di uno strumento di stabilizzazione macroeconomica adeguato per la zona euro: per esempio, un meccanismo europeo di indennità per la disoccupazione.

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Fonte: EU Commission


Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 22 maggio 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:
  1.  La tensione sul tema tariffe USA Cina resta elevatissima, e forse è questa la spiegazione per la forza del dollaro USA
  2.  Sale anche in Italia la tensione politica in vista delle prossime Elezioni Europee: quanto tempo rimane al Governo in carica?
  3.  Oggi i dati dal Giappone e dal regno Unito, e poi domani vedremo gli indici PMI per l’Eurozona
  4.  SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo dell’impatto della rottura tra USA e Cina sui rendimenti attesi delle diverse asset class
  5.  SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà questa settimana la sterlina GBP in vista dell’esito delle Elezioni Europee

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