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Che fine ha fatto il dollaro forte?

Seguiamo da mesi prima di tutto ciò che succede sul mercato dei cambi: sembra fermo, ma al contrario la tensione è massima proprio in quel comparto

di Valter Buffo 2 feb 2017 ore 09:05

Commento giornaliero di www.recce-d.com

 

Ve lo hanno detto, che martedì 31 gennaio il dollaro USA è sceso ai minimi delle ultime 12 settimane (3 mesi), dove viene scambiato anche stamattina in Asia alle ore 6 europee, con il dollaro sotto 113 contro yen giapponese? No, nessuno ve lo ha detto: e perché così tanto imbarazzato silenzio? Perché tutti, o quasi, erano dalla parte sbagliata: quante centinaia di volte avete letto che il 2017 sarà l’anno del dollaro forte? Ma sarà davvero così? Prendiamo ad esempio ieri, 1 febbraio, vera e propria giornatona colossale ieri per gli Stati Uniti in generale, e per il dollaro USA in particolare: prima i dati sull’occupazione ADP (forte sorpresa al rialzo), poi l’indice ISM ai massimi di tre anni, il 2,50% di rendimento a scadenza del Treasury a 10 anni, e poi la sera la riunione della Federal Reserve. Ma niente: il dollaro non sale mai. E’ molto complesso riportare tutta questa grande varietà di informazioni (es emozioni) ad una decisione operativa, ad un vero portafoglio. E per pensa “non ci capisco più nulla”, lo diciamo subito: avete ragione, neppure noi! Risulta difficile da credere, che oggi il dollaro è scambiato contro euro più o meno allo stesso livello di due mesi fa, dopo che tutti, ma proprio tutti, ci avevano spiegato il “dollaro forte di Donald Trump”. Recce’d vede sui mercati finanziari numerosi segnali che autorizzano a pensare che tutto, ma proprio tutto, oggi ruota intorno al cambio tra queste due maggiori valute: le Borse non salgono e non scendono, e i tassi non salgono e non scendono, perché questo rapporto di cambio non ha ancora trovato una direzione. Prendete le Borse: c’è una grande differenza, nei conti delle Aziende di tutti i settori, se il dollaro scambia contro euro alla parità, oppure a 1,2000. Una differenza enorme. Così come per i tassi: come potrebbe fare Janet Yellen, ad alzare i tassi tre o quattro volte, se il dollaro salisse fino alla parità contro euro abbattendo i prezzi all’importazione? E invece, se scendesse a 1,20, contro euro, Yellen dovrebbe forse allora valutare cinque rialzi? Ecco spiegato, in poche parole, il motivo per cui oggi il vero pivot dell’intero scenario internazionale è proprio questo tasso di cambio. Chi potrebbe sciogliere questa incertezza, e risolvere un dubbio così gande? Ma lui, naturalmente: Donald J. Trump. Le cui posizioni sono di solito difficili da interpretare, contradditorie a volte, e comunque imprevedibili: e questo è tanto più vero nel caso del dollaro, come avete visto e sentito negli ultimi 10 giorni. Ne riparleremo domani.

 

CONCLUSIONE   Recce’d segue da mesi prima di tutto ciò che succede sul mercato dei cambi: sembra fermo, ma al contrario la tensione è massima proprio in quel comparto

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Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 2 febbraio 2017, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1.     Dati macro USA: che cosa ci hanno detto il dato ADP e poi lo ISM (entrambi fortissimi)?
  2.     Che cosa ci ha detto ieri la Federal Reserve? E perché il dollaro resta debole?
  3.     Che cosa ha aggiunto ieri Facebook al quadro del settore Tech negli USA?
  4.     SEZIONE L'OPERATIVITA'    L’Italia potrebbe tornare al centro dei mercati finanziari di tutto il Mondo a breve? Ieri mattina il Corriere della sera ha tirato in ballo di nuovo il 2011 in un articolo di fondo
  5.     SEZIONE L'ANALISI    La settimana scorsa, dagli Stati Uniti, sono arrivati alcuni dati che mettono un punto interrogativo sulla forza della crescita economica in questa fase. In attesa dell’occupazione del prossimo venerdì, rimettiamo a punto il quadro.

 

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