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C’è spazio per un nuovo rialzo dei titoli tecnologici?

Il decennio 2009-2019 è stato caratterizzato da un impressionante rally dei titoli del settore tecnologico. Nel periodo in esame l’indice S&P 500 tecnologico ha registrato un rendimento del 402%

di Redazione Soldionline 17 dic 2019 ore 10:47

Il decennio 2009-2019 è stato caratterizzato da un impressionante rally dei titoli del settore tecnologico. Julian Howard – Head of Multi Asset Solutions di GAM Investments – ha segnalato che nel periodo in esame l’indice S&P 500 tecnologico è tornato a registrare un rendimento complessivo del 402% rispetto al 259% dell’indice generale S&P 500 (dati Bloomberg). Di conseguenza, secondo l’esperto, questa fase di sovraperformance potrebbe essere destinata a finire.
Tuttavia, Julian Howard nell’analisi seguente ha segnalato alcuni fattori che potrebbero sostenere il proseguimento del trend positivo dei titoli tecnologici.

 

innovazione-tecnologicaDalla fine di ottobre 2009 alla fine di ottobre 2019, l’indice S&P 500 tecnologico è tornato a registrare un rendimento complessivo molto alto del 402% rispetto al 259% dell’indice generale S&P 500 (dati Bloomberg). È ragionevole credere che tale fase di sovraperformance sia destinata a finire. Eppure, se esaminiamo i PE a termine di entrambi gli indici, il settore tecnologico scambia intorno a 20, dunque su livelli non molto più alti del resto del mercato che scambia a 18. Il fallimento di alcune delle offerte pubbliche iniziali del settore tecnologico quest’anno è un altro segnale della capacità di selezionare le aziende che mancava alla fine degli anni ‘90, almeno finché non fu troppo tardi.
 
Gli investitori hanno identificato diversi rischi di smembramento per le aziende negli Stati Uniti e in Europa. Uno dei potenziali candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Elizabeth Warren, vorrebbe lo scorporo di Facebook e di altri colossi tecnologici. Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha risposto: “Se qualcuno minaccia ciò che consideriamo esistenziale, accettiamo la sfida e combattiamo fino alla fine.”[1] Nel frattempo, in Europa, il commissario per la concorrenza Margrethe Vestager ha consegnato multe da 10 miliardi di euro a Google e Qualcomm per le procedure anti-concorrenza. Si vocifera inoltre di nuove leggi sui dati fatte su misura per il settore tecnologico. Tuttavia, lo smembramento di AT&T e lo scorporo di eBay con la nascita di Paypal nel 2015 possono essere fonte di ottimismo per gli investitori. Venne infatti liberato un immenso valore attraverso lo scorporo di una grande azienda in altre entità maggiormente specializzate. Crediamo che un aumento della concorrenza vada accolto positivamente dagli investitori.
 
Potrebbe risultare sorprendente che il contesto di bassa crescita in cui ci troviamo possa rappresentare un fattore positivo. Lo ha spiegato bene Larry Summers nella teoria della “stagnazione secolare”. L’invecchiamento della popolazione delle economie avanzate sta portando a un eccesso di risparmio rispetto alle opportunità di investimento, che si somma al calo delle esportazioni in un periodo di controversie commerciali pericolose a livello internazionale.
 
Si delinea dunque uno scenario a lungo termine caratterizzato da una crescita modesta, con bassa inflazione e bassi tassi di interesse. In tale contesto, le azioni growth (e in particolare i titoli tecnologici) in genere fanno meglio dei settori ciclici e value. Questo perché, come le obbligazioni di diverse scadenze, comparti azionari differenti reagiscono in modo diverso alle variazioni dei tassi di interesse. I titoli tecnologici, a fronte delle aspettative di utile a lungo termine, reagiscono più positivamente al calo dei tassi di interesse rispetto alle azioni cicliche o value, grazie ai flussi di utile a breve termine più tangibili. Di conseguenza, crediamo che ciò che qualcuno potrebbe percepire come un investimento aggressivo, potrebbe in realtà rappresentare la migliore difesa in un contesto di bassa crescita.
 
Il settore tecnologico può inoltre offrire un’opportunità più intuitiva rispetto a molti altri stili di investimento. Il mercato azionario si può suddividere approssimativamente in due, da una parte le società cicliche che per crescere hanno bisogno di essere trainate dalla crescita economica, dall’altra parte le società che vogliono essere un motore di questa crescita. A nostro giudizio, i titoli tecnologici rientrano certamente nella seconda categoria, molte di queste società non sono affatto vulnerabili alle dinamiche economiche. Un buon esempio è rappresentato dall’iPhone della Apple che, nonostante sia stato lanciato all’inizio della crisi finanziaria globale, ha realizzato vendite per 2,2 miliardi. Oggi, le società che vendono servizi software alle imprese, come l’analisi dei dati, mostrano una crescita di questo tipo, indipendentemente dalle dinamiche economiche. A nostro giudizio la tecnologia può continuare a prosperare, non grazie alla robusta crescita del Pil in futuro (a nostro giudizio, di per sé improbabile), bensì grazie ai profondi cambiamenti nelle imprese di tutto il mondo che sfruttano il potere grezzo dei dati per offrire un servizio migliore ai loro clienti. In un contesto caratterizzato da una crescita contenuta, questo tipo di successo indipendente prevede giustamente un premio.
 
I modi per ottenere esposizione ai titoli tecnologici quotati sono numerosi. Possiamo dire che una selezione dei titoli attiva (o lo screening dei titoli) comporta il vantaggio di essere in grado di distinguere, a livello granulare, tra i segmenti tecnologici, come le aziende che hanno un rapporto diretto con il consumatore e le aziende orientate ai servizi in aree meno affascinanti, come l’aggregazione dei dati. Altre potenziali aree tematiche comprendono la robotica e la salute digitale. Vale anche la pena di notare che la variazione delle definizioni settoriali nell’ambito dell’indice S&P lo scorso anno ha portato all’inserimento dei titoli di aziende di semiconduttori sensibili all’andamento del ciclo economico nell’indice Tecnologico dell’S&P 500, mentre alcuni titoli FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) sono entrati a far parte dell’S&P 500 nel segmento delle Comunicazioni. È interessante che l’indice NASDAQ offra non solo titoli tecnologici ma anche titoli di aziende di consumo che, a nostro giudizio, potrebbero essere combinati per una difesa efficace contro la deglobalizzazione. Le opzioni pertanto sono numerose e richiedono attenta considerazione. Indipendentemente dal metodo di valutazione, crediamo che il settore tecnologico presenti una caratteristica rara nel mondo degli investimenti, ovvero la crescita in un contesto in cui oggi tale qualità scarseggia.

 

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