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C'è disordine sui mercati

Pochi rumor riescono a scatenare movimenti non indifferenti. Al contrario, i fatti concreti non hanno, paradossalmente, suscitato altrettante reazioni

di Redazione Soldionline 10 lug 2018 ore 11:55

L’incertezza è stata la protagonista principale dei mercati azionari nelle ultime settimane.

Un trend, tuttavia, guidato maggiormente da pochi rumor, piuttosto che da fatti concreti, come evidenziato da Olivier De Berranger, Chief Investment Officer di La Financière de l’Echiquier.

Secondo l’esperto “permane un’impressione di disordine con i mercati che non sanno più in che direzione muoversi”, come spiegato nella seguente analisi.

 

Un susseguirsi di settimane perfettamente identiche, caratterizzate da mercati nervosi e da una guerra commerciale sempre sotto i riflettori. In questo contesto pochi rumor riescono a scatenare movimenti non indifferenti.

 

investimenti_2All’inizio della scorsa settimana i mercati erano nuovamente scesi dopo che l’Unione Europea, in risposta agli attacchi americani, aveva minacciato di voler assoggettare 294 miliardi di dollari di prodotti americani a dazi. Il Segretario americano al Tesoro aveva poi dichiarato, infondendo una certa tranquillità, di voler soffocare sul nascere le voci secondo cui Donald Trump intenderebbe far uscire gli Stati Uniti dall’OMC. Lo stesso Presidente americano ha infatti affermato, che gli Stati Uniti non hanno “per ora” previsto “nulla”.

Giovedì si è osservato un netto rimbalzo sui mercati sostenuti da alcune voci secondo cui, stando all’ambasciatore statunitense in Germania, Donald Trump potrebbe sospendere le minacce di dazi sui veicoli europei in cambio della cancellazione di quelli applicati dall’UE sui veicoli americani. In effetti, i veicoli europei importati negli Stati Uniti sono tassati al 2,5% mentre quelli americani che entrano in territorio europeo lo sono al 10%. La Cancelliera tedesca, Angela Merkel, si è dichiarata pronta a negoziare una riduzione delle tariffe doganali anche se la sua posizione non è condivisa dagli altri paesi europei, tra cui la Francia.

 

Alla fine sono tutte voci, solo dichiarazioni, mentre i fatti concreti non hanno, paradossalmente, suscitato altrettante reazioni.

 

Da un lato, oltre alla fiducia riposta nelle prospettive di crescita e a un tono complessivamente più hawkish, i verbali della Fed hanno soprattutto rivelato che i membri del FOMC avevano discusso degli impatti della guerra commerciale. Come riferito da alcuni membri i loro contatti nel settore dell’alluminio e dell’acciaio sarebbero pronti ad aumentare i prezzi di vendita per compensare i nuovi dazi ma non a investire in capacità produttive. Lo scenario non sarebbe entusiasmante dato che significherebbe importare inflazione senza incrementare il potenziale di crescita.

Dall’altro, è stata annunciata venerdì scorso l’entrata in vigore di dazi americani pari al 25% su 34 miliardi di importazioni cinesi cui è seguita una replica cinese della stessa portata. E’ pur vero che i mercati l’avevano scontato ma era lecito aspettarsi l’avvio di nuovi negoziati onde evitare l’applicazione dei dazi. Questa volta però gli americani e i cinesi sono andati fino in fondo e Donald Trump ha chiesto al suo rappresentante al Commercio “di individuare 200 miliardi di dollari di beni cinesi da sottoporre a ulteriori dazi del 10%”.

 

Anche se i movimenti sono difficili da interpretare in una settimana - che è stata più breve per via dell’Independence Day americano - permane un’impressione di disordine con i mercati che non sanno più in che direzione muoversi.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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