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Borse, eccessivo ottimismo?

Nelle prime settimane del 2020 le principali piazze finanziarie hanno registrato importanti rialzi, confermando il trend in atto da alcuni mesi. Tuttavia, dal punto di vista tecnico i mercati sono vulnerabili

di Redazione Soldionline 21 feb 2020 ore 11:02

Nelle prime settimane del 2020 i principali mercati azionari hanno registrato importanti rialzi, confermando il trend evidenziato l’anno precedente.
Tuttavia, secondo alcuni addetti ai lavori, questo ottimismo potrebbe essere eccessivo. Stefan Scheurer - Director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors – ha segnalato che al punto di vista tecnico i mercati sono vulnerabili. “I rapporti put-call sono inferiori alla media di lungo periodo fino a una deviazione standard e gli indici di forza relativa puntano a una situazione di ipercomprato sempre più evidente”, ha precisato Stefan Scheurer.
Nell’analisti seguente Stefan Scheurer fornisce maggiori dettagli a questa tesi.

 

scenario-politicoGli ultimi sviluppi sui mercati finanziari sono stati sorprendenti. All’inizio della settimana la Borsa di Shanghai ha recuperato totalmente le perdite subite dallo scoppio dell’epidemia di coronavirus (COVID-19). Inoltre, i principali indici azionari hanno raggiunto nuovi massimi storici e i prezzi del petrolio sono aumentati di quasi il 10% nelle ultime due settimane, mentre l’indice di volatilità VIX è sceso di oltre il 20% dall’inizio di febbraio. Tutto ciò in un contesto caratterizzato da dati economici deboli e incertezza circa la diffusione del coronavirus. Gli investitori sono diventati troppo ottimisti?

Dopo i primi segnali di ripresa, è probabile che nel corso del mese le prospettive economiche peggiorino di nuovo. A sostenere tale previsione i dati sul PIL giapponese del quarto trimestre, che indicano una decelerazione della crescita di oltre il 6% su base trimestrale in termini annualizzati a causa dell’aumento dell’IVA.

Al momento c’è molta incertezza circa l’impatto del coronavirus, poiché tutto dipenderà dalla durata, dalla gravità e dalla diffusione geografica dell’epidemia. Occorre considerare che oggi la Cina è decisamente più integrata nelle filiere asiatica e globale rispetto ai tempi dell’epidemia di SARS (2002/2003) e che il contributo cinese al valore aggiunto lordo globale è aumentato dall’8% circa del 2002 al 19%. Attualmente è opinione comune che gli eventuali effetti sulla crescita globale avranno breve durata (come nel caso della SARS) e che nel corso dell’anno assisteremo a un suo completo recupero. Tuttavia, vi è il rischio, non trascurabile, che tale previsione sia troppo ottimista. In vista del probabile impatto del coronavirus, Singapore, ad esempio, ha ridotto le stime di crescita per il 2020 di un punto percentuale, in un range tra il -0,5% e il -1,5%. Al momento, inoltre, è impossibile quantificare le possibili implicazioni per l’economia cinese e le conseguenze negative per la filiera asiatica e quella globale.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, che impatto avrà sui mercati finanziari?

Pertanto, nel nostro scenario di base di fine ciclo prevalgono i rischi di ribasso, nonostante l’allentamento delle tensioni sul fronte geopolitico. La People’s Bank of China ha fatto la sua prima mossa tagliando il tasso di finanziamento a un anno ai minimi dal 2017. Prevediamo inoltre un ulteriore allentamento monetario, non solo in Cina ma anche in altri Paesi (soprattutto nell’Asia emergente). I mercati scontano persino un taglio dei tassi di quasi 40 pb da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno.

Nelle prossime settimane la pubblicazione dei primi indicatori economici e di sentiment relativi al periodo in cui è scoppiata l’epidemia cinese rivelerà se la performance positiva dei mercati finanziari delle ultime settimane è giustificata dai fondamentali o se gli investitori sono troppo ottimisti circa ulteriori stimoli monetari e fiscali e una ripresa “a V” nella seconda metà dell’anno.
Dal punto di vista tecnico i mercati sono vulnerabili. I rapporti put-call sono inferiori alla media di lungo periodo fino a una deviazione standard e gli indici di forza relativa puntano a una situazione di ipercomprato sempre più evidente, in particolare negli USA. Non c’è da stupirsi pertanto se, stando all’ultima indagine condotta da Bank of America, i gestori dei fondi sono meno positivi rispetto a gennaio, cioè a quando ancora non era scoppiata l’epidemia di coronavirus, se i prezzi dell’oro sono ai massimi da 7 anni e se, secondo il data provider EPFR, i fondi obbligazionari globali hanno registrato una raccolta netta settimanale record, pari a USD 23,6 mld.

 

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