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Bond a tassi negativi: cause e conseguenze

La quotazione di titoli obbligazionari con tassi negativi non è più un’eccezione. Ci sono interi settori in subbuglio: tra questi il comparto bancario, oltre ad alcuni sistemi previdenziali

di Redazione Soldionline 10 set 2019 ore 11:15

La quotazione di titoli obbligazionari con tassi negativi non è più un’eccezione sui mercati finanziari. Una situazione potrà portare importanti cambiamenti nei prossimi anni.
“Il settore finanziario sta attraversando una fase storica che andrà ad incidere profondamente sulla vita delle persone e che probabilmente lascerà anche un segno nei libri di storia”, ha segnalato Davide Chiantore, esperto di Equity e portfolio manager di Abalone Suisse (wealth manager svizzero che fa parte del gruppo Abalone).
Secondo il gestore già ora ci sono interi settori in subbuglio: tra questi il comparto bancario, oltre ad alcuni sistemi previdenziali, come dettagliato nell’analisi seguente.

 

bond-bbbEd eccoci di nuovo qui, per il terzo mese consecutivo, a parlare del BTP Matusalemme. La corsa eclatante di tutto il comparto obbligazionario sembra non avere fine e l’effetto trainante sui bond a tasso fisso long duration è irrefrenabile. La realtà di questi anni ci ha insegnato che non possiamo escludere a priori la possibilità di avere tassi negativi su larga scala ma solo in pochi si sarebbero aspettati di vedere un’obbligazione cinquantennale italiana arrivare ad avere un rendimento inferiore al 2% annuo.

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Prezzo dell’obbligazione governativa italiana con scadenza 2067. Fonte Bloomberg


Sempre in questi giorni è stato battuto un nuovo record: il 21 Agosto, per la prima volta nella storia della finanza, è stato emesso un bond trentennale senza cedola (e rendimento lievemente negativo). Si tratta del nuovo Bund tedesco zero coupon con scadenza Agosto 2050

Insomma, in questo momento i mezzi d’informazione non sono particolarmente attenti al tema della compressione dei tassi ma in realtà il settore finanziario sta attraversando una fase storica che andrà ad incidere profondamente sulla vita delle persone e che probabilmente lascerà anche un segno nei libri di storia. Infatti se da un lato molti debitori risparmiano sul financing cost, dall’altro lato ci sono interi settori in subbuglio: le banche non riescono più ad avere marginalità sul loro core business, in gran parte dei paesi europei (ma anche negli USA e persino in Asia) ci sono evidenti segnali di surriscaldamento del mercato immobiliare e molti sistemi previdenziali non riescono più ad avere una redditività sufficiente per garantire una pensione adeguata a chi sta versando ora i contributi.

EUROPA FRA INVECCHIAMENTO, SCARSA COMPETITIVITA’ E INEFFICIENZA

Questa eclatante compressione dei rendimenti è dovuta principalmente a due fattori: una crescita economica asfittica di tutta l’eurozona ed un’inflazione che non ne vuol sapere di avvicinarsi ai target prefissati dalla BCE. In questi ultimi anni l’istituto di Francoforte si è trovato costretto ad adottare comportamenti estremamente accomodanti che da un lato hanno avuto il merito di salvaguardare l’unità monetaria ma dall’altro hanno impedito di portare alla luce i veri problemi dell’Unione Europea. Problemi che, come ha ribadito più volte lo stesso Mario Draghi, sono di natura strutturale e non possono essere risolti esclusivamente grazie alle politiche monetarie di una banca centrale. Sarebbe un po’ come credere che l’assunzione di droga sia risolutiva per curare qualsiasi malattia grave soltanto perché riduce il dolore del paziente.
I problemi strutturali sono molteplici; su tutti spiccano l’invecchiamento della popolazione (problema che oltretutto attanaglia anche paesi extraeuropei come il Giappone) e la scarsa competitività di alcuni stati dell’Unione che a causa di riforme carenti non riescono a stare al passo coi tempi in termini di produttività, attrattività e capacità d’innovazione. Infine, non da ultimo, l’Europa è caratterizzata da una profonda inefficienza degli apparati pubblico amministrativi (soltanto in Francia ci sono più di 5,5 milioni di dipendenti pubblici) e ne conseguono una burocrazia ed un carico fiscale che nel mondo moderno non sono più sostenibili.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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