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Bolla in Eurozona? (2)

Scrivere che “la bolla scoppierà nel 2019” vale tanto quanto i target sull’indice S&P500 a fine anno: ovvero, un bel niente. Sono esercizi più vicini all’astrologia che alla analisi dei mercati

di Valter Buffo 29 mag 2019 ore 09:57

Commento giornaliero di recce-d.com

 

europa_12Lo spunto per il nostro lavoro della settimana abbiamo ricavato da un articolo del Sole24Ore a firma Alessandro Penati, pubblicato lo scorso weekend, che riguardava le bolle finanziarie: quelle del passato, e quella (eventuale, da verificare) che sta oggi sotto gli occhi degli investitori. Penati scrive che NON siamo di fronte ad una vera e propria bolla:

Questo non significa che il ciclo non finirà, che i tassi di insolvenza non aumenteranno mai e che le azioni saliranno sempre. Penso che finirà perché prima o poi l’aumento dei costi e l’esaurimento delle possibilità di crescita e ristrutturazione (specie negli Usa) renderanno insostenibili i margini di profitto, oggi ai massimi storici, comprimendo i multipli di valutazione, con conseguente caduta dei prezzi di Borsa. Ma senza gli effetti devastanti di una bolla che innesca una crisi finanziaria. Anche perché gran parte del debito delle imprese negli Usa (e sempre più nel resto del mondo) non è in mano alle banche ma al mercato e agli investitori: gli effetti depressivi di una crisi non verrebbero amplificati dalla perdita di solidità del sistema bancario (come invece successo nel 2008). E molto debito è stato cartolarizzato, concentrando il rischio in pochi investitori speculativi. Ma diversamente dai mutui subprime del 2007, i prestiti non sono garantiti da immobili sopravvalutati, ma dal cash flow di imprese per lo più sane. E con la fine del ciclo certamente il tasso di insolvenza aumenterà (oggi è ai minimi storici) e il valore sul mercato secondario di corporate bond e prestiti scenderà. Ma una bolla è un’altra cosa.

Ma se scrivete bolla finanziaria in un motore di ricerca, troverete centinaia (davvero centinaia) di articoli che annunciano come imminente lo scoppio di una bolla. Come la pensiamo noi di Recce’d? Noi giudichiamo il tema “bolla” affascinante, per chi scrive gli articoli sui media, ma quasi del tutto inutile, per chi come noi si occupa in modo attivo di gestione dei portafogli. Spieghiamo meglio: scrivere che “la bolla scoppierà nel 2019” vale tanto quanto i target degli strategisti di Wall Street sull’indice S&P 500 a fine anno: ovvero, un bel niente. Sono esercizi più vicini all’astrologia che alla analisi dei mercati finanziari.

La risposta di Recce’d invece, è che “bisognerà vedere che cosa succede”: la bolla potrebbe anche non scoppiare mai, a certe condizioni, o meglio se NON succedono alcune cose. Chiaro che i prezzi sui mercati sono decisamente elevati, spesso eccessivi e privi di senso (con divergenze clamorose, come ad esempio quella del grafico qui in basso): ma sappiamo anche il perché, la ragione, e fino a che... il quadro regge i prezzi resteranno in bolla. Cosa può rompere questo (fragilissimo) equilibrio? Una infinità di fattori, elementi e notizie. E come si gestisce il portafoglio, in un contesto come questo? Noi facciamo così: pesiamo prima i rischi delle singole posizioni nei portafogli dei Clienti, e solo dopo il potenziale rendimento. Ovvero: il contrario di ciò che fa la stragrande maggioranza degli investitori professionali.

 

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Fonte: BBG

 

Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 29 maggio 2019, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1.     I mercati negli Stati Uniti riaprono sempre in uno stato di confusione
  2.     Im miglioramento, ma sempre su livelli bassi, l’indice di fiducia in Europa ieri
  3.     La tensione USA-Cina si sta trasformando in un problema di lungo periodo
  4.     SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana sul piano operativo ci occupiamo dell’impatto della rottura tra USA e Cina sui Mercati Emergenti
  5.     SEZIONE L'ANALISI    il tema della nostra Analisi sarà questa settimana l’esito e le ricadute delle Elezioni Europee


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