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La "bolla dei bond" è peggiore di quella tecnologica?

Secondo gli esperti di Notz Stucki, sul mercato obbligazionario si starebbe riproponendo una situazione simile alla quella creatasi durante la “bolla tecnologica” del 1999

di Redazione Soldionline 3 set 2019 ore 10:07

Non accennano a diminuire gli acquisti di bond, nonostante sia in continua crescita l’ammontare di titoli che quotano a tassi negativi.

Secondo gli esperti di Notz Stucki, si starebbe riproponendo una situazione simile alla quella creatasi durante la “bolla tecnologica” del 1999, quando, nonostante i “folli” prezzi di mercato e le valutazioni ai massimi storici, gli investitori continuavano a comprare titoli tecnologici pur essendo consapevoli del fatto che non fosse il momento migliore. “Anzi, è peggio, perché gli investitori sono ben consapevoli del fatto che portando a scadenza i titoli a tassi negativi il loro patrimonio investito si riduce”, hanno precisato gli esperti.

Come evitare, quindi, di ripetere gli errori effettuati a inizio anni 2000? Nell’analisi seguente gli esperti di Notz Stucki provano a rispondere a questa domanda.

 

azioni-vs-bondL’ultima ondata di volatilità sui mercati azionari non ha fatto altro che incrementare l’ammontare di titoli obbligazionari a tassi negativi, in cui il mercato si è rifugiato per via del pessimismo che aleggia attorno alla possibilità che USA e Cina trovino un accordo e che l’economia smetta di mostrare segni di rallentamento.

Nonostante le performance dell’equity da inizio anno siano particolarmente positive, in molti casi l’asset class obbligazionaria su scadenze lunghe ha fatto addirittura meglio, spingendo i tassi a livelli davvero minimi.

 

A questo punto risulta ragionevole chiedersi: com’è possibile che un investitore accetti di pagare per, di fatto, prestare denaro?

Per certi versi, si sta riproponendo una situazione simile alla quella creatasi durante la “bolla tecnologica” del 1999: nonostante i “folli” prezzi di mercato e le valutazioni ai massimi storici, gli investitori continuavano a comprare titoli tecnologici pur essendo consapevoli del fatto che non fosse il momento migliore. In teoria l’obiettivo della selezione dei titoli azionari sarebbe quello di cogliere i momenti in cui i prezzi sono ai minimi per comprare, per poi vendere quando sono ai massimi.

E in effetti quello che sta accadendo oggi sul comparto obbligazionario non è tanto diverso. Anzi, è peggio, perché gli investitori sono ben consapevoli del fatto che portando a scadenza i titoli a tassi negativi il loro patrimonio investito si riduce, mentre nel 1999 potevano almeno sperare che i prezzi delle azioni sopravvalutate delle società tecnologiche potessero essere ulteriormente spinti oltre grazie ad un’acquisizione strategica.

Pertanto si tratta più squisitamente di una questione psicologica: quando le quotazioni sono troppo in rialzo o in ribasso, sembra che il mercato si metta nella condizione di “testare” le proprie convinzioni, perciò i prezzi sono portati a salire o a scendere al di là dei propri limiti. Ad esempio in questo momento il mercato potrebbe essere fortemente convinto che nel prossimo futuro inizierà una fase di recessione economica, pertanto si rifugia nei bond a tassi negativi, continuando a spingere verso l’alto la performance del comparto obbligazionario.

 

Pertanto, dato che ci sono sempre più investitori che hanno a che fare con bond a tassi negativi, vediamo come dovrebbero essere gestiti all’interno di un portafoglio:

  • per i “coraggiosi” che ancora ce li hanno, il consiglio è vendere. Inoltre, ridurre l’esposizione adesso potrebbe anche permettere di portare a casa i profitti conseguiti in caso di performance positive;
  • per coloro che, invece, hanno già cominciato a ridurre l’esposizione, è importante focalizzarsi su titoli azionari di business solidi, capaci di generare profitti nel lungo periodo, incrementare i ricavi, investire in modo opportuno per espandersi e che abbiano al tempo stesso delle valutazioni ragionevoli in termini di rapporto tra prezzi e utili.

 

E dopo aver smaltito i titoli poco redditizi, non resta che passare all’ottimizzazione del portafoglio.

Nonostante il clima di tensione attuale, esistono sempre delle opportunità per ottenere performance e al tempo stesso proteggersi dai rischi. Non si tratta solo di posizionarsi in modo opportuno in termini di asset allocation, ma anche in termini di selezione dello strumento di investimento da inserire nel portafoglio. Perché, ad esempio, ridurre meramente il rischio azionario nei momenti di volatilità o diversificare il portafoglio senza un approccio selettivo potrebbe non portare necessariamente a buoni risultati: meglio affidarsi ad un gestore abile a fare selezione e ottenere performance minimizzando la volatilità, anche attraverso strategie alternative.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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