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Blockchain: minaccia o opportunità per i colossi del tech?

Recentemente il termine “blockchain” (la tecnologia alla base delle criptovalute) si è trasformato in un ingrediente speciale utile ad attirare l’attenzione su una società

di Redazione Soldionline 24 mag 2018 ore 10:25

Il termine “blockchain” (la tecnologia alla base delle criptovalute) si è trasformato in un ingrediente speciale utile ad attirare l’attenzione su una società. E' quanto segnala Matteo Oddi di Exante.

Di conseguenza anche i colossi statunitensi stanno valutando come approcciarsi a questa nuova tecnologia per sfruttarne le opportunità, anche se al momento è ancora difficile definire come la blockchain andrà ad impattare su queste aziende e suoi loro profitti.

Nell'analisi seguente Matteo Oddi esamina il differente approccio dei FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) alla tecnologia blockchain.

 

Negli ultimi tempi il termine “blockchain” si è trasformato in un ingrediente speciale utile ad attirare l’attenzione su una società. E questo va sottolineato a prescindere della bontà o meno della connessione reale con la tecnologia alla base delle criptovalute.

Ad ottobre dello scorso anno, per esempio, il prezzo delle azioni della britannica On-line PLC crebbe del 394% in sole 24 ore, a seguito della notizia che la società aveva aggiunto Blockchain al suo nome.

Casi simili possono essere letti come sintomatici dell’entusiasmo degli investitori nei confronti delle prospettive dei titoli tecnologici in generale, ma, sottolinea Anatoliy Knyazev di Exante, “in realtà suggeriscono un nuovo tema, ovvero il rapporto tra società dell’Internet 2.0 (come i colossi della Silicon Valley, per intenderci, nda) e quelle del cosiddetto 3.0, a cui appartengono i protagonisti dell’industria blockchain”.

 

criptovalute-listatoQuindi, come ha reagito la “vecchia guardia” del tech a questi ultimi sviluppi di nuova generazione? Sono una minaccia o un’opportunità?

Se guardiamo in particolare ai FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) possiamo notare una serie di approcci differenti da parte di queste aziende leader.

Apple e Google hanno pensato di sfruttare la tecnologia blockchain per creare una serie di soluzioni legate alla sicurezza dei dati, come dimostrato da un brevetto depositato dalla ‘’Mela” a dicembre 2017 per un sistema “multi-check” che verifica le marche temporali, mentre Alphabet, la holding di Google, sta lavorando a un prodotto che usa il registro distribuito per segnare e verificare le transazioni dei clienti dei suoi servizi cloud.

Da parte sua Amazon, e in particolare la divisione cloud Amazon Web Services, ha invece annunciato la nascita di una piattaforma basata sulla rete di Ethereum che permetterà alle aziende di creare le proprie soluzioni blockchain su misura.

Il re dei social network, Facebook, per ora si è limitato a creare un gruppo di lavoro che esplorerà le possibilità della blockchain, al capo del quale è stato messo l’ex responsabile di Messenger. C’è comunque da interrogarsi su un aspetto: in futuro il business model della società di Mark Zuckerberg, che si basa sulla vendita dei dati degli utenti agli inserzionisti, potrebbe essere messo in discussione? Come reagirà Facebook alla diffusione di una tecnologia decentralizzata in cui gli utenti hanno il controllo personale dei propri dati e scelgono di condividerli solo con i soggetti di cui hanno fiducia?
In quest’ottica viene da pensare che forse il datagate con Cambridge Analytica ha offerto a Facebook una chance di riflettere su questo scenario, prima di essere costretto dalla blockchain ad affrontare una vera e propria “crisi esistenziale”.

Ad ogni modo, in tutti i casi è ancora difficile definire come la blockchain andrà ad impattare su queste aziende e suoi loro profitti.

 

Un discorso a parte merita Netflix che invece, insieme alla tv via cavo, viene indicata da molti come possibile vittima della blockchain. Un sistema di intrattenimento basato sul registro distribuito potrebbe sbarazzarsi dell’architettura centralizzata dei tradizionali fornitori di contenuti, lasciando ad artisti, imprenditori e pubblico la possibilità di creare una rete senza intermediari.  Forse le basi per uno scenario del genere sono già state gettate: a gennaio Tron ha reso nota una partnership con il gruppo Baofeng, società quotata alla borsa di Shenzhen con 8 miliardi di dollari di capitalizzazione e proprietaria di un portale di video online con oltre 200 milioni di utenti, non a caso soprannominata il “Netflix cinese”.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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