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BCE, cosa aspettarsi dalla riunione del 25 ottobre 2018?

Gli operatori propendono per un incontro interlocutorio. Tre esperti hanno provato ad anticipare quali potranno essere le indicazioni che usciranno dalla riunione

di Redazione Soldionline 24 ott 2018 ore 11:22

Domani 25 ottobre è in programma la riunione della BCE, chiamata a fornire le proprie indicazioni sulla politica monetaria. Gli operatori propendono per un incontro interlocutorio, in cui saranno confermati sia i tassi di interesse che il programma di acquisto di titolo.

bce-sedeQualche indicazione supplementare potrebbe arrivare dalla conferenza stampa di Mario Draghi anche alla luce dell’attuale situazione politica italiana.

Tre esperti hanno provato ad anticipare quali potranno essere le indicazioni che usciranno dall’incontro di domani.

 

Secondo Adrian Hilton, gestore obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments, la riunione dovrebbe fornire degli spunti utili per comprendere l'evoluzione dei rischi nelle prospettive economiche della Banca Centrale.

È improbabile che la riunione della BCE di questa settimana sia una delle più cruciali dell'anno, ma dovrebbe fornire degli spunti utili per comprendere l'evoluzione dei rischi nelle prospettive economiche della Banca Centrale.

Il resoconto di Draghi circa una crescita al di sopra della tendenza e la graduale normalizzazione dell'inflazione in un contesto di limiti di capacità sempre più vincolanti, rimane intatta.

Ma ci sono nubi all’orizzonte: l'attività quest'anno - soprattutto quando dipendente dalla domanda estera – è stata deludente, mentre l'inflazione core ha faticato a superare l'1%.

Nel frattempo, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuano ad aumentare e l'allargamento degli spread dei titoli italiani (rispetto ai rendimenti "core") presenta un rischio di contagio per le banche nazionali e anche più in generale. Siamo in attesa di vedere se la BCE rimane fiduciosa abbastanza da continuare a descrivere i rischi per la crescita come "equilibrati".

Di interesse tecnico, il Consiglio Direttivo potrebbe fornire ulteriori dettagli sui suoi piani per reinvestire i proventi delle attività in scadenza acquistate nell'ambito del quantitative easing. In particolare, se acconsentiranno ad una certa flessibilità per estendere la durata degli acquisti al fine di arginare l'aumento dei rendimenti a lungo termine, se necessario.

 

Anna Maria Grimaldi, Economista – Area Euro di IntesaSanpaolo, non esclude che il ciclo di rialzi possa essere più aggressivo di quanto non sconti il mercato con 3 rialzi per fine 2020.

Giovedì non ci aspettiamo alcuna novità nella comunicazione BCE sui tassi. Vi è stato un coro di voci dal Consiglio BCE per mantenere la guidance sui tassi nella formulazione attuale. Più di un membro ha indicato che la discussione sui tassi inizierà nei primi mesi del 20191. Rimaniamo dell’idea che il ciclo di rialzi potrebbe essere più aggressivo di quanto non sconti il mercato: 3 rialzi per fine 2020, ma l’evoluzione dei dati rimane chiave.

Con riferimento ai riacquisti è possibile che la BCE, come fece la FED, nel discutere la normalizzazione dei tassi di interesse discuta anche come alterare la guidance sui riacquisti ed in particolare come dettagliare il riferimento ad un periodo esteso di tempo. Non è escluso che la BCE possa voler rendere le modalità di intervento più flessibili, ma un’operazione twist non ci sembra giustificabile nelle attuali condizioni di mercato.

Il Consiglio vorrà tuttavia fornire indicazioni su come intende condurre le aste di rifinanziamento dal 2020. Il regime di full allotment resterà in piedi anche dopo il 2019? In passato la BCE ha comunicato con largo anticipo estensioni ai meccanismi di assegnazione della liquidità nelle aste. La modalità con cui vengono condotte le operazioni di rifinanziamento ha implicazioni per il controllo del corridoio dei tassi da parte della Banca Centrale.

La scadenza delle TLTRO II si avvicina. Ma non ci aspettiamo novità a breve anche se non escludiamo che per marzo prossimo la BCE possa annunciare un’ultima asta ponte della durata di due anni. Non mancheranno domande sul se e come la BCE potrebbe gestire un’eventuale crisi di liquidità in un paese membro. Draghi è stato chiaro dai meeting del FMI il meccanismo sono le OMT, outright market transactions, in teoria uno strumento potente, ma finora non testato.

 

Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud AM, ritiene improbabile la BCE cambi gli attuali tassi di riferimento prima del terzo trimestre del prossimo anno.

Non ci aspettiamo nessun annuncio rilevante di politica monetaria nel corso del meeting della Bce previsto per giovedì 25 ottobre. Il presidente, Mario Draghi, probabilmente si concentrerà più su aspetti tecnici relativi ai reinvestimenti del portafoglio della BCE, compresa una possibile ricalibrazione dei criteri di capital key dei singoli paesi utilizzati per l’acquisto di bond.

Inoltre, i commenti di Draghi verranno seguiti da vicino, in particolare qualora nelle proiezioni l'inflazione futura fosse definita ancora dalla BCE come "relativamente rigorosa" nei due anni a venire.

Gli ultimi dati sull’inflazione sono certamente deludenti sotto questo aspetto, con l’inflazione core che resta al di sotto dell’1% nel confronto su base annuale – durante i 10 mesi precedenti, l’inflazione core media si è attestata all’1,3%. A differenza degli Stati Uniti, non ci aspettiamo che dalla crescita delle retribuzioni emergano pressioni sui prezzi, poiché il ciclo di ripresa dell'Eurozona è ancora in ritardo rispetto agli Stati Uniti.

Nonostante la minore disoccupazione, la crescita dei salari nell’Eurozona resta modesta e continuiamo a ritenere che è improbabile la BCE cambi gli attuali tassi di riferimento prima del terzo trimestre del prossimo anno.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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