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BCE, cosa aspettarsi dalla riunione del 13 dicembre 2018?

Qualche indicazione supplementare potrebbe arrivare dalle nuove stime su Pil e inflazione per il biennio 2019/2020, cui si aggiungeranno le previsioni sul 2021

di Redazione Soldionline 12 dic 2018 ore 10:56

Domani 13 dicembre è in programma l'ultima riunione del 2018 della BCE, un incontro che si preannuncia ancora interlocutorio.

bce-sedeQualche indicazione supplementare potrebbe arrivare dalle nuove stime su Pil e inflazione per il biennio 2019/2020, cui si aggiungeranno per la prima volta le previsioni sul 2021.

Tre esperti hanno provato ad anticipare quali potranno essere le indicazioni che usciranno dall’incontro di domani.

 

Secondo Franck Dixmier, Global Head of Fixed Income di Allianz Global Investors, la riunione annuncerà la conclusione del programma di acquisto titoli, anche se dovranno essere valutate attentamente le stime su Pil e inflazione.

È pressoché certo che alla prossima riunione del 13 dicembre la Banca Centrale Europea annuncerà la conclusione del programma di acquisto titoli, ma alla luce dei dati recenti il timing del meeting è piuttosto delicato.

Nonostante i dati deludenti, siamo convinti che la BCE confermerà definitivamente il termine del programma di acquisto di obbligazioni. Vanno in questa direzione sia il recente discorso del Presidente Mario Draghi al Parlamento Europeo, sia il verbale della riunione di ottobre della BCE.

Probabilmente l’istituto considera il rallentamento un fenomeno temporaneo e non strutturale. Inoltre, i dati sembrano peggiori al confronto con il picco raggiunto dall’economia dell’Eurozona nel 2017.

Pur non aspettandoci un annuncio a sorpresa il 13 dicembre, guardiamo con interesse alle previsioni economiche aggiornate della BCE, che per la prima volta includeranno anche il 2021. La proiezione di crescita dell’istituto dovrebbe essere rivista solo leggermente al ribasso nonostante il recente calo del prezzo del petrolio, in grado di aumentare il potere di acquisto e di conseguenza l’inflazione core.

Un’evoluzione che a nostro parere sostiene la normalizzazione molto graduale della politica monetaria della BCE. Sarebbe sbagliato pensare che la conclusione del programma di acquisto titoli della Banca Centrale segnali la fine della linea accomodante. La BCE ha il pieno controllo della situazione e dispone di importanti strumenti di politica monetaria per assolvere ai propri compiti.

 

Anna Maria Grimaldi, Economista – Area Euro di IntesaSanpaolo, ritiene che il 2019 dovrebbe essere l’anno della svolta per i tassi di interesse, per disfarsi del regime di tassi negativi entro la fine dell'anno.

Il 2019 dovrebbe essere l’anno della svolta per i tassi di interesse. Le previsioni dello staff verranno estese fino al 2021 e dovrebbero essere ancora coerenti con un ciclo di rialzi moderati da dopo l’estate 2019. I rischi verranno ancora valutati come “circa bilanciati” anche se il comunicato probabilmente segnalerà che è aumentato il grado di incertezza.

Le sorprese negative dai dati hanno indotto i mercati a rivedere al ribasso le attese di rialzo dei tassi nella seconda metà del prossimo anno e oggi è scontato un solo rialzo del tasso sui depositi. Continuiamo a ritenere che la BCE voglia disfarsi del regime di tassi negativi entro la fine del 2019. La svolta non sarà facile da gestire data l’incertezza sul ciclo e il probabile picco del dollaro entro metà 2019. Tuttavia, pensiamo che l’incertezza sul quadro macro peserà più sui rialzi del Refi nel 2020, che non sul rialzo del tasso sui depositi nel 4° trimestre 2019.

Pensiamo che la BCE non abbia urgenza di modificare la guidance sui riacquisti ma non è escluso che avvii il dibattito già la prossima settimana. La BCE dovrà fornire maggiori dettagli sulla politica di reinvestimento ed in particolare dovrà chiarire cosa intende per un “periodo esteso di tempo”. La BCE potrebbe voler seguire una strategia simile a quella adottata dalla FED nel 2014 e indicare che comincerà a scalare i riacquisti solo dopo che il ciclo di rialzi è ben avviato.

La scadenza della prima delle TLTRO II si avvicina. Pensiamo che per marzo prossimo la BCE possa annunciare un’ultima asta ponte della durata di due anni a condizioni meno agevolate, indicizzata al Refi anziché al tasso sui depositi, per consentire alle banche, ancora in difficoltà, di tornare alla normalità

 

Gli esperti di Anima mettono l'accento sulla necessità di mantenere adeguati livelli di liquidità nel sistema economico.

Draghi ha confermato la fine del QE entro il 31 dicembre, ma cresce il focus sulla necessità di mantenere adeguati livelli di liquidità nel sistema economico nel futuro prossimo.

A questo proposito, tra le misure allo studio, la BCE sta valutando un’altra asta di liquidità Ltro/Tltro (operazioni di rifinanziamento a lungo termine), ovvero un finanziamento di almeno 2 anni che consenta di smussare lo “scalino” che potrebbe materializzarsi a metà del 2020, creando problemi alle banche europee.

Da un certo punto di vista, dunque, se la BCE sta proseguendo lungo un percorso di normalizzazione, al contempo intende adottare delle misure che possano ridurre l’effetto restrittivo sulle condizioni finanziarie, mantenendo un elevato grado di supporto al mercato e all’economia. C’è molta attesa per il prossimo meeting del 13 dicembre e per quello del Fomc della Fed fissato per il 19 dicembre.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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