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Banche centrali: in arrivo un’ondata di tagli?

Complessivamente i mercati obbligazionari non stanno più prezzando un proseguimento della normalizzazione delle politiche monetarie. In arrivo una serie di tagli?

di Redazione Soldionline 11 giu 2019 ore 13:43

banca-centrale-europea_1Le politiche monetarie, convenzionali e non, delle banche centrali hanno avuto in questi anni grandi impatti sui mercati. Fondamentale è quindi rimanere sempre aggiornati sulle azioni - e sulle intenzioni - di FED, BCE, BOJ e BOE (giusto per citare le principali). Ma se fino a qualche mese fa ci si aspettava una cosiddetta "normalizzazione" delle politiche (ossia una contrazione della natura espansiva delle azioni in essere), da qualche settimana il vento sarebbe cambiato. Le aspettative degli addetti ai lavori sono ora per un approccio più cauto da parte delle banche centrali. Ne ha scritto Marcela Meirelles, Managing Director Fixed Income di TCW, in un recente report. Eccolo:

Nel complesso, i mercati obbligazionari non stanno più prezzando un proseguimento della normalizzazione delle politiche monetarie. La recente svolta negativa nella disputa commerciale USA-Cina è solo l’ultimo di una serie di elementi a sfavore della tesi che l’economia mondiale possa proseguire felicemente come se niente fosse, metabolizzando a poco a poco i problemi di indebitamento e creando spazio per un rialzo dei tassi da parte delle banche centrali, se pur graduale. Questo scenario non è completamente escluso, ma è probabile che la strada da qui in avanti sarà molto accidentata, specialmente per le economie più orientate all’esportazione e più dipendenti dall’apertura commerciale, da bassi attriti nelle reti di produzione globali e da un sentiment di business positivo.

Dovendo affrontare questo livello di incertezza, i banchieri centrali hanno già deciso che è meglio peccare per eccesso di cautela, piuttosto che per difetto. Cautela può significare una riduzione preventiva dei tassi, prima di trovarsi in una situazione in cui lo scenario economico avverso richiederebbe tagli più incisivi, ma ciò risulta impossibile perché si è già raggiunto il limite inferiore per i tassi di interesse – lo zero.

La decisione da parte della Reserve Bank of New Zealand di tagliare il tasso di riferimento di 25 punti base all’1,5% all’inizio di maggio rientra proprio in quest’ottica. Anche la Reserve Bank of Australia ha seguito la stessa strada, con un taglio di 25 punti base all’1,25% a inizio giugno. Lo spostamento verso politiche più accomodanti non si limita ai Mercati Sviluppati: in Malesia, considerando l’inflazione headline e core limitata e le difficoltà legate alle dispute commerciali, la Banca Centrale ha deciso di tagliare il tasso di riferimento di 25 punti base al 3%. La Bank of Indonesia potrebbe essere la prossima a muoversi in questa direzione.

 

Figura 1: I mercati obbligazionari stanno prezzando politiche monetarie più accomodanti

Numero di rialzi (o tagli) dei tassi da 25 punti base in un orizzonte temporale di due anni prezzati dai mercati: confronto tra maggio 2019 e dicembre 2018. Fonte: Bloomberg. Dati al 16 maggio 2019.

stima-rialzi-banche-centrali-dicembre-2018-maggio-2019

 

Vi sono poche banche centrali da parte delle quali sono attesi rialzi nei prossimi due anni. Tra queste vi è la Bank of England, con un modesto incremento di 25 punti base ancora interamente prezzato dal mercato. Ciò potrebbe non essere destinato a durare, data la totale mancanza di progressi nella ricerca di un framework che garantisca un’uscita ordinata del Regno Unito dall’Unione Europea. L’elezione di numerosi candidati del Brexit Party di Nigel Farange al Parlamento Europeo rafforza i timori che la soluzione di uscita finale non prevederà legami commerciali stretti tra UK e Unione, né preserverà il confine senza barriere tra Irlanda e Irlanda del Nord, la cui importanza va ben al di là del commercio.

La valutazione dei mercati è che una normalizzazione monetaria dell’Eurozona sia sostanzialmente da escludersi per i prossimi due anni. Si tratta sicuramente di uno scenario molto ‘dovish’. D’altra parte, stanno continuando a sommarsi fattori che disincentivano un rialzo dei tassi. Uno di questi è ovviamente il rischio legato alle tensioni commerciali. Oltre all’impatto diretto tramite il commercio, l’improvvisa svolta negativa nelle trattative tra USA e Cina ha innescato la chiusura dei carry trade finanziati in euro. Un euro più forte – considerando il tasso di cambio ponderato in base agli scambi commerciali – può essere svantaggioso per l’inflazione dell’Eurozona. Inoltre, rimane lo spettro del debito pubblico italiano sullo sfondo, un tema che potrebbe svilupparsi in modo sfavorevole per i mercati.

Nonostante l’abbondanza di notizie preoccupanti che hanno spinto i banchieri centrali ad adottare politiche e toni sempre più accomodanti, gli spread sul credito stanno rimanendo stabili all’interno di un intervallo molto ristretto, se paragonato all’allargamento che si è verificato nel 2018. Gli spread si sono ampliati a partire dal deterioramento delle trattative commerciali Cina-USA, ma finora le reazioni degli investitori rivelano un’implicita convinzione che alla fine verrà raggiunto un accordo o perlomeno una tregua duratura.

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