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Azioni vs Bond: uno dei due sbaglia!

Da una parte i principali indici azionari di Wall Street sono tornati a ridosso dei massimi storici; dall’altra la curva dei tassi di rendimenti americana mostra tassi a breve superiori a quelli a 10 anni

di Redazione Soldionline 15 apr 2019 ore 11:03

I mercati finanziari sembrano essere entrati in una fase di contraddizione. Da una parte i principali indici di azionari di Wall Street sono tornati a ridosso dei massimi storici; dall’altra la curva dei tassi di rendimenti americana mostra tassi a breve superiori a quelli a 10 anni.
“Ciò sta a significare che o il mercato azionario si sta sbagliando oppure è l’ obbligazionario a trarci in inganno”, ha segnalato Michele De Michelis, Responsabile investimenti di Frame Asset Management.
Sulla base di questa situazione Michele De Michelis consiglia di adottare un approccio cauto sui mercati finanziari, come motivato nell’analisi seguente.

 

azioni-vs-bondContinua la fase di bonaccia sui mercati finanziari, e prosegue la fase di riavvicinamento ai massimi della Borsa di New York che ormai dista appena poco più di punto.
Contestualmente, il Bund decennale tedesco è tornato in territorio negativo (seppure danzando giorno per giorno sulla soglia dello zero) e questo devo dire con mio grande stupore, visto che non pensavo potesse accadere ancora, a Quantitative Easing concluso.

A lasciarmi ancora più perplesso, tuttavia, è l'andamento della curva dei rendimenti di tutti gli emittenti europei. A volte mi chiedo quanti tra i risparmiatori che acquistano fondi obbligazionari siano a conoscenza del fatto che per ottenere un rendimento del 2 % circa bisogna prestare soldi per 5 anni alla Grecia, mentre se prestiamo gli stessi soldi alla Germania a 15 anni otteniamo un misero 0,2 % annuo.

Del mercato dei corporate investment grade e high yield ho già detto quello che penso e ribadisco: la mancanza di liquidità dei titoli sottostanti dovrebbe preoccupare maggiormente per l’effetto snow-ball che potrebbe avvenire a cascata anche sul mercato azionario e quindi mi domando che senso abbia avere in portafoglio ampie porzioni di questa asset class. Ovviamente, se fossimo investitori in dollari sarebbe molto più semplice, con un cash che rende oltre il 2,4 %. In Europa, purtroppo, aggiungere troppi dollari alla propria asset  allocation potrebbe invece significare un aumento di volatilità non remunerata. Siamo quindi a quanto pare di fronte ad una "giapponesizzazione" del mercato europeo e vedendo quello che accaduto al mercato equity del Sol Levante negli anni passati, direi che l'approccio buy and hold potrebbe non essere particolarmente premiante.

Un altro indizio di " tempesta in arrivo" potrebbe giungere dalla recente inversione della curva dei rendimenti americana, dove i tassi a breve hanno superato quelli a 10 anni.

Ciò sta a significare che o il mercato azionario si sta sbagliando oppure è l’ obbligazionario a trarci in inganno. Il fatto è che, se l'economia cresce (e l'equity con esso) questi tassi non hanno senso. Se invece la crescita è destinata a rallentare o addirittura si va in recessione (come la curva dei tassi sembrerebbe anticipare) allora è il mercato azionario che sta prendendo una cantonata!

Direi quindi che, quanto meno, la cautela sia d'obbligo in questo momento, anche se la stagione delle trimestrali americane sembra sia cominciata nel migliore dei modi con Jp Morgan sugli scudi e anche Wells Fargo e PNC Financial oltre le attese.

Tra l'altro il settore finanziario Usa (su alcuni nomi specifici) è tra i miei preferiti, quantomeno in ottica di relative value, in quanto tratta a dei multipli interessanti rispetto ad altri settori growth che scontano scenari di crescita altamente ottimistici che sono in contraddizione rispetto a questa fase del ciclo.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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