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Azioni value e growth Usa: il giocattolo si è rotto?

Si è accentuata nelle ultime settimane alla borsa di New York la divergenza tra le azioni che fanno parte del gruppo cosiddetto “value” e le azioni del gruppo “growth”

di Valter Buffo 25 feb 2020 ore 09:51

Commento di recce-d.com

 

wall-street-cartelloRecce’d vuole mettere all’attenzione dei lettori di SoldiOnline.it una serie di anomalie, che risultano crescenti negli ultimi mesi, che pesano sull’indice di borsa di New York e che sicuramente ne condizioneranno l’andamento nelle prossime settimane e mesi.

Come vi abbiamo illustrato già sette giorni fa (C’è valore (e quale) nei titoli value Usa?), con una tabella che riportava le performances da inizio 2020, tabella che oggi potete rivedere, si è accentuata nelle ultime settimane alla borsa di New York la divergenza tra le azioni che fanno parte del gruppo cosiddetto “value” e le azioni del gruppo “growth”.

 

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Le prime sono, in sintesi, azioni “a basso costo” e con un favorevole rapporto tra la redditività della società emittente e il prezzo del titolo sul mercato. All’opposto, le seconde sono azioni che puntano tutto sulla crescita futura: oggi sono molto care, ma una futura crescita degli utili che sarà più rapida, rispetto alla media del mercato, ridurrà progressivamente il divario rendendo quindi queste azioni meno care. Su basi non molto differenti, investitori come Warren Buffett hanno investito e costruito la loro fortuna personale: poi, a partire dagli anni ottanta, si sono progressivamente diffuse tecniche, basate sulla statistica, per selezionare in modo automatico le azioni quotate, e dividerle nei due gruppi.

Perché parlarne oggi? Le ragioni sono due: la prima ragione è che il giocattolo sembra essersi rotto, come vi abbiamo mostrato appunto con la tabella che oggi vi riproponiamo in lettura; la seconda ragione è che almeno in parte le oscillazioni viste a New York nelle ultime due settimane vanno attribuite, secondo molti osservatori, proprio a questa crescente, ed anomala divergenza. Sui mercati e tra gli operatori se ne è parlato moltissimo.

Value stocks in the Russell 1000 index, those priced at a discount to earnings or book value, have risen less than 1% this year, trailing their growth counterparts by 8 percentage points. That extends years of underperformance and runs counter to a prediction by the JPMorgan strategist that such shares would be rebounding by now. Kolanovic, the firm’s quant guru, blamed the situation partly on the spread of the coronavirus in China. The outbreak rekindled fears over slowing global growth, prompting investors to continue to shun economically sensitive companies such as energy. Instead, they bought safer assets such Treasuries, technology and low-volatility stocks. Compounding the trend, he says, is the growing popularity of passive funds that tend to pile on winners, and socially responsible funds that favor quality, a characteristic that’s often shared by defensive stocks.

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Come vi abbiamo scritto già la settimana scorsa, sul piano degli investimento e della gestione di un portafoglio, tutto sta nel decidere se questa divergenza, per molti aspetti clamorosa, è un segno di difficoltà e disagio per l’intero mercato di borsa a New York, oppure al contrario se si tratta di una ghiotta opportunità di investimento. Morgan Stanley, ad esempio, su questo punto ha pochi dubbi.

Kolanovic nevertheless sees the case for a rotation out of momentum and low-volatility stocks and into value getting stronger. Valuations for quantitative styles such as momentum and low-vol have expanded to levels that form what he termed a “factor bubble.” Market dislocations are so severe that value is trading at a discount to low-vol that’s twice as wide as that during the dot-com era, the firm’s data showed. All these disparities will start to ease once the virus gets under control, according to Kolanovic. Risk appetite will return, sparking a shift to once ignored areas of the market, such as energy and value stocks, he said.

Come già Recce’d vi ha segnalato, questo tema oggi all’attenzione di tutti gli operatori di mercato si intreccia con un secondo tema: anche questo secondo tema può essere definito come “market internals”, ovvero come un argomento che scava al di sotto della superficie dei “nuovi record di borsa” che trovate celebrati sulle TV specializzate come CNBC e sui quotidiani. Si tratta del tema della concentrazione, ovvero della mancanza di ampiezza, del mercato di borsa in questa fase. La stessa banca Morgan Stanley, che abbiamo già citato sopra, ci ha fatto notare con il grafico che chiude il nostro intervento che l’ampiezza della borsa di New York in questo momento di mercato è ai minimi storici.

Che cosa significa? Che il numero di azioni che salgono, all’interno dell’indice S&P 500, sta ai minimi storici: il grafico ci documenta che solo il 38% dei titoli compresi nell’indice oggi ha fatto meglio dello stesso indice, nell’ultimo semestre. Che, tradotto in parole più semplici, significa poi che tutti oggi comperano i medesimi titoli. Uno spunto operativo, utile per comprendere meglio i “nuovi record di Wall Street” che leggete nei titoli dei giornali, dal quale Recce’d ripartirà tra sette giorni per il nostro prossimo intervento su SoldiOnline.it.

 

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