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Azioni, quando i piccoli battono i grandi

Negli ultimi anni i listini che raggruppano le mid-small caps italiane hanno garantito buoni ritorni, con una volatilità inferiore rispetto agli indici a larga capitalizzazione.

di Edoardo Fagnani 24 gen 2017 ore 10:15

Nonostante la deludenti performance registrate da Piazza Affari negli ultimi anni, i listini che raggruppano le mid-small caps italiane hanno garantito buoni ritorni, sia in termini assoluti che relativi. Solo lo scorso anno il FTSE Italia STAR ha messo a segno un progresso del 4,19%, performance che si confronta con il -10,2% registrato dal paniere principale di Borsa Italiana, il FTSEMib.
Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione (la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito ed advisory) ha eviedenziato che "queste performance sono state ottenute con una volatilità notevolmente più bassa di quella degli indici a larga capitalizzazione, grazie anche a un beta più basso".
Nell'analisi seguente lo strategist spiega i motivi di questo andamento.

Vuoi investire nelle eccellenze italiane? Compra le mid-small caps!

analisi_27Come mai le mid-small caps italiane hanno avuto una performance molto migliore delle large caps, sui diversi orizzonti temporali?

Se confrontiamo la concentrazione settoriale dei titoli membri del FTSE MIB con quella dell’universo delle mid-small caps da noi identificato (ovvero il paniere di tutte le società quotate sul mercato azionario italiano, escludendo i titoli AIM e i titoli risparmio o privilegio) vediamo delle differenze significative:

- Il peso dei settori finanziari e utilities tra le mid-small caps è circa la metà di quello dell’indice FTSE MIB (26% della capitalizzazione totale vs 48% per il FTSE MIB)
- I settori dei servizi e della produzione industriale rappresentano invece oltre il 50% delle mid-small caps italiane, rispetto al 25% circa del FTSE MIB

Si può pertanto concludere che l’universo delle mid-small caps è molto più rappresentativo della realtà economica italiana rispetto a quello rappresentato dall’indice FTSEMIB

Large vs mid-small caps italiane – Confronto tra composizione settoriale indice FTSE MIB (a sx) e indice mid-small caps (a dx) (fonte: Factset)

large-vs-mid-small-caps-italiane

E i fondamentali delle mid-small caps come sono? ottimi!

Guardando ai fondamentali di questo comparto, abbiamo conferma che ad una ottima performance si sono accompagnati, in questi anni di profonda crisi per l’economia italiana, anche ottimi fondamentali. L’aggregato da noi analizzato comprende 140 società mid-small caps (su un universo di riferimento precedentemente individuato di 184 società).
I risultati mostrano come il settore abbia beneficiato di una significativa leva operativa negli ultimi anni, con il margine operativo che è a doppia cifra ormai da 3 anni e l’Ebitda atteso per il 2016 più che raddoppiato rispetto ai minimi della crisi del 2009.
Il leverage del settore, misurato come rapporto debito/Ebitda, rimane piuttosto basso intorno alle 1.5x. Questo mostra la capacità del settore mid-small caps di generare cassa, fattore distintivo importante anche in periodi di crisi economica

Se si rapportano poi con le società a larga capitalizzazione (cioè appartenenti all’indice FTSE MIB) il confronto appare ancora più eclatante: gli utili delle società mid-small caps italiane sono il 60% più alti rispetto al periodo pre-crisi 2006, al contrario dell’indice FTSE MIB i cui utili sono ancora il 30% sotto i livelli di 10 anni fa!

Solidi fondamentali, aziende eccellenti e ottime performance… dov’è il rischio?

Vediamo due rischi principali all’investimento in mid-small caps italiane:

  1. Capacità di trovare, analizzare e seguire le società investibili
  2. Un rischio liquidità tipico dell’investimento in società a più bassa capitalizzazione


Dal punto di vista dell’analisi, quello delle mid-small caps italiane rimane un settore molto poco presidiato dalle case di investimento: il 30% delle 184 società che compongono il nostro universo investibile non ha nessuna copertura da parte dei broker e del rimanente 70%, la metà ha al massimo 2 broker che seguono queste società su base regolare.
Questo rischio è per noi allo stesso tempo un opportunità: si tratta di identificare quei gestori che abbiano spiccata vocazione e riconosciuta capacità in-house di analisi sull’universo delle mid-small caps italiane, dove le performance storiche evidenziano che ci sono grandi opportunità di guadagno.

Per quanto riguarda invece il rischio liquidità, tipico dell’investimento in società di media-piccola dimensione, la situazione non ci sembra così negativa.
La nostra analisi mostra come l’universo delle mid-small caps italiane sia ragionevolmente ben distribuito oltre che per settori anche per capitalizzazione e soprattutto offre una buona liquidità giornaliera (superiore ai 3 mln di euro al giorno di controvalore scambiato).
Ovviamente le società dell’indice STAR (il migliore come performance) tendono ad essere più liquide, ma nel complesso vediamo come i primi 60 titoli per capitalizzazione abbiano scambi medi giornalieri superiori ai 2 milioni di euro al giorno.
Ovviamente rimangono oltre un centinaio di società con liquidità più bassa, soprattutto quelle con capitalizzazione più bassa. Tuttavia pensiamo che proprio la creazione dei PIR (Cosa sono i piani individuali di risparmio (PIR)) possa portare liquidità a questo segmento e creare un circolo virtuoso, magari attraendo anche IPO di nuove società, che possono migliorare di molto la fotografia attuale.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.


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