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Azioni Italia, l’investimento nelle mid cap al tempo dei PIR

L’introduzione dei PIR ha portato grandi benefici per le mid- small cap italiane nei primi cinque mesi del 2017, certificando il successo di questa iniziativa del governo. L’analisti di Intermonte Advisory e Gestione

di Redazione Soldionline 26 mag 2017 ore 12:04

L’introduzione dei PIR ha portato grandi benefici per le mid- small cap italiane nei primi cinque mesi del 2017, certificando il successo di questa iniziativa del governo, che ha allineato l’Italia alle best practice di altri paesi europei in materia di risparmio di lungo periodo, come evidenziato da Guglielmo Manetti (Intermonte Advisory e Gestione). 
L’esperto ha segnalato che da inizio anno il FTSE Italia Mid Cap ha registrato una performance positiva del 25,1%, doppiando il FTSEmib, che nello stesso periodo si è fermato all’11,3%. Addirittura migliore è stato il rialzo messo a segno dall’indice relativo alle società quotate al segmento STAR (+29,4%). 
Nell’analisi seguente, Guglielmo Manetti segnala quali opportunità e rischi potrebbero manifestarsi nei prossimi mesi su questi segmenti di mercato.

 

piani-individuali-risparmioScrivevamo a inizio anno in un nostro Focus dedicato che ritenevamo i PIR come un’ottima opportunità per investire in una asset class di eccellenza: le mid-small caps italiane. In quel contesto, ritenevamo le stime ufficiali del governo (18 miliardi di euro di raccolta in 5 anni e solo 1,8 miliardi di euro nel 2017) eccessivamente conservative.


A poco più di 4 mesi da allora, dopo che i dati ufficiali di Assogestioni indicano una raccolta di circa 3 miliardi di euro nei primi 4 mesi, il governo ha appena rivisto le stime ufficiali sulla raccolta dei fondi PIR per quest’anno da 1,8 miliardi a 10 miliardi di euro e sono nati 38 nuovi fondi, di cui solo 15 provenienti dalla conversione di fondi già esistenti. Di questi il 42% (16 fondi) investono solo in equity ed hanno un benchmark azionario italiano, con una componente su mid-small caps più o meno accentuata.

L’evidenza che da inizio anno i flussi sui PIR abbiano beneficiato soprattutto il cluster delle società più liquide e più coperte dai broker, è tipico di un mercato in “early stage” dove prima arrivano i flussi e poi le decisioni di investimento.

 

Malgrado questa partenza promettente dei PIR, le mid-small caps italiane restano un segmento poco seguito da parte dei broker e, soprattutto, quasi esclusivamente coperto da pochissime case di ricerca italiane che sono riuscite a mantenere alto il presidio su questo segmento anche in anni in cui c’è stato un massiccio disinvestimento sull’Italia da parte soprattutto delle investment bank estere.

 In quest’ottica speriamo che ci possa essere un circuito virtuoso che partendo dai flussi sul segmento, riporti domanda di ricerca sulle mid-small caps (fatta ovviamente sia dal sell-side che dal buy-side) e, soprattutto, sia in grado di remunerarla in maniera economica.

 

Assistiamo tra l’altro alla nascita di ETF sui PIR, che ci lasciano ancora più perplessi in quanto fatichiamo veramente a vedere il razionale di un approccio quantitativo ad un universo dove per sua natura la dispersione di performance è notevole e non sembra logico concentrarsi solo sulle prime 30 o 40 società più liquide.

Nel frattempo, la statistica suggerisce che dopo una performance così forte ed “ordinata” delle mid-small caps italiane del primo quartile (ovvero quelle più liquide), probabilmente le opportunità più interessanti si trovano oggi nei 3 quartili meno liquidi.

 

Questo vuol dire prendersi maggiori rischi e, soprattutto, avere le capacità di analizzare anche le società meno coperte da ricerca fondamentale. Fatichiamo a pensare che con un ETF si riesca a raggiungere questo obbiettivo…

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.

 

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