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Azioni Eurozona solo all’inizio di un ciclo rialzista?

Con l’economia europea che sta attraversando la sua fase di maggiore ripresa dal 2010 e con gli utili che dovrebbero salire a un ritmo a doppia cifra nel 2017, il futuro dell’azionario europeo sembra roseo

di Redazione Soldionline 22 mag 2017 ore 11:13

Negli ultimi mesi i mercati dell'Eurozona hanno riservato soddisfazioni agli investitori. Complessivamente l'economia europea pare avviata verso una fase di crescita. Mario Draghi, in una recente uscita, ha dichiarato che la crisi può essere considerata definitivamente alle spalle.

Secondo alcuni analisti il futuro dell'azionario europeo potrebbe essere roseo. Lo sostiene anche Valentijn van Nieuwenhuijzen, Head of Strategy and Multi-Asset di NN Investment Partners. L'esperto ritiene che l'Eurozona sia solo all’inizio di un ciclo rialzista e che l'area stia andando verso una possibile crescita a doppia cifra nei prossimi anni:

 

Con l’economia europea che sta attraversando la sua fase di maggiore ripresa dal 2010 e con gli utili che dovrebbero salire a un ritmo a doppia cifra nel 2017, il futuro dell’azionario europeo sembra roseo. L’Europa è attualmente la nostra area privilegiata all’interno dei mercati finanziari in un’ottica di asset allocation.

 

indice-azionario-positivoA livello globale, oltre a una ripresa sincronizzata, osserviamo che anche l’inflazione e la normalizzazione di politica monetaria stanno avanzando in maniera graduale. Il settore corporate poi risulta più sano e sono in aumento le prospettive di un incremento delle spese per capitale. Ciò potrebbe quindi iniziare a offrire un contributo significativo in termini di crescita globale. La crescita degli utili è pronta ad accelerare e il consensus per il 2017 è di un aumento di oltre il 20% nell’Eurozona.

Sebbene gli indicatori di mercato mostrino pochi segnali di esuberanza da parte degli investitori e il sentiment e i dati sul posizionamento non suggeriscano un appetito per il rischio eccessivo, l’azionario sta mostrando diversi segnali di iper-comprato e i livelli di volatilità bassi sul mercato indicano una non curanza di breve termine su questo aspetto.

 

Il rally dell’azionario verso massimi pluriennali – o addirittura su livelli record, nel caso degli Stati Uniti – solleva dubbi relativamente alla potenziale condizione di sopravvalutazione del mercato. La risposta a questi dubbi dipende dal periodo preso in considerazione, dalle valutazioni delle asset class in concorrenza e dalla fase del ciclo economico. Basandoci su misure assolute come il rapporto price/earning (P/E) corretto per il ciclo e il trailing P/E e su misurazioni relative come il premio di rischio, pensiamo che le valutazioni siano sì alte, ma non sotto pressione, e non dovrebbero essere usate come argomento a giustificazione del pessimismo.

 

Inoltre, le valutazioni non sono uno strumento con un buon timing e giocano un ruolo limitato nelle nostre decisioni tattiche di asset allocation. A partire da marzo del 2009, il trailing P/E è salito da 9 a 19, il livello più altro dal 2004, del 13% superiore alla media degli ultimi 35 anni. Tuttavia, ci sono stati lunghi periodi in cui il P/E era più alto e siamo ancora all’interno di un range normale. Ovviamente, le differenze regionali sono importanti, e gli USA sono probabilmente entrati in una zona di pericolo, avendo superato una deviazione standard positiva. Si dovrebbe guardare all’inizio della bolla di internet per trovare P/E maggiori negli USA, ma anche allora il mercato statunitense crebbe di un altro 40%.

 

Un altro elemento da considerare è il punto del ciclo degli utili. Con tutto che gli Stati Uniti sono più avanti rispetto all’Eurozona, le società statunitensi potrebbero registrare una crescita degli utili a doppia cifra nel 2017 e, qualora Trump dovesse riuscisse a ridurre le tasse, potrebbero fare lo stesso il prossimo anno. L’Eurozona è solo all’inizio di un ciclo rialzista e, se la crescita mantiene il passo, riuscirà a sua volta a realizzare una crescita a doppia cifra nei prossimi due anni.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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