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Azionario: scenario positivo nel breve (ma si alzano venti contrari)

Secondo gli analisti del team di Unigestion nel breve, il contesto di riferimento per i titoli azionari appare favorevole, ma meno di quanto lo era un paio di mesi fa. Il ruolo della politica monetaria.

di Redazione Soldionline 29 nov 2019 ore 10:32

azioni-che-cosa-sonoTerminata la stagione delle trimestrali, i mercati azionari potrebbero avvicinarsi a un periodo cruciale, considerando che i principali indici internazionali si trovano sui massimi.
“Nel breve, il contesto di riferimento per i titoli azionari appare favorevole, ma meno di quanto lo era un paio di mesi fa, dato che si stanno accumulando pressioni che per alcune imprese potrebbero trasformarsi in forti venti contrari”, sostengono, a questo proposito, gli analisti del team di Unigestion.
Gli esperti segnalano, quindi, un contesto positivo per il comparto azionario, ma nell’analisi seguente evidenziano alcuni rischi che potrebbero frenare la corsa dei mercati.

 

Mentre il quadro per l’azionario ci sembra abbastanza positivo nel breve termine, ci sono nuvole che si stanno addensando all'orizzonte e che stiamo osservando da vicino. In primo luogo, quest'anno la politica monetaria ha rappresentato il principale vento a favore per le azioni. Ad esempio, l'EPS per le imprese dell'S&P 500 è stato sostanzialmente piatto, mentre il rendimento delle obbligazioni a 10 anni è sceso di circa 100pb. Mantenendo costanti i premi per il rischio azionario, questa variazione del tasso di sconto implicherebbe un rendimento del 20% circa, rappresentando la quasi totalità del 24% del rendimento dell'S&P 500. Tuttavia, a meno di un significativo rallentamento dell'economia nel 2020 (che non è il nostro scenario di riferimento), la politica monetaria sembra destinata a restare in stand-by per la maggior parte del 2020, togliendo un importante sostegno ai mercati azionari.

Le condizioni finanziarie favorevoli hanno permesso alle imprese, soprattutto negli Stati Uniti, di finanziarsi con prestiti a bassi tassi. Per gran parte dell'espansione post-crisi, questa maggiore leva finanziaria è stata compensata dall'aumento dei profitti. Pertanto, mentre l'indebitamento netto complessivo, secondo l'indice Russell 3000, è cresciuto costantemente ogni trimestre negli ultimi cinque anni, è invece rimasto stabile a circa 1,5 volte l'EBITDA fino all'ultimo paio di trimestri, quando ha registrato una crescita di 2 volte l’EBITDA in quanto l’aumento del debito netto è stato superiore a quello degli utili. Il quadro aggregato può offuscare le sacche di rischio, però quando guardiamo più nel dettaglio, questo è sì preoccupante ma non allarmante: dal 2010, il debito netto calcolato come multiplo dell'EBITDA è aumentato per le aziende statunitensi rimanendo al di sotto dei livelli visti prima della crisi finanziaria. In effetti, l'indebitamento netto dell'impresa mediana è ora pari a 2 volte l'EBITDA, ma è ben al di sotto del multiplo di 3,5 volte registrato in media dal 2002 al 2006. Lo stesso vale per i tassi d’interesse di copertura delle imprese, che sono peggiorati ma non sono allarmanti. Tuttavia, se queste tendenze dovessero continuare, a causa di un aumento dei prestiti, di tassi d'interesse più elevati o di un calo degli utili, gli investitori potrebbero cominciare a mettere in dubbio la capacità delle imprese di mantenere la redditività di fronte ai loro obblighi debitori.

Infine, la politica fiscale negli Stati Uniti diventerà centrale nelle scelte degli investitori all'inizio del prossimo anno, con l’arrivo delle primarie presidenziali. Dalle dichiarazioni fatte finora, sembra che tutti gli attuali candidati Democratici ribalteranno i tagli fiscali del 2017, compreso l'innalzamento dell'aliquota dell'imposta sulle società dal 21% al 35% (almeno). Poiché i tagli fiscali hanno portato a un miglioramento quasi uno-a-uno per l'EPS, è probabile che esso diminuirà di circa il 14%: se ciò dovesse verificarsi rappresenterebbe un significativo fattore sfavorevole per le quotazioni azionarie statunitensi. Tuttavia, per attuare un tale rollback, i Democratici dovrebbero controllare entrambe le camere del Congresso, e le loro possibilità di ribaltare il Senato rimangono incerte. Nel caso in cui si verificasse un allineamento tra sondaggi che danno per probabile una presidenza democratica unita al controllo del Senato, i rischi al ribasso per l’azionario americano aumenterebbero in modo significativo.

Sebbene questi rischi sono significativi e non devono essere ignorati, rimangono ancora all’orizzonte. Nel frattempo, il contesto relativo al comparto azionario rimane positivo e riteniamo che ci sia spazio per un ulteriore miglioramento nei prossimi mesi. Ci sono certamente dei rischi, come il deterioramento dei negoziati commerciali, ma non fanno parte del nostro scenario centrale e quindi preferiamo un posizionamento attraverso strutture opzionali, mantenendo il nostro bias pro-equity.

 

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