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Azionario, chi vince la partita tra small e large cap?

Il tema della lotta all’inflazione e del taglio dei tassi di interesse continua a rimanere sullo sfondo, con le Banche centrali che, di fatto, sono ancora in grado di indirizzare anche i principali mercati azionari.

di Redazione Lapenna del Web 2 lug 2024 ore 10:19

mercato-azionario_2Oscar Soppelsa - Portfolio Manager, Quaestio SGR - ritiene che il tema della lotta all’inflazione e del taglio dei tassi di interesse continua a rimanere sullo sfondo, con le banche centrali che, di fatto, sono ancora in grado di indirizzare anche i principali mercati azionari. L'esperto sostiene che sia la FED che la BCE stiano seguendo una narrazione orientata a un progressivo ma lento percorso di revisione al ribasso degli attuali tassi, andando così a impattare sull’andamento di determinati settori.

Secondo Oscar Soppelsa, una partita interessante è quella tra nomi a più grande capitalizzazione rispetto alle cosiddette smid cap, con le large cap che stanno mettendo a segno una sovraperformance molto marcata sulle due sponde dell’Atlantico. "Tuttavia, alla base del rally, ci sono ragioni eterogenee che solo parzialmente combaciano per le large cap statunitensi e quelle europee", ha precisato l'esperto.

Da un punto di vista generale, scrive Oscar Soppelsa, i fattori alla base della sovraperformance delle large cap – sia negli Stati Uniti che in Europa – sono da ricercare in fattori quali: il contenuto livello di indebitamento, la significativa riserva di cash e una minor sensibilità tanto ai costi di rifinanziamento del debito quanto all’andamento dell’economia in senso lato.

Guardando invece alle differenze tra Stati Uniti ed Europa, l'esperto sostiene che il punto di partenza sia di natura settoriale; infatti, se il rally delle large cap statunitensi si spiega soprattutto perché si tratta di nomi che operano nel segmento tecnologico e dell’intelligenza artificiale (i cosiddetti Magnifici Sette) le super large cap europee (meno di 10 nomi) che dominano il mercato hanno in comune non il settore di riferimento quanto piuttosto altri aspetti, primo tra tutti quello legato alla solidità di bilancio.

"Quindi, in ottica di medio periodo, le small cap sono destinate a perdere il confronto anche nel secondo semestre dell’anno?", si è chiesto Oscar Soppelsa. L'esperto ritiene che oggi siamo a un punto in cui c’è meno differenziale di performance: le small cap che sono rimaste competitive, nei fatti, sono quelle che hanno bilanci sani e che, nei prossimi mesi, potrebbero recuperare in termini di multipli. E che, soprattutto, hanno al momento valutazioni inferiori rispetto ai nomi a più grande capitalizzazione. Ovviamente, però, Oscar Soppelsa ritiene importante considerare anche la maggior sensibilità delle small cap all’andamento dell’economia in senso generale: di conseguenza, i possibili rischi all’orizzonte sono da ricercare in un ipotetico scenario caratterizzato dalla salita dell’inflazione e dei tassi.

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