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Azionario opportunità di investimento più favorevole

L’azionario rimane al momento l’opportunità d’investimento generalmente più favorevole dato il contesto fondamentale. Diversi segmenti del mercato del credito, e alcuni titoli di Stato non mainstream, offrono un valore discretamente interessante, specialmente rispetto alla maggior parte delle principali emissioni sovrane e alla liquidità

di Redazione Soldionline 18 dic 2014 ore 11:31

A cura di Juan Nevado e Tony Finding, co-gestori del fondo M&G Dynamic Allocation


Il quadro macroeconomico globale, caratterizzato da una crescita mondiale modesta e da una scarsa inflazione, non ha subito cambiamenti di rilievo. Inoltre, consideriamo il recente calo pronunciato del prezzo del petrolio un fattore positivo anziché negativo per le prospettive economiche globali, per via dell’impatto favorevole che eserciterà sui costi delle imprese e sui redditi personali reali. Pertanto, restiamo convinti che le prospettive a medio termine siano più favorevoli alle azioni che alle obbligazioni, e continuiamo a dare corpo a tale convinzione nel portafoglio con un sovrappeso sulle prime e un sottopeso sulle seconde.

Tuttavia, nonostante gli ottimi risultati prodotti quest’anno dalla sovraponderazione dei titoli azionari, siamo consapevoli che le valutazioni hanno evidenziato ampie variazioni dall’inizio dell’anno e che alcuni segmenti dei mercati azionari non sono più “convenienti” come 12 mesi fa. Di conseguenza, a novembre abbiamo ridotto il grado di rischio del portafoglio ridimensionando alcune posizioni azionarie, nello specifico chiudendo la posizione del 2% in Turchia e dimezzando al 4% l’esposizione alla Corea. A seguito di tali operazioni, la componente azionaria è stata ridotta al 48% circa, ossia pressappoco al livello cui si trovava prima degli incrementi effettuati in chiave tattica alle posizioni azionarie durante la correzione temporanea di ottobre, un’opportunità che si è perlopiù esaurita in quanto molti listini hanno messo a segno un rapido rimbalzo, raggiungendo in alcuni casi nuovi massimi.
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trading2Quest’anno i principali titoli di Stato hanno beneficiato di un rally sostenuto. A fronte di rendimenti tanto bassi, riteniamo che tali titoli obbligazionari presentino un notevole grado di rischio e negli ultimi dodici mesi abbiamo iniziato a ridurre le nostre posizioni. Questi asset sono meno interessanti non solo in termini assoluti, ma anche perché offrono un minor potenziale di efficace diversificazione della componente azionaria rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Ciò detto, in un contesto globale di crescita e inflazione modeste, non ci attendiamo necessariamente una correzione pronunciata e manteniamo una posizione del 6,5% in Treasury USA a 30 anni (a fronte di una posizione corta del 10% sul tratto a breve della curva statunitense e di una sottoesposizione alle emissioni sovrane tedesche e giapponesi). Tuttavia, la nostra preferenza va attualmente a taluni titoli di Stato non mainstream (come quelli di Sudafrica, Messico, Portogallo, Spagna, Australia, Indonesia, Brasile e Malaysia), i cui rendimenti offrono una remunerazione appetibile per il rischio. Ravvisiamo anche valore in taluni segmenti dei mercati delle obbligazioni corporate, in particolare nell’universo high yield.

In ambito valutario manteniamo un sottopeso del 63% circa sull’euro rispetto al dollaro USA, alla sterlina e ad alcune valute dei mercati emergenti. Abbiamo recentemente incrementato al 29% circa l’esposizione al biglietto verde, riducendo al contempo le posizioni in alcune divise dei mercati emergenti (rublo russo, peso messicano, rand sudafricano, won coreano e lira turca), nonché innalzato al -7% la posizione corta sullo yen giapponese, alla luce dell’orientamento della Bank of Japan verso una “svalutazione competitiva”.
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Il ritmo della crescita economica, e dunque la direzione delle politiche monetarie, evidenziano ancora una marcata divergenza fra i diversi Paesi. L’economia britannica si conferma robusta e la ripresa negli Stati Uniti si va consolidando. Permangono sacche di debolezza in Europa e in Giappone, unitamente alla minaccia di un rallentamento della Cina. Negli Stati Uniti il programma di quantitative easing è giunto al termine e la banca centrale sta valutando i tempi di un rialzo dei tassi d’interesse, mentre l’Europa e il Giappone si preparano a varare ulteriori stimoli monetari.

Pertanto, osserveremo probabilmente un’ampia divergenza nell’andamento delle quotazioni e nell’evoluzione dei mercati delle diverse asset class e valute globali. Una tendenza già evidente, in quanto lo yen e l’euro hanno iniziato a indebolirsi in misura pronunciata rispetto al dollaro USA, sebbene tale deprezzamento non sia ancora particolarmente significativo in un’ottica di lungo termine. Ciò nonostante, prestiamo notevole attenzione a questa dinamica.

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