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Azionario, forte volatilità anche nel 2019?

Nel corso delle ultime settimane i mercati azionari hanno registrato un'ondata di volatilità come non si vedeva da parecchi anni. Uno scenario destinato a durare?

di Redazione Soldionline 29 nov 2018 ore 12:02

Il 2018 che sta andando in archivio ha visto la volatilità tornare protagonista sui mercati azionari. Una situazione che ha spiazzato numerosi investitori, ormai abituati a un trend lento ma costante di rialzi.

Questo scenario dovrebbe perdutare anche nel prossimo esercizio? Per Mark Burgess, Deputy Global CIO e CIO EMEA di Columbia Threadneedle Investments, la rispopsta a questa domanda è affermativa.

Nella seguente analisi l'esperto ne spiega i motivi.

 

investimenti_2Con l'approssimarsi del 2019, i mercati azionari hanno registrato un'ondata di volatilità come non si vedeva da parecchi anni. L'aumento delle aspettative inflazionistiche ha innescato una correzione diffusa in tutto il mondo, poiché gli investitori hanno scontato la prospettiva di un inasprimento monetario. Ciò ha avuto una serie di implicazioni per le valutazioni dei titoli growth a lunga duration che hanno dominato i mercati negli anni successivi alla crisi finanziaria globale, provocando il cosiddetto decennio perduto dei titoli value.

 

Resta da capire se ciò comporti la fine del ciclo attuale, aprendo la strada a una nuova leadership di mercato. Come accennato sopra, non riteniamo che la fine sia imminente. Gli utili societari continuano a crescere a livello mondiale, con valutazioni interessanti rispetto alle medie storiche e con dati economici favorevoli. La recente battuta d'arresto del mercato rappresenta pertanto un'opportunità.

 

Tenuto conto del riassestamento delle valutazioni di società interessanti, caratterizzate da una crescita a lungo termine, questo contesto costituisce un terreno di caccia ideale per gli investitori bottom-up capaci di identificare titoli che scambiano al di sotto dei rispettivi valori intrinseci. L'eventuale ampliamento della dispersione dei rendimenti innescato da un sostenuto aumento della volatilità dovrebbe tradursi in ulteriori opportunità per i gestori attivi.

 

Continuiamo a prediligere società che abbiano una struttura di capitale leggera e un rendimento elevato e che siano in grado di ampliare la propria quota di mercato e sostenere i prezzi. Benché il settore tecnologico abbia attirato gran parte dell'attenzione negli ultimi anni, questo fenomeno è osservabile in tutti i settori, con un divario sempre più pronunciato in termini di dispersione dei profitti tra le società di qualità più alta e quelle di qualità più bassa. In un contesto caratterizzato dalla continua evoluzione delle catene del valore, dalla messa in discussione dei modelli di business tradizionali e dall'invecchiamento delle tecnologie, le aziende capaci di innovare dovrebbero continuare a crescere.

 

Gli utili societari sono orientati alla crescita, l'atteggiamento delle aziende è favorevole agli azionisti, le valutazioni appaiono propizie e i rendimenti obbligazionari non dovrebbero subire bruschi incrementi. In breve, possiamo aspettarci un contesto pressoché simile nel 2019.

 

Tuttavia, restiamo consapevoli dei potenziali rischi per i mercati azionari, siano essi correlati alla retorica sui temi commerciali, ai timori sul versante dell'inflazione o all'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Gli investitori dovrebbero pertanto prepararsi a fronteggiare ulteriore volatilità nel 2019.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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