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Azionario Europa: è ora di comprare o di vendere?

Le Borse in Eurozona sono state tenute in piedi, nelle ultime tre settimane, solo dall’indice S&P 500 di New York. Ma non si possono sottovalutare i minimi registrati nelle scorse ore

di Redazione Soldionline 10 giu 2015 ore 09:02

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1. Yen e Giappone sotto stress
Perde due figure (da 125 a 123) il dollaro sullo yen stamattina. La Borsa di Tokyo testa il supporto a 20.000 punti. Il decennale JGB sale sopra lo 0,50% di rendimento.  [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Giappone)].
europa_82. Equity Eurozona: in trappola? Le Borse in Eurozona sono state tenute in piedi, nelle ultime tre settimane, solo dall’indice S&P 500 di New York (a sua volta sostenuto dalla debolezza del dollaro USA e dal petrolio). Ma non si può sottovalutare il fatto che ieri il DAX è sceso sotto i 11 mila punti, e che il FTSE MIB ha testato il supporto a 22.500. Questo è il momento in cui è necessario fare scelte rapide: credete che il tema della “crescita in Eurozona” stia ancora in piedi? Allora dovete comperare oggi stesso. Se al contrario avete qualche dubbio, e siete più vicini alla visione di Recce’d, allora è il momento di vendere. Il DAX è ancora a +10% sui valori di fine 2014, ma era a +26% solo due mesi fa. Non c’è tempo da perdere. I portafogli modello di Recce’d sono posizionati a favore di un ulteriore ribasso degli indici [importante per: equity (Eurozona)].
3. Ieri: una giornata importante  Nel vuoto di notizie e nell’assenza di dati di ieri, il calo ulteriore dei prezzi delle obbligazioni (tabella sotto) è un segnale forte. Il movimento dei tassi non è finito, e gli “obiettivi” del mercato sono al di là delle due soglie psicologiche, ovvero lo 1% per il Bund ed il 2,50% per il Treasury decennale [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Eurozona)].
4. Il declino delle banche globali  Nel Blog del sito commentiamo le 50 mila licenziamenti di HSBC, la cacciata di Jain da Deutsche Bank nel weekend e le dichiarazioni battagliere di Dougan (Credit Suisse) di lunedì scorso. Restiamo SHORT su un settore destinato a un ampio downsizing [importante per: equity (globale)].

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L'OPERATIVITA'
La posizione operativa sul dollaro USA.  Abbiamo scritto ieri (Eurozona, il problema non è la Grecia) che il quadro macroeconomico non è, ad oggi, a supporto di un apprezzamento ulteriore del dollaro USA. Sempre allo scopo da dare una solida base fondamentale alla nostra posizione di portafoglio sul cambio euro-dollaro, oggi ci occupiamo del ruolo delle aspettative sui tassi ufficiali di interesse. Nonostante le recenti revisioni al ribasso della crescita USA per il 2015, che secondo l’OCSE non supererà il 2%, il mercato si aspetta comunque un rialzo dei tassi da parte della Fed prima della fine del 2015. Il grafico sotto ci racconta che oggi la distanza (in numero di mesi) dal prossimo rialzo dei tassi ufficiali ha toccato il livello minimo dal 2010, come si ricava dai prezzi dei contratti future sui Fed Funds (che sono la misura più liquida e quindi più efficiente di questa aspettativa). In parole più semplici, oggi i prezzi di mercato ci dicono che è certo un rialzo dei tassi da parte della Fed tra sei mesi, entro dicembre quindi. Perché allora il dollaro resta molto lontano dai massimi toccati lo scorso marzo? Questa debolezza va spiegata, se vogliamo operare sul cambio del dollaro in modo consapevole e fondato. Per lavorare su questo aspetto, domani vedremo i dati relativi al mercato ed alla volatilità.

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L'ANALISI
Emergenti rischio globale? Proprio nelle ultime settimane, abbiamo colto alcuni segnali allarmanti dai mercati Emergenti, che hanno ricevuto una attenzione decisamente insufficiente dai media: in particolare, il fatto che le Borse Emergenti hanno appena messo a segno il calo più prolungato dal 1990, con 13 sedute consecutive in negativo. Le cose non vanno meglio nel comparto obbligazionario: come ha scritto ieri il Financial Times, c’è stata una vera e propria fuga dalle obbligazioni Emergenti nelle ultime sedute, che il grafico qui sotto rappresenta bene. Si tratta del saldo netto dei flussi da e verso le obbligazioni Emergenti, giorno per giorno, tra maggio e giugno. Secondo l’Istituto IFF, il totale dei flussi in uscita delle obbligazioni Emergenti è stato di 4,4 miliardi di dollari USA nell’ultimo mese. Quali sono le conseguenze pratiche? Al di là della caduta dei prezzi, che molti investitori purtroppo hanno già constatato guardando al valore dei loro titoli e dei loro Fondi Comuni di settore, aumenta la difficoltà delle Società dei Paesi Emergenti a raccogliere capitale di investimento attraverso nuove emissioni obbligazionario. E questo ci riporta alle Borse Emergenti, alle quali torneremo domani.

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