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Attenti all'obbligazionario!

La gestione del portafoglio obbligazionario, oggi, non può essere affidata a vecchi schemi di valutazione, ed è indispensabile guardare alle valutazioni in modo non convenzionale

di Redazione Soldionline 21 set 2015 ore 09:51

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.    Asia questa settimana.
  Con il Giappone chiuso per festività fino a mercoledì, tutti gli occhi sono sulla Cina. Va sottolineato che stamattina si registra un modesto rimbalzo dell’indice di Shanghai, e questo perché la debolezza del dollaro USA ha come effetto che anche lo yuan si svaluta. I dati più importanti della settimana saranno l’indice PMI cinese di mercoledì mattina e l’inflazione giapponese di venerdì mattina (che noi ci aspettiamo sotto lo zero) [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Asia)]
2.   E si riparla anche di Eurozona.  Nel weekend sia il downgrade della Francia da parte di Moody’s, sia le Elezioni di Grecia (dove Tsipras non ha più la maggioranza assoluta), ci hanno ricordato che il quadro in Eurozona è tutt’altro che stabile. In settimana arriveranno molti dati (dagli indici PMI all’indice tedesco IFO)  a ricordarci della “crescita” che non c’è, e dell’inflazione che resta vicina allo zero [importante per: equity, valute ed obbligazioni (Eurozona)]
3.     Tutto oggi gira intorno a questo. Nella tabella in basso, vedete le previsioni per la crescita USA fatte dalla stessa Federal Reserve dal 2011 in avanti: il tratto comune a tutti gli anni, dal 2011 al 2015, è che si parte da un livello alto e poi si scende in basso, in media del 2%. La Banca Centrale costruisce la sua credibilità anche su questo: ed è esattamente questo il problema che oggi  pesa sui mercati: perché se per il 2016 l’errore della Fed si rivelasse tanto grande quanto fu grande negli anni precedenti, finiremmo dalle parti dello zero [importante per: equity, valute ed obbligazioni (USA)].

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L’OPERATIVITA'
Quante volte, ad inizio 2015, il vostro consulente vi ha ripetuto che “il QE di Draghi porterà ad una riduzione dei premi al rischio” portandovi così a mettere più rischio nel vostro portafoglio, sia con equity europeo, sia con obbligazioni di bassa qualità (alto rendimento)? Il punto è che l’alto rendimento c’è solo se poi dopo, quando avete già comperato, i prezzi non scendono: purtroppo, invece, sono scesi. Ecco allora spiegato perché ancora per una settimana ci dedichiamo alla STRATEGIA e non alle singole indicazioni operative. Perché è il METODO alla fine a fare la differenza delle performances. Riprendiamo anche stamattina dallo “equity risk premium”, ovvero il premio al rischio nel comparto azionario: un indicatore definito come segue:
 
(crescita attesa degli utili aziendali) + (dividend yield atteso) =
= (rendimento atteso dalle azioni ) – (rendimento delle obbligazioni in termini reali) =
= ERP
 
La tabella che avete visto venerdì scorso metteva a confronto questo “premio dell’equity” con quelli offerti da altre classi di attività a fine agosto. E’ utile chiarire però che il risk premium delle obbligazioni non si calcola come quello delle azioni. Ci sono due modi alternativi, per definire il premio al rischio offerto dalle obbligazioni:
1.    Titoli di Stato: è la differenza tra il rendimento del Titolo in questione e quella di un tasso di interesse monetario (esempio: a 3 mesi): OPPURE può essere inteso come il rendimento nominale meno il tasso di inflazione (rendimento reale)
2.   Obbligazioni corporate ed high yield: è il maggiore rendimento rispetto ai Titoli di Stato di uguale scadenza

Sotto presentiamo alcuni dati a fine luglio, che commenteremo poi domani.
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L'ANALISI
Il punto sulle obbligazioni dopo la Fed.
La decisione di giovedì scorso della Fed mette nella massima evidenza il tema cha cui Recce’d ha dedicato, per tutta la scorsa settimana, la sezione conclusiva del suo Bollettino quotidiano (L’analisi): ovvero, il fatto che la gestione del portafoglio obbligazionario, oggi, non può essere affidata a vecchi schemi di valutazione, ed è indispensabile guardare alle valutazioni in modo “non convenzionale”. Per questa ragione, “L’analisi” resta questa settimana focalizzata sul mondo delle obbligazioni, dove a giudizi
o di Recce’d oggi si nasconde un rischio ben più grande di quello (evidente) dell’azionario. Guardate ad esempio quello che ha fatto il rendimento del due anni Treasury (in dollari USA) la settimana scorsa (avevamo già pubblicato un grafico giovedì scorso sul medesimo argomento): dopo un rialzo che ha toccato il massimo dal 2011, c’è stato uno scivolone forte (di 12 punti base su un totale di 80). E’ molto interessante il grafico nella parte bassa, che copre l’ultimo semestre: vediamo un minimo sotto 0,50% a aprile e poi il massimo sopra 0,80% la settimana scorsa, ovvero un incremento di 30 punti base in soli cinque mesi che è del tutto anomali per una scadenza a due anni. Una conferma che non esistono più “rifugi sicuri” nel portafoglio obbligazionario, e che il rischio va misurato e monitorato ogni giorno.

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