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Atlante potrà reggere sulle spalle il mondo?

Il settore bancario italiano paga da anni non i costi di una “profonda crisi economica” bensì i costi di pessime gestioni, e soprattutto di un modello di business fallimentare, fatto di cooptazione piuttosto che di regole di mercato

di Redazione Soldionline 5 mag 2016 ore 09:11

Commento giornaliero di www.recce-d.com

Le banche italiane hanno questa settimana hanno performato in modo molto negativo, e sembra ormai essersi formato, a livello internazionale, una pesante crosta di pregiudizio negativo sull’intero settore. A nostro parere, l’atteggiamento da vittime che si legge così spesso sui quotidiani italiani, che in pratica scrivono che vero l’Italia si adotta un criterio di valutazione più severo, rispetto ad altri Paesi di eurozona, è un atteggiamento miope ed anche ipocrita. Paragonare gli interventi effettuati a favore di banche locali tedesche, oppure della stessa Deutsche Bank, agli interventi effettuati a favore delle banche commerciali in Italia, senza tenere conto della diversa situazione di finanza pubblica sottostante, è a nostro parere un tentativo di confondere le idee a chi legge e di rappresentare la realtà in termini più favorevoli, più “rassicuranti” di quanto non siano in realtà.

Cerchiamo di spiegare banalizzano fino all’estremo: se il Governo in Germania decidesse di comperarsi tutte le banche, non si arriverebbe ad una situazione di debito pubblico così grave come quella italiana. Inutile quindi fare finta di non vedere; così come è inutile sostenere (lo ha fatto il Ministro Padoan) che acquistando Titoli di Stato le banche italiane hanno “salvato il Paese”: inutile e sbagliato, perché non è quello il compito di Società di diritto privato che dovrebbero pensare, per il 100% del loro tempo, a come finanziare di più e meglio imprese e famiglie, anziché pensare sempre a come fare patti di interesse con la politica e “salvare il Paese” (ma poi chi lo dice, che in quel modo sia stato … salvato)?

Noi riteniamo, come ha scritto qualcuno negli ultimi giorni, che il solo modo di portare in salvo il disastrato sistema bancario nazionale sia quello di “farla finita con le ipocrisie”, ma ci vuole molto più coraggio da parte di tutti, anche degli organi di informazione, perché la fine delle ipocrisie non poteva passare solo dalla quotazione di Popolare Vicenza.

Se davvero si volesse farla finita con le ipocrisie, bisognerebbe partire dallo spiegare che cosa è e a che cosa serve davvero il Fondo Atlante
: e qui si ha paura di scrivere con chiarezza che il Fondo Atlante nasce dalla convergenza di interessi politici e di alcuni grandi gruppi nazionali, il cui primario obiettivo non è modernizzare il settore, ma solo conservare, proteggere, stabilizzare gli equilibri che oggi detengono il potere all’interno dello stesso sistema bancario.

Ed è per questo che, a distanza di giorni, si può già dichiarare che l’esperienza del Fondo Atlante ha fallito, perché adesso un Fondo Comune di diritto privato si trova ad essere proprietario di una Banca, un mestiere che non deve fare, che non è capace di fare e che non può fare. Ha impegnato mezzi e risorse (anche pubbliche, cioè di tutti) per salvare una Banca locale: chiedetevi perché per un’azienda alimentare, o tessile, o meccanica i soldi non si trovano, il Governo non interviene, e non viene creato nessun Fondo ad hoc. La risposta è semplice: in questo caso, ci sono segreti da coprire. E qualcuno vorrebbe convincerci che questa operazione è stata fatta per “salvaguardare il benessere comune”? E’ credibile quanto è credibile Razzi, non quello vero ma quello di Maurizio Crozza.

LEGGI ANCHE: FONDO ATLANTE: COME FUNZIONA E QUALI BANCHE PARTECIPANO

CONCLUSIONE    Il settore bancario italiano paga da anni non i costi di una “profonda crisi economica” bensì i costi di pessime gestioni, e soprattutto di un modello di business fallimentare, fatto di cooptazione piuttosto che di regole di mercato. Il modello è fallito, alcune banche sono fallite (anche se non si può dire) ma si sta facendo ogni sforza per tirare a domani. Politica e vertici bancari hanno pari responsabilità, e in Recce’d crediamo che ancora una volta la riforma del sistema non la faremo con risorse interne, ma verrà imposta dall’estero .

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GLI ALTRI TEMI
che avranno oggi un visibile impatto sui mercati li trattiamo nel nostro The Morning Brief (disponibile dalle ore 7,00 per i Clienti e attraverso la nostra app). Ecco una sintesi per punti:

1.     Qualche cosa sta succedendo: ma cosa?
   Non basta ripetere sempre che c’è alta tensione: siamo costretti a chiederci anche dove stanno andando i mercati. Ed è molto difficile capirlo dopo sedute come quella di ieri

2.     Caos cambi: che succede stamattina?    C’è poco da fare: qui nessuno è nato imparato, e si deve per forza vivere alla giornata. E quindi vediamo che succede stamattina:

3.     Dati USA: indice ISM contro occupati ADP     I tre dati pubblicarti ieri non hanno risolto le incertezze che pesano sullo stato di salute degli USA e soprattutto sul futuro del costo ufficiale del denaro (neppure per giugno)

4.     SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana la sezione dedicata all’operatività farà un primo bilancio dei risultati trimestrali delle Società quotate, con particolare riferimento alle nuove opportunità di investimento tra i diversi settori di Borsa

5.     SEZIONE L'ANALISI 
     questa settimana i nostri Clienti insieme a noi passeranno in rassegna i dati per l’economia di Eurozona, dopo la clamorosa sorpresa dei dati per la crescita pubblicati venerdì scorso, e molto migliori del previsto. Come sta davvero l’economia in Eurozona?

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