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C’è valore (e quale) nei titoli value Usa?

Gli eccessi registrati in queste settimane sui mercati americani sono un'indicazione operativa (del tipo “comperate i titoli “value”) oppure sono un segnale di un cambiamento in atto a New York?

di Valter Buffo 19 feb 2020 ore 14:03

Commento di recce-d.com

 

new-york-wall-streetSe fate caso a ciò che in queste ultime settimane e mesi è stato pubblicato, sia da parte delle reti di vendita di fondi comuni, sia da parte delle banche di investimento internazionali, colpisce del tutto l’assenza di segnalazioni in merito alle anomalie che, ogni giorno, e tutti i giorni, senza alcuna soluzione di continuità, caratterizzano la fase di mercato che si è aperta lo scorso ottobre. E non facciamo riferimento qui unicamente alle borse globali: tutto, ma proprio tutto, è eccessivo, è strano, è anomalo. Noi di Recce’d da sempre riteniamo nostro dovere professionale mettere in evidenza aspetti dei mercati che vengono ignorati... fino al momento nel quale non vengono più ignorati, e per tutti (ma proprio tutti) si trasformano per magia nella "sola cosa che conta".

Allo scopo di dare concretezza a questo nostro discorso, oggi vi parleremo di quello che succede alla Borsa di New York, al di sotto della luccicante copertina dei nuovi record di borsa. Avrete letto che la Borsa di New York viene da un periodo di "prolungata calma", ma è possibile dimostrare che questa è unicamente una illusione contrabbandata per verità. E sono sufficienti pochi numeri per dimostrarlo in concreto. Ad esempio, è sotto gli occhi di tutti la sovra-performance dei colossi del tech USA, quelli che nel 2017 venivano chiamati FAANG: sovra-performance che si prolunga ormai da anni. Il peso di questi colossi Tech sulla capitalizzazione complessiva della Borsa di New York ha raggiunto livelli mai visti prima, come vi documentiamo nel primo grafico di questo articolo.

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Ma in questa ultima fase della Borsa di New York, tra gli operatori ed i commentatori, si parla molto meno dei FAANG: oggi, al centro dell’attenzione degli operatori di mercato, c’è un fenomeno più ampio, che coinvolge un maggiore numero di titoli. Si tratta perciò di una lettura delle dinamiche interne alla Borsa di New York. Di New York noi ci occupiamo ed occuperemo, poiché come i lettori sanno bene è la sola borsa che conta, nel senso che tutte le altre borse del pianeta passano ogni giorno ore ed ore a domandarsi "che cosa farà oggi l’indice di New York".

Ma torniamo al nostro tema di oggi, che comprende ma allarga il tema dei FAANG: noi ve lo introduciamo con la tabella che segue.

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Nella tabella qui sotto, vedete che la sovra-performance dell’indice della tecnologia Nasdaq, in queste prime settimane del 2020, è impressionante: a fronte di un +5% dell’indice S&P 500, l’indice dei tech ha messo a segno una performance più che doppia. Ma nella medesima tabella vedete una divergenza anche più ampia, su cui noi oggi richiamiamo la vostra attenzione. Si tratta della divergenza tra due categorie di titoli azionari quotati a New York, i cui dati sono riportati sempre nella tabella che segue, ma qualche riga più in basso: stiamo parlando della differenza tra l’andamento dei titoli azionari che appartengono alla categoria "value" e l’andamento dei titoli azionari che appartengono alla categoria "growth".

 

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Spieghiamo di che cosa si tratta: negli Anni Ottanta e Novanta, una serie di studi statistici nell’ambito dell’Università USA portarono all’attenzione del pubblico l’esistenza di cosiddetti "fattori" che determinano il comportamento dei prezzi dei titoli azionari in borsa. Da questi lavori statistici derivò poi la decisione di attribuire a Eugene Fama il Premio Nobel per l’economia. L’industria del risparmio, in modo lento ma progressivo, ha testato e poi sviluppato prodotti finanziari basati sui cosiddetti "fattori di Fama e French", tra i quali i più conosciuto sono appunto "value" e "growth". I titoli azionari cosiddetti "value" sono caratterizzati da una valutazione bassa, e quindi non costosa, in termini di dati fondamentali: ad esempio, un livello basso (rispetto alla media della Borsa) del rapporto tra il prezzo di mercato e gli utili societari (oppure altri indicatori di bilancio). All’opposto, i titoli che appartengono alla categoria "growth" sono molto costosi, molto cari in termini di fondamentali attuali: ma la cosa si giustifica con aspettative, previsioni, stime di una rapida crescita (da qui il nome) degli utili negli anni futuri.

Ciò che emergeva dagli studi degli anni Ottanta e Novanta è che l’azione del mercato, e la progressiva azione degli stessi investitori, avrebbe portato nel tempo ad una riduzione della distanza tra i due gruppi, in termini di prezzo e quindi di valutazione: ciò che però stiamo vedendo, ed ormai da due decenni, è esattamente l’opposto. Il terzo grafico di questo articolo vi documenta che la distanza oggi è più grande che mai. In particolare, il rapporto prezzo/fatturato dei due gruppi è ai livelli massimi degli ultimi 20 anni, e se si esclude il periodo della bolla dot.com (1999-2002) il più ampio di sempre: il rapporto prezzo/fatturato dei titoli growth è doppio del rapporto prezzi/fatturato dei titoli value.

I dati del terzo grafico dicono che “nei titoli value oggi c’è più valore che mai”, ma per noi investitori è veramente “valore”? In altre parole: gli eccessi che abbiamo documentato in questo grafico sono una indicazione operativa (“comperate i titoli “value”) oppure sono un segnale di un cambiamento in atto nel mercato di Borsa di New York?

Su questa domanda noi di Recce’d torneremo a parlare nelle prossime settimane. Questo articolo si propone, per intanto di segnalarvi  che il mercato di Borsa oggi è dominato da atteggiamenti estremi degli operatori, che si traducono poi in valutazioni estreme dei titoli, che sono ancora più visibili andando a scomporre gli indici maggiori ed analizzando le sotto-categorie. Questa osservazione fin da subito è per tutti gli investitori un contributo alla gestione complessiva del portafoglio titoli, che deve (come noi ricordiamo spesso) dare eguale rilevanza alle gestione dei rischi (oggi del tutto... fuori moda) che alla rincorsa dei rendimenti (che oggi sembra essere la sola cosa che conta). Anche per queste ragioni, proseguiremo anche nelle prossime settimana ad analizzare il tema che abbiamo toccato oggi.


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