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A che punto si trova la politica monetaria?

Le politiche monetarie continueranno a divergere: la Fed dovrebbe alzare i tassi d’interesse, mentre la BCE e la Bank of Japan attueranno un ulteriore allentamento

di Mauro Introzzi 9 dic 2015 ore 10:21

Nell'ambito del loro Year Ahead per il 2016 gli esperti di UBS si sono fatti 6 domande. Quesiti dalle cui risposte può dipendere l’andamento dei mercati finanziari nell'anno che verrà. Dopo essersi chiesti se il 2015 è stato l'anno in cui si sono registrati i massimi degli asset a maggior rischio (Il 2015 ha segnato il picco ciclico degli attivi rischiosi?) gli analisti della banca d'affari elvetica analizzano i probabili scenari dell politiche monetarie.

Nell'edizione dello scorso anno gli esperti credevano che le politiche monetarie avrebbero preso direzioni diverse nel corso dell’anno, con un rialzo dei tassi nel Regno Unito e negli Stati Uniti e un allentamento quantitativo nell’Eurozona e in Giappone. Tuttavia UBS evidenzia come, nel 2015, le decisioni delle banche centrali siano state tutt’altro che scontate.

Ora gli analisti si chiedono come interpretare dunque l’orientamento degli istituti monetari alle porte del 2016 e evidenziano in primis 3 principi generali:

• Per le banche centrali è importante evitare la deflazione. Dalla crisi finanziaria, l’economia mondiale si è scontrata con quattro importanti forze deflazionistiche: la riduzione della leva da parte delle banche, l’eccesso di offerta nel settore manifatturiero cinese, l’utilizzo di nuove tecniche per l’estrazione di petrolio e le nuove tecnologie che hanno aumentato la trasparenza dei prezzi. Non è facile generare inflazione in presenza di queste forze e, in un contesto di elevato debito nominale, le autorità monetarie vegliano affinché non si inneschi una spirale deflazionistica, tenendosi eventualmente pronte a lottare strenuamente per scongiurarla.
fed3• Le banche centrali non sono costrette a intervenire in presenza di una bassa inflazione dei salari. Nonostante i discreti dati economici e la ridotta disoccupazione sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, e pur aspettandoci un rialzo dei tassi da parte della Fed e della BoE rispettivamente a dicembre 2015 e a maggio 2016, nessuno dei due istituti è costretto a intervenire in presenza di un’inflazione dei salari così bassa. In mancanza di un’accelerazione delle retribuzioni, possono infatti attuare il proprio mandato (raggiungere l’obiettivo d’inflazione a medio termine e massimizzare l’occupazione) senza modificare i tassi.
• Le banche centrali non devono soddisfare le aspettative di consenso. L’idea che i mercati siano in grado di «costringere» le autorità monetarie ad agire può essere rassicurante, ma il 2015 ha dimostrato che oggi come oggi le banche centrali non sono particolarmente desiderose di accontentare gli investitori. La Fed ha sorpreso i mercati lasciando invariati i tassi a settembre, la BCE non ha annunciato nuovi interventi a sostegno di un mercato obbligazionario in calo ad aprile e maggio e la Bank of Japan non ha ampliato il suo programma di allentamento monetario, nonostante l’andamento deludente dell’economia.

UBS prevede che la Federal Reserve alzi i tassi d’interesse all’1,25–1,50% entro fine 2016, che l’istituto di Francoforte prolunghi il programma di QE oltre la scadenza di settembre 2016 e che la Bank of England dia inizio al ciclo restrittivo a maggio 2016. Detto ciò, tutti gli eventi del 2015 ci insegnano che possiamo solo elaborare previsioni molto indicative.

tassi-fed-probabilita-incremento-novembre-2015

In conclusione, per UBS:

Dobbiamo prepararci a un altro anno di potenziali sorprese da parte delle banche centrali e, in presenza di forze deflazionistiche persistenti e di una ridotta inflazione dei salari, in caso di dubbio sarà meglio aspettarsi un orientamento monetario accomodante nel 2016.
Tutte le ultime su: ubs , previsioni 2016
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