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2018, uno scenario di tranquillità quasi irreale

Secondo Luca Mezzomo (IntesaSanpaolo) la fase di moderata ma diffusa espansione economica che ha caratterizzato il 2017 pare in grado di estendersi al 2018

di Redazione Soldionline 27 dic 2017 ore 09:21

"La fase di moderata ma diffusa espansione economica che ha caratterizzato il 2017 pare in grado di estendersi al 2018". Questo è lo scenario delineato da Luca Mezzomo, responsabile Macro & Fixed Income Research di IntesaSanpaolo.
In particolare, l'esperto prevede una crescita dell'economia mondiale quasi invariata rispetto al 2017, ma tendenzialmente più alta. Inoltre, Luca Mezzomo non vede sorprese nella politica monetaria delle principali banche centrali e prevede tre rialzi dei tassi della FED e nessun incremento della BCE.
Nell'analisi seguente l'esperto fornisce maggiori dettagli sul possibile scenario macroeconomico internazionale nel 2018.

 

2018Negli ultimi tre mesi, le stime di consenso sulla crescita economica dei paesi avanzati hanno subito una nuova revisione al rialzo: di un decimo per Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, di 0,3 punti percentuali per l’Eurozona. Le revisioni riflettono le sorprese positive che il flusso di dati economici ha continuato a offrire negli ultimi mesi, sia nei paesi avanzati sia in quelli emergenti, oltre ai segnali di rafforzamento dell’attività manifatturiera emersi dalle indagini congiunturali. Anche le previsioni di inflazione sono salite: per gli Stati Uniti di 0,2 punti, a 2,1%, per l’Eurozona di 0,1 punti. La tendenza incorporata in tali stime è di modesto rallentamento rispetto al 2017 per la crescita e di sostanziale stabilità per l’inflazione.

 

Fig. 1 – Indici di sorpresa economica positivi ovunque

indici-di-sorpresa-economica-positivi-ovunque

Fig. 2 – Le misure di incertezza della politica economica sono tornate nella norma

misure-di-incertezza-della-politica-economica

Una caratteristica confortante di questa fase è che le aspettative appaiono ben radicate e soggette a rischi molto più limitati del solito. D’altronde, la reazione dei mercati alla restrizione monetaria operata dalla Federal Reserve è stata più che ordinata, mentre le preoccupazioni per i rischi di instabilità finanziaria in Cina si sono attenuate sulla scia del rafforzamento congiunturale. In questo momento, la crescita coinvolge gran parte dell’economia mondiale, il che la rende più resiliente a singoli shock locali.

I paesi emergenti, molti dei quali hanno vissuto una fase di rallentamento o recessione nel 2016, hanno visto la propria crescita accelerare a oltre il 4% nel 2017 e la tendenza al rafforzamento della loro espansione economica dovrebbe proseguire anche il prossimo anno. Anche le prospettive delle politiche fiscali sembrano giocare ancora a favore della crescita.

Nell’Eurozona si prospetta una blanda restrizione, troppo modesta per destare preoccupazione, mentre negli Stati Uniti la riforma tributaria in corso di approvazione potrebbe far salire la crescita 2018 e forse 2019 di qualche decimo di punto percentuale. Ci si potrebbe chiedere se l’accelerazione della crescita economica globale, il maggiore coinvolgimento dei paesi emergenti e il raggiungimento della piena occupazione in alcuni paesi avanzati, come Stati Uniti e Germania, potrebbe portare con sé qualche rischio di aumento dell’inflazione. In effetti, i prezzi dei metalli industriali sono stati molto più vivaci nel corso dell’ultimo anno, e le quotazioni petrolifere sono più sostenute di quanto ci attendessimo. Tuttavia, le dinamiche salariali restano alquanto modeste anche nei paesi ove la disoccupazione ha raggiunto livelli che potremmo considerare ormai frizionali. Inoltre, le trasformazioni ancora in corso nella distribuzione commerciale, in particolare l’avanzata dell’e-commerce, comprimono i margini di profitto. Persistono anche sacche di eccesso di capacità, nonostante le misure adottate dalla Cina per ribilanciare il mercato dell’acciaio e del carbone. Come detto all’inizio, perciò, le previsioni di inflazione per il 2018 rimangono modeste e in linea con quanto osservato nel 2017.

 

Né sembrano ancora profilarsi minacce di instabilità finanziaria pericolose per la continuazione della fase di espansione. Ci sono, certo, eccessi speculativi e probabilmente un’eccessiva compressione dei premi per il rischio. Tuttavia, ciò non si è tradotto in dinamiche creditizie aberranti, il che ne riduce di molto il potenziale destabilizzante. Gli ultimi dati della BIS sui credit gap, relativi al secondo trimestre 2017, segnalano ancora che la dinamica eccessiva del credito potrebbe costituire un problema soltanto in alcuni paesi emergenti (fra i quali la Cina), mentre fra i paesi avanzati un simile problema potrebbe profilarsi soltanto in Canada, a cui forse potrebbero aggiungersi in futuro Francia e Giappone. Per il complesso dell’Eurozona, la dinamica creditizia è ancora molto moderata.

 

Ma che dire dei rischi geopolitici, che tra 2016 e 2017 hanno non poco influenzato la percezione della situazione economica e i mercati? Indubbiamente la situazione è complessa. I due focolari di crisi più rilevanti sono Corea del Nord (per la prossimità a diversi motori dell’economia globale) e Golfo Persico (per la rivalità fra Arabia Saudita e Iran). Tuttavia, un’escalation del confronto fra Stati Uniti e Corea del Nord può venire soltanto da seri errori di valutazione di una delle due parti, mentre l’attrito fra Arabia Saudita e Iran difficilmente si muoverà dal livello della guerra per proxy a quello del conflitto diretto. In Europa, dopo le elezioni francesi gli altri appuntamenti elettorali non avevano lo stesso potenziale destabilizzante, e in effetti non si sono osservati effetti negativi di sorta sull’attività economica (eccetto, ma a livello puramente locale, per le tensioni connesse al referendum indipendentista in Catalogna). Le elezioni politiche italiane potrebbero essere associate a una qualche ripresa dei premi per il rischio sul debito sovrano del paese, ma non in misura tale da condizionare l’attività economica. Per ora, comunque, non sembrano avere alcun effetto negativo sul clima di fiducia delle imprese. L’impasse nel processo di formazione del nuovo governo in Germania e la sterzata a destra dell’Austria complicano ulteriormente la riforma dell’Eurozona, ma su questo tema il vero ostacolo sono le visioni divergenti sulle priorità di azione. Paradossalmente, nuovi accordi sulla governance dell’Eurozona potrebbero portare più volatilità, se (per esempio) implicassero una discontinuità nel trattamento prudenziale delle esposizioni sovrane delle banche.

 

In conclusione, lo scenario 2018 si prospetta al momento piuttosto tranquillo. Le nostre previsioni non si discostano radicalmente dalle stime di consenso citate all’inizio. In generale, abbiamo apportato modeste revisioni al rialzo alle proiezioni di crescita, in particolare per i paesi dell’Eurozona. Ci attendiamo una crescita mondiale quasi invariata rispetto al 2017, ma tendenzialmente più alta. Sull’orientamento di politica monetaria, ci aspettiamo 3 rialzi dei tassi ufficiali Fed e la chiusura graduale del programma di acquisto BCE per l’inizio del 2019 – senza rialzi dei tassi ufficiali di interesse nel 2018. Il cambio di passo della politica monetaria americana potrebbe frenare ancora per un po’ l’apprezzamento dell’euro, anche se più avanti una risalita sopra 1,20 potrebbe essere giustificata. Con la maturazione della fase di espansione e l’avvicinarsi della fase di restrizione monetaria anche in Europa, dal secondo semestre del prossimo anno aspettative e mercati potrebbero diventare più volatili.

 

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