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Si attenua il timore dell’inflazione?

Il rischio di inflazione continua ad essere un protagonista assoluto dei titoli di giornali e media specializzati

Redazione Soldionline giovedì, 8 ottobre 2009 - 10:37
Articolo a cura di JCAssociati.it

Anche questa settimana il rialzo dell’oro è stato da più parti giustificato dall’aumento di aspettative inflazionistiche. D’altro lato, i listini azionari vicini ai massimi di periodo sembrano confermare che, da un punto di vista economico, “il peggio è passato” e (come da molti sottolineato), il prossimo problema di cui occuparsi sarà l’inflazione.

Un altro settore di mercato però, quello obbligazionario, sembra dare indicazioni abbastanza in contrasto con lo scenario di ripresa inflazionistica. Come mostra il grafico sottostante infatti, che confronta l’andamento dell’indice azionario Eurostox50 con il rendimento dei titoli di stato tedeschi decennali (di fatto il benchmark del mercato dei tassi europeo); dal giugno scorso a fronte di una complessiva salita degli indici azionari, non c’è stata una contestuale salita dei rendimenti dei titoli di stato (come invece era avvenuto nel periodo marzo – giugno), nelle ultime settimane anzi c’è stata una discesa.

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La motivazione più plausibile di questa divergenza è che gli investitori siano stati spinti ad investire su scadenze medio-lunghe, grazie al notevole differenziale tra i tassi a breve termine (vicini allo zero) e i tassi a lungo termine.

Questo “spostamento” però, difficilmente potrebbe avvenire in maniera massiccia, tanto da far abbassare i rendimenti dei titoli decennali di oltre 60 “basis points” (cioè centesimi di punto percentuale), in presenza di forti aspettative di crescita dell’inflazione. Se questa tendenza dovesse andare avanti quindi, l’”appiattimento” della curva dei tassi potrebbe indicare un’uscita dalla crisi di tipo “giapponese”, quindi difficilmente compatibile con un duraturo recupero dei listini azionari.

Volendo sintetizzare; le possibili interpretazioni di questa divergenza a nostro parere possono essere due:

   1. I mercati stanno scontando un ritorno alla “goldilocks economy” di metà anni ’90; quando la crescita economica era accompagnata da pressioni inflazionistiche moderate. Nel caso attuale ovviamente, si tratterebbe di una ripresa economica abbastanza significativa dai livelli attuali, senza “scatenare” le tensioni inflazionistiche temute da molti.
   2. I mercati azionari e obbligazionari stanno andando “in divergenza”, in quanto stanno analizzando i mercati da un punto di vista diverso. Mentre i mercati azionari si starebbero concentrando sui dati societari in miglioramento rispetto ai trimestri scorsi, quelli obbligazionari tenderebbero a dare maggiore rilevanza ad alcuni dati macroeconomici; come per esempio la riduzione di massa monetaria e il forte deficit di produzione industriale. 

La conclusione A. ovviamente consentirebbe una prosecuzione delle tendenze delle ultime settimane, garantendo agli investitori un periodo complessivamente positivo su tutte le “asset class”, senza correre eccessivi rischi.

La conclusione B. invece imporrebbe una scelta agli investitori tra lo scenario più pessimista dei mercati obbligazionari, e quello più ottimista di quelli azionari.

L’andamento storico degli ultimi anni ci indica che molto spesso, le divergenze tra mercati azionari e obbligazionari possono andare avanti per lungo tempo (dando ragione nell’immediato ai mercati azionari), ma nel medio lungo termine è più spesso corretto il punto di vista dei mercati obbligazionari.

Per convincersi di questo, basta ricordare quanto successo nel biennio 2006-2008; quando le curve dei tassi si “invertirono”, segnalando l’arrivo di una recessione. Questa divergenza si mantenne per circa due anni senza alcun rallentamento economico (anzi), per poi confermare il proprio “potere predittivo” con drammatica violenza nel 2008.

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