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Obbligazioni in valute nordiche (1a parte): Corone Norvegesi e Svedesi

Oggi ci occupiamo di investimenti obbligazionari in valute del Nord Europa. In particolare nella prima delle due analisi consideriamo le obbligazioni denominate in Corone Norvegesi e Svedesi, nella seconda analisi invece torniamo ad occuparci delle obbligazioni in Corone Islandesi che, per caratteristiche di rendimento e rischio, rappresentano un caso decisamente particolare in Europa.

di La redazione di Soldionline 29 giu 2007 ore 11:51


Corone Norvegesi (NOK)

      Le obbligazioni in Corone Norvegesi offrono rendimenti leggermente superiori a quelle denominate in Euro (vedi tabella a fianco).



                Il differenziale di rendimento è abbastanza costante su tutte le scadenze ed è pari a poco meno di un punto percentuale.
                I tassi norvegesi più elevati sono giustificati dal robusto tasso di crescita dell'economia (oltre il 4%), spinta dal prezzo del petrolio e del gas naturale (ricordiamo che la Norvegia è uno dei maggiori estrattori a livello mondiale).

                A fronte della crescita economica più che robusta, l'inflazione è decisamente bassa (circa 1,5%), ma ci si attende una notevole crescita a causa di un mercato del lavoro sempre più critico.
                Il tasso di disoccupazione è infatti al 1,7% (il valore più basso in Europa), si temono quindi forti contraccolpi sui salari e di conseguenza sui prezzi

                Nel complesso comunque i fondamentali dell'economia norvegese restano molto buoni e la solidità e serietà delle istituzioni rappresenta un ulteriore elemento di rassicurazione, anche considerando l'ammontare di riserve valutarie che il paese sta accumulando grazie all'esportazione di petrolio e gas.

                Quest'ultimo aspetto ha una rilevanza per quanto riguarda il secondo fattore (il primo è ovviamente il rendimento) che un investitore basato in Euro deve valutare: le prospettive del cambio Euro/NOK.
                Come mostra il grafico sottostante la Corona Norvegese ha subito una svalutazione contro Euro di quasi il 10% tra maggio e novembre 2006, per poi recuperare nel corso del 2007.



Un aspetto positivo, che consideriamo sempre in questo periodo per valutare l'investimento in obbligazioni in valuta, è il comportamento della Corona Norvegese durante il periodo a cavallo tra febbraio e marzo (quando i mercati subirono una fase di brusco aumento di volatilità).
In quelle settimane di nervosismo il cambio Euro/NOK è rimasto sostanzialmente stabile, confermando che la valuta norvegese è considerata 'sicura' e su di essa non ci sono particolari posizioni speculative di breve termine.

In conclusione, le obbligazioni in Corone Norvegesi offrono un discreto vantaggio in termini di rendimento ed una relativa tranquillità per quanto riguarda i rischi valutari. L'unico aspetto che riteniamo critico è forse l'eccessivo stato di salute dell'economia norvegese, che potrebbe portare ad un brusco rialzo dei tassi se si innescassero spirali inflazionistiche.
Nel complesso comunque, il rapporto rischio rendimento ci sembra abbastanza interessante soprattutto per le obbligazioni con scadenza fino a tre anni.


Corone Svedesi (SEK)

Le obbligazioni in Corone Svedesi offrono invece rendimenti sostanzialmente in linea a quelle denominate in Euro (vedi tabella a fianco).
                    Il differenziale di rendimento è negativo solo sulle scadenze più brevi e per i titoli trentennali, su tutte le altre scadenze invece c'è un leggero differenziale positivo.
                    L'economia svedese ha avuto recentemente un brusco rallentamento (+3% su base annuale da +4%) dopo aver goduto per anni di tassi di crescita decisamente più elevati rispetto all'Europa. La causa di questo rallentamento è stata soprattutto la diminuzione delle esportazioni per via della debolezza del USD.

                    A fronte di una crescita che pur se in rallentamento, resta comunque su livelli più che soddisfacenti, l'inflazione si attesta su valori leggermente inferiori al 2%, mentre la disoccupazione è in diminuzione sotto al 5%.

                    Anche in Svezia tuttavia ci si attende un aumento dell'inflazione, spinto dalla crescita dei salari. I tassi di riferimento al 3,25% quindi dovrebbero velocemente portarsi vicino a quelli europei.

                    Venendo al comportamento del rapporto di cambio Euro/SEK, come mostra il grafico sottostante per le Corone Svedesi dopo un 2006 in recupero, il 2007 ha segnato un sostanziale indebolimento contro la valuta europea, causato dal rallentamento economico e dal differenziale negativo dei tassi di riferimento.


    Anche nel caso della Corone Svedese, il 'test' di fine febbraio ha fornito segnali confortanti, con oscillazioni molto limitate, confermando che la Corona Svedese potrebbe rappresentare una valuta 'rifugio' nel caso di nuovi periodi di nervosismo.

    Nel complesso, le obbligazioni denominate in corone Svedesi sembrano offrire un interessante compromesso di investimento 'difensivo' a rendimenti in linea con quelli europei.

    Se la crescita mondiale continuerà, è probabile che la Banca Centrale Svedese alzi aggressivamente i tassi di riferimento (cosa che è già in buona parte scontata dai rendimenti delle obbligazioni), spingendo la Corona Svedese verso livelli più elevati senza particolari conseguenze sui bond.
    Se invece dovesse arrivare un periodo di rallentamento o comunque di pessimismo sui mercati, la Corona Svedese non dovrebbe subire particolari svalutazioni, anzi potrebbe beneficiare del suo 'quasi status' di valuta rifugio, mentre le obbligazioni potrebbero avvantaggiarsi nel caso la Banca Centrale Svedese non alzasse i tassi come previsto.

    Il rischio è ovviamente che l'economia svedese si muova in controtendenza, p.es. con tassi di crescita inferiori a quelli europei, penalizzando il rapporto di cambio più di quanto non favorisca le obbligazioni.
    Per questo motivo l'investimento più interessante per un investitore basato in Euro potrebbe essere su scadenze medio-lunghe, in modo che una possibile debolezza della valuta, possa essere controbilanciata da guadagni sul prezzo dei Bond nel caso in cui i tassi tornino a scendere.


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