La BCE segnala incertezza
Come ormai noto a tutti, le dichiarazioni dell’ultima riunione della BCE lo scorso 5 giugno, hanno avutoun effetto dirompente sui mercati finanziari. Cogliendo tutti di sorpresa infatti, Trichet ha preannunciato un aumento dei tassi di riferimento in Europa per frenare le spinte inflattive causate dall’aumento delle materie prime.
di La redazione di Soldionline 26 giu 2008 ore 10:46L'annuncio ha causato un aumento dei tassi di interesse di circa 0,50% e un calo dei listini azionari nel mese di giugno di oltre il 10%.
Forse sorpresi dalle reazioni dei mercati, alcuni membri della BCE hanno successivamente cercato di attenuare l'importanza delle dichiarazioni del 5 giugno.
L'ex vice presidente della Bundesbank Jurgen Stark, ha recentemente dichiarato che "non si sta parlando di una serie di rialzi ma di un intervento isolato". Dato che questa dichiarazione arriva da uno dei membri della BCE più intransigenti è sicuramente degna di nota.
Meno sorprendente è stata la dichiarazione di Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano della BCE, che "un rialzo di 0,25% dovrebbe essere più che sufficiente", cui fa eco il Governatore della Banca Centrale di Spagna Ordonez, secondo il quale "l'inflazione dovrebbe progressivamente sgonfiarsi nel corso dei prossimi 6-12 mesi".
Questa serie di dichiarazioni conciliatorie non hanno comunque modificato l'orientamento di Trichet, che di fronte al Parlamento Europeo ha confermato che la maggiore preoccupazione della BCE è l'inflazione, mentre "i fondamentali economici dell'economia europea rimangono solidi".
Da tutte queste dichiarazioni, vogliamo segnalare alcuni aspetti che suscitano in noi qualche perplessità.
In particolare, data la situazione del momento, ci sembra del tutto prematuro dichiarare che il rialzo dei tassi sarà "una tantum". Se le materie prime continueranno ad aumentare e con esse l'inflazione, non sarà certo un rialzo dei tassi di interesse dello 0,25% a frenare queste tendenze. Posto che la BCE ha deciso di focalizzarsi sul contenimento dell'inflazione a discapito della crescita economica, l'intervento sui tassi di riferimento dovrà essere di portata tale da impedire qualsiasi meccanismo di secondo livello (cioè sui salari).
Quest'ultima considerazione ci porta a segnalare le perplessità sulla "robustezza" dell'economia europea, visto che l'azione della BCE di queste settimane sembra puntare proprio ad indebolire ulteriormente l'economia europea. Un'economia molto debole infatti sembra l'unica possibilità di "congelare" con assoluta certezza (come sembra insistentemente perseguire la BCE) le richieste di aumenti salariali derivanti dall'aumento delle materie prime.
In conclusione, nonostante dichiarazioni che ostentano una certa sicurezza, la BCE non sembra offrire in questo momento una chiave di lettura univoca a del tutto credibile sui comportamenti e gli scenari futuri. Un ulteriore segnale che non solo gli operatori ma anche i Banchieri Centrali hanno notevoli difficoltà ad interpretare l'attuale fase del ciclo economico e dei mercati finanziari.


