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In calo il differenziale BTP-Bund

Da questa settimana incominciamo a pubblicare a puntate alcune vignette, di autore statunitense ma anonimo, che hanno incominciato a circolare tra gli operatori dell’obbligazionario e poi sul Web nel mese di gennaio e febbraio.

di Redazione GirlPower 25 mar 2008 ore 15:07

Forniscono una irriverente e parossistica ricostruzione della nascita e della morte del mercato subprime americano, attraverso  le varie fasi di vita di un prestito di quel genere ed il  suo vorticoso circolare sui mercati. Non siamo stati in grado di identificarne l'autore (chi disponesse di migliori informazioni è pregato di fornircele) ed abbiamo tradotto il testo, originariamente in inglese (un grazie a Giovanni Tortorolo per il lavoro di redazione).  
 

TITOLI DI STATO E TASSI

In una settimana estremamente volatile per i mercati azionari (la volatilità dei corsi borsistici è sui massimi recenti), il mercato dei titoli di stato della Zona Euro non sembra proprio in grado di trarre reali benefici. I guadagni in termini di prezzo ci sono, ma sono estremamente limitati sulle lunghe scadenze. Anche sulla parte breve i movimenti dei tassi restano piuttosto limitati. Diversa la situazione dei titoli a breve termine statunitensi che sono arrivati ai rendimenti più bassi che si ricordino dal 1954. I T-Bill a tre mesi (senza cedola e simili ai nostri BOT) rendono ormai meno di 40 centesimi di punto; poco di più il titolo semestrale.

Abbiamo visto crescere significatamene, in questo inizio di 2008, il premio che il nostro BTP deve offrire rispetto al suo omologo tedesco, il Bund. Giovedì 20 marzo, questo differenziale (che rende progressivamente più gravoso l'onere del debito per il nostro paese) è, però, diminuito, di poco più di 10 centesimi di punto, rispetto al massimo recente, superiore ai 65 centesimi di punto.

Ci siamo già domandati se il movimento di questo importante differenziale fosse da spiegarsi con problemi peculiari alla situazione italiana (crisi politica, possibilità che la crescita del PIL si riduca più della media UE , etc.) o se stesse scontando la difficile fase che stanno vivendo i mercati obbligazionari ed azionari. La risposta che avevamo timidamente azzardato era che, al 90%, le cause erano estranee all'Italia. Uno studio di ING ("Risk Aversion Grips European Govie Spreads" a cura di Paolo Pizzoli) ce lo conferma. L'economista italiano ha effettuato un'analisi di regressione (una metodologia statistica che mira ad individuare legami tra grandezze statistiche e verificarne il grado di  interdipendenza) sul movimento dello spread. Questa indagine ha effettivamente evidenziato che la parte preponderante del movimento è dovuta a fattori esogeni (tanto che coinvolge molti paesi europei, non solo certamente l'Italia, come si evidenzia dal grafico sottostante), anche se una parte limitata è da imputarsi a fattori domestici.  

 

 

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CORPORATE 

Seppure in miglioramento rispetto ai picchi registrati a metà mese, il premio medio del mercato del debito societario di alta qualità rispetto ai governativi tedeschi resta su livelli molto elevati. L'indice Itraxx Europe, che misura la percezione del rischio di credito derivante da  un paniere di 125 società europee, dopo aver toccato l'1,6% annuo, è sceso in pochi giorni, non particolarmente favorevoli per i mercati azionari, all'1,2%.

La settimana, tanto per cambiare, si segnala per il fenomenale proliferare di notizie e voci relative ai principali operatori attivi sul mercato finanziario all'ingrosso.  Le vicende di Bear Stearns hanno fatto la prima pagina dei giornali; notizie negative giungono anche da Credit Suisse. Voci incontrollate circolano a proposito di importanti banche inglesi e svizzere.

Meno risalto hanno avuto i discreti risultati di Morgan Stanley, Goldman Sachs e Lehman Bros che hanno visto gli utili fortemente ridursi nel primo trimestre 2008, ma in misura meno pronunciata rispetto alle previsioni (molti grandi broker hanno l'esercizio di bilancio sfalsato rispetto all'anno solare, dato che incomincia il 1 dicembre). Solo per informazione e meditazione, pubblico di seguito i dati relativi alla percezione della probabilità di insolvenza, impliciti nei prezzi oggi prevalenti sul mercato dei derivati di credito per alcuni nomi molto conosciuti dagli investitori. La probabilità risultante è quella cumulata a cinque anni (cioè il totale delle possibilità che, entro un temrine di 5 anni, si arrivi all'insolvenza), supponendo un tasso di recupero in caso di perdita molto limitato, come è d'uso per i nomi finanziari (io ho usato un 30%, equivalente ad una perdita del 70% in caso di insolvenza)

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HIGH YIELD

Anche il segmento ad alto rendimento e basso rating, come quello di più alta qualità, è oggi messo meglio di qualche giorno fa, con un rischio percepito in riduzione di circa il 10%.

Dagli Usa è ormai in arrivo quell'ondata di insolvenza che le agenzie di rating anticipavano da tempo, ma che non sembrava arrivare mai. In febbraio, quasi il 20% del debito high yield aveva rendimenti superiori a quelli dei titoli di stato, per almeno 10 punti (si parla quando è così di debito che tratta a livelli "distressed"). Tra i settori particolarmente in crisi, citiamo i media (specialmente i quotidiani) e le aziende legate alla pubblicità come le pagine gialle. La maggioranza delle emissioni in questi comparti trattano a livelli che danno per scontati il fallimento o interventi dolorosi per i creditori. Anche l'italiana Seat Pagine Gialle (rating BB- di Stanadard & Poor's, con possibili peggioramenti nel breve termine) sta scontando questo difficile momento del settore.

 

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PAESI EMERGENTI

Mentre il comparto societario (ad alto e basso rating) sembra dare qualche segnale di aver toccato il fondo, il comparto emergente, che nella prima fase della debacle del credito aveva resistito meglio di altri, continua a registrare un lento ma costante peggioramento.

I timori di una crisi americana e delle ricadute del dissesto di alcuni operatori finanziari sembrano continuare a condizionare le prospettive del debito governativo dei paesi meno sviluppati. Fanno il resto i timori circa la crescita dell'inflazione, che è in aumento dappertutto, dal Cile al Brasile, dalla Cina al Vietnam.

Da registrare i commenti degli annalisti di Fitch sulle prospettive del Brasile e del suo rating, di cui qualcuno pronosticava un miglioramento nelle prossime settimane, tanto da portarlo ad arrivare a BBB-.

Dopo l'aumento del rating assegnato nel maggio del 2007 (da BB il paese era stato promosso a BB+), gli analisti ritengono ora che la situazione economica mondiale renda più difficile del previsto il contesto economico, anche per il Brasile e che un'ulteriore promozione sia da escludere nei prossimi mesi, nonostante l'ottima salute delle finanze pubbliche e private.

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Le prime 3 vignette del  "MERAVIGLIOSO MONDO DEL SUBPRIME"

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Soldi e Lavoro

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