I bond e i consigli della stampa
Pur ammettendo che in linea generale le testate generaliste fanno un buon lavoro di approfondimento anche delle problematiche economiche e finanziarie, ultimamente ci capita di leggerne di tutti i colori
di Redazione Soldionline 18 nov 2011 ore 10:12Pur ammettendo che in linea generale le testate generaliste fanno un buon lavoro di approfondimento anche delle problematiche economiche e finanziarie, ultimamente ci capita di leggerne di tutti i colori. Ci riferiamo in particolar modo alla recente rincorsa da parte di molta stampa alla pubblicazione di manualetti di sopravvivenza, o kit del risparmiatore in cui si sciorinano pillole di saggezza e consigli per la gestione ottimale o- ancor peggio- senza rischi – del proprio portafoglio.
Non che tutti i buoi siano scappati, per carità. Ma certamente il portone è aperto da tempo e molti se ne sono già usciti.
Leggere consigli che suggeriscono di limitare l’esposizione ai titoli italiani al 20%, ora che la maggior parte dei titoli di stato ha perso tra il 5% e il 30% negli ultimi 3 mesi suona quasi un po’ come una presa in giro, soprattutto perché il problema viene evidenziato ora. La maggior parte dei risparmiatori che si è vista scivolare i prezzi i titoli li possiede da tempo, non li ha comprati ieri. Sono infatti probabilmente ben pochi coloro che sulla scorta di una buona dose di realismo e di prudenza si sono mossi per tempo.
Ciò che ci appare però particolarmente fuorviante sono le raccomandazioni per i nuovi acquisti. Ovvero, supponendo che comunque l’esposizione sia limitata, si può prendere in considerazione l’ipotesi di fare nuovi acquisti e se si, su quali scadenze? E qui casca l’asino.
Per proteggersi dal rischio di un potenziale default la maggior parte degli articoli consiglia titoli con scadenze ottimali sui due, tre anni e suggerisce di evitare scadenze elevate.
Sappiate che non vi è nulla di più errato!
La velocità con cui la crisi del debito si è propagata all’interno dell’ eurozona ci fa propendere per una relativa tranquillità solo per i titoli a brevissima scadenza, diciamo quindi bot a 3 mesi, al massimo 6 mesi. Su scadenze superiori siamo già estremamente più cauti. Riteniamo infatti che qualora si aprissero scenari di parziale “haircut” (letteralmente traducibile in “taglio di capelli” e riferito in finanza alla decurtazione del nominale a scadenza) sul rimborso del debito sovrano, i tempi sarebbero inferiori a quei due/tre anni su cui si focalizzano i consigli per gli acquisti caldeggiati su molti giornali. Proprio le scadenze dai 2 ai 5, 7 anni sono a nostro avviso quelle più problematiche perché potrebbero incappare in pieno nel rischio “haircut”, senza adeguata protezione.
Come abbiamo già evidenziato in passato (ed in particolare nel pezzo dello scorso 12 aprile: Curve dei rendimenti pericolosamente invertite), quando la curva dei rendimenti per scadenza dei titoli di stato si muove al rialzo e progressivamente in appiattimento lancia un segnale poco rassicurante. Questo movimento infatti indica che i mercati smettono di ragionare in termini di “rendimento” e iniziano a pensare solo in termini di “prezzo”, considerando sempre più probabile un evento di ristrutturazione del debito.
Se guardiamo oggi ai rendimenti dei titoli italiani ci troviamo di fronte una linea quasi retta parallela all’asse delle ascisse con valori intorno al 7%.
Guardate la tabella sottostante. Indica i titoli benchmark (ovvero ciascuno rappresentativo per la propria scadenza) ordinati per scadenze dai 3 mesi ai 30 anni. Le ultime due colonne segnalano il rendimento del titolo a scadenza, considerando il rimborso a 100 ovviamente.
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