NAVIGA IL SITO
Home » Notizie » obbligazioni italia » Cirio, il rischio era conosciuto

Cirio, il rischio era conosciuto

Secondo un ex manager di Jp Morgan gli obbligazionisti erano stati avvisati che si trattava di titoli privi di rating e che il gruppo aveva un indebitamento elevato

di Edoardo Fagnani 19 feb 2010 ore 15:22
Gentili lettori,
per utilizzare in modo corretto questa rubrica è importante tenere presente che:
- la rubrica ha lo scopo di monitorare per voi tutte le notizie importanti che vengono pubblicate settimanalmente sulle società italiane e i principali gruppi internazionali che hanno emesso Corporate Bond; non abbiamo incluso i gruppi più solidi, perché riteniamo del tutto improbabile un loro default;
- la rubrica non intende fornire analisi e valutazioni sulle società emittenti, o notizie specifiche sulle loro emissioni obbligazionarie, ma semplicemente effettuare il monitoraggio della stampa per consentirvi di reperire notizie che magari vi erano sfuggite. Chiaramente spesso da quelle notizie si possono trarre informazioni utili per valutare lo stato di salute della società, e quindi anche eventuali problemi sul rimborso delle emissioni;
- la rubrica è di fatto una rassegna stampa settimanale, quindi non contiene analisi e giudizi di chi la redige. In ogni caso, qualsiasi notizia o commento contenuto nella rubrica non può essere interpretato come sollecitazione a fare o non fare, acquistare o vendere. Qualsiasi decisione di investimento o disinvestimento sarà presa da voi in totale autonomia.


Ecco le notizie pubblicate dalla stampa nella settimana in corso:


Cirio
MF di martedì 16 febbraio ha riportato le dichiarazioni di un ex manager di Jp Morgan rilasciate nel corso del processo a Roma in merito al default di Cirio. Il banchiere ha evidenziato che in occasione del collocamento dei primi due bond da 150 milioni di euro emessi nel 2000 da Cirio Finance Luxembourg, gli obbligazionisti erano stati avvisati che si trattava di titoli privi di rating e che il gruppo alimentare aveva un indebitamento molto elevato. Le obbligazioni andarono in default nel 2003.
Il Corriere della Sera di giovedì 18 febbraio ha riportato le dichiarazioni rilasciate dall’ex numero uno di Parmalat, Calisto Tanzi, nel corso del processo in corso a Roma sul crac di Cirio. Secondo Tanzi, il prezzo di acquisti di Eurolat dalla società guidata da Sergio Cragnotti fu “spintaneo”, vale a dire fortemente consigliato dalla Banca di Roma, che voleva rientrare dall’esposizione nei confronti di Cirio. Eurolat fu pagata tra gli 800 e i 900 miliardi di lire, mentre Parmalat aveva offerto la metà.

Tango bond
Dall’ Associazione Risparmiatori Tangobond riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:
“T.S.C., acronimo di transazione stragiudiziale collettiva, nasce dall’esigenza di dare una risposta ed una possibilità agli italiani vittime del default Argentina (23.12.2001) di recuperare i loro risparmi. In questi cinque anni l'Associazione Risparmiatori Tangobond ha svolto attività di consulenza con concreti risultati sia in via stragiudiziale che giudiziale, mentre altre iniziative al momento non hanno portato a nulla. Sarà rimandata al mittente anche la prossima offerta dall'Argentina a condizioni miserande. La tanto attesa "class action" si è rivelata uno strumento inidoneo per le vittime di default finanziari, in quanto esclude queste ultime e, non avendo effetto retroattivo, non dispone per il passato. L'intento dell'Associazione Risparmiatori Tangobond. attraverso la T.S.C. è quello di portare avanti il dialogo con gli istituti bancari per realizzare tavoli di conciliazione amichevole. Tutti i bondholders possono aderire alla T.S.C., anche coloro che hanno venduto i titoli, che in passato hanno aderito alla TFA, all'OPS o sottoscritto l'ICSID. Il 23.12.2011 decadono i termini di prescrizione e la T.S.C. rappresenta l'ultima possibilità concreta per chi ancora in questi anni non si è attivato nei confronti dell'intermediario finanziario, inviando la lettera di messa in mora e bloccando la decorrenza dei termini. La partecipazione a questa iniziativa è gratuita per l'associato all'Associazione Risparmiatori Tangobond.
Affari&Finanza, l’inserto del lunedì del quotidiano La Repubblica, ha tracciato un profilo di Mercedes Marcò del Pont, il nuovo governatore della Banca Centrale Argentina. Il settimanale ha ricordato che la repubblica Argentina, dopo il default del 2001, non può ricorrere ai mercati internazionali per finanziarsi. Di conseguenza, lo stato si trova costretto a utilizzare le riserve dell’istituto per ripianare il deficit. La Banca Centrale Argentina, infatti, può contare su riserve per 49 miliardi di dollari.

Parmalat
Secondo i difensori di Bank of America, l’appello della procura di Milano contro la sentenza del tribunale che ha condannato Calisto Tanzi e ha assolto gli altri imputati coinvolti nel crack di Parmalat sarebbe inammissibile.
Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore di giovedì 18 febbraio hanno riportato la notizia che il marito di Laura Tanzi, una delle figlie di Calisto Tanzi, ha riconsegnato 11 opere appartenenti alla pinacoteca personale dell’ex numero uno di Parmalat. Secondo l’accusa i quadri sarebbero stati acquistati utilizzando i soldi dell’azienda.

Lehman Brothers
Il Sole 24 Ore di domenica 14 febbraio ha intervistato il numero uno di Numura, la banca giapponese che ha rilevato le attività di Lehman Brothers. Il manager ritiene che l’operazione sia stato un affare e considera l’integrazione perfettamente riuscita.

Piaggio
Secondo quanto scritto su Plus, l’inserto del sabato del quotidiano Il Sole 24 Ore, Roberto Colaninno starebbe valutando l’ipotesi di uscire dall’azionariato di Piaggio, in modo da concentrare tutti gli sforzi per rilanciare Alitalia. Sull’azienda di Pontedera potrebbe esserci l’interesse di alcuni gruppi indiani e cinesi, oltre ai grandi produttori di moto giapponesi. Immsi, la holding controllata da Roberto Colaninno, ha smentito seccamente - in quanto priva di qualsiasi fondamento - ogni ipotesi di cessione del controllo di Piaggio. La holding ha negato anche l'eventuale ingresso di soggetti terzi nell'assetto di controllo della società.

It Holding
Secondo quanto riportato da alcune agenzie stampa, le aste per la cessione di Malo e Gianfranco Ferré, al momento controllate da It Holding, dovrebbero tenersi entro la fine di marzo.
Il Sole 24 Ore di martedì 16 febbraio ha ribadito che i marchi Malo, Gianfranco Ferré e Ittierre saranno ceduti attraverso tre procedure distinte.
Il Sole 24 Ore di mercoledì 17 febbraio ha riportato la notizia che gli ex consiglieri di amministrazione di It Holding sono finiti nel registro degli indagati della Procura di Milano. L’accusa è di aggiotaggio. Tra gli indagati anche l’ex numero uno, Tonino Perna.

Commenti dal 1 al 1
(1)

Silvano domenica, 21 febbraio 2010

Capitali italiani giacenti ancora in Argentina!

Commento:
Secondo il quotidiano argentino del 18 febbraio 2010 “iProfesional.com” di Buenos Aires, sembra che l’Italia non è fra le migliori in Europa! Direi che deriva anche dai capitali enormi giacenti ancora oggi in Argentina e sottratti a quattrocentocinquantamila obbligazionisti italiani!

Italia, otro país que se suma a la "tragedia griega" por su escalofriante deuda pública
Finanzas | Jueves 18 de Febrero de 2010
Rubén Ramallo
© iProfesional.com
Mientras que todos los analistas ponen sus ojos en Grecia o España, el gobierno italiano debe enfrentar los problemas derivados de un enorme endeudamiento, que ya roza el 130% del PBI y equivale a cinco veces la deuda griega. La dura realidad que enfrenta hoy el territorio del polémico BerlusconItalia, un altro paese che si aggiunge alla “tragedia greca” per il suo debito pubblico crescente



Traduzione:
Finanza | Giovedi 18 Febbraio 2010

Mentre tutti gli analisti hanno gli occhi sulla Grecia o la Spagna, il governo italiano deve affrontare i problemi di un debito enorme, che rasenta il 130% del PIL ed è cinque volte il debito greco. La dura realtà che oggi ha di fronte il territorio del polemico Berlusconi.
La crisi finanziaria mondiale, che ha raggiunto nel 2009, lo stile degli anni Trenta, costringendo i paesi più sviluppati a fare appello a tutti i meccanismi disponibili per scaricare nelle loro economie miliardi di dollari allo scopo di salvare le banche ed evitare di cadere in una lunga e profonda recessione.

Il suo obiettivo era chiaro: ingigantire il budget della crescita attraverso programmi di investimenti pubblici, con l'unico scopo di ossigenare l'economia e prevenire i fallimenti che si moltiplicano.

Se il mondo ha imparato qualcosa in questi ultimi decenni, in molti casi, il ricorso alla compressione "fiscale" per riallineare i conti pubblici, è stato peggiore del male. Ed è per questo che tali politiche sono state espansive.

"La maggior parte di questi programmi sono stati finanziati con l'emissione massiccia di un nuovo debito che ad un certo punto ha superato il punto di riferimento della razionalità. Ed è quello che attualmente hanno a bordo due leader (italiano e argentino), come del resto gli investitori kraccati ", afferma l'analista Paul International Kummetz.

Naturalmente, è accaduto qualcosa di simile come quando i vigili del fuoco combattono un incendio: l'obiettivo fondamentale è quello di controllare le fiamme e non è preoccuparsi dei mobili o dei tappeti.

Ma ora è il momento in cui i vari governi cominciano a valutare se lo stato delle loro case è a rischio di collasso e come mettere le cose in ordine.

A questo proposito, Dario Epstein, Presidente della ricerca per gli operatori ed editorialista per CNN, ha detto che "nessuno dubitava, nel caos, che l'aiuto era necessario. Tuttavia, le conseguenze saranno nei prossimi trimestri, in cui molti governi hanno a che fare con l'indebitamento eccessivo.

Non c'è dubbio che all'interno dell’Europa il peso maggiore è costituito dalla Grecia, anche se la Spagna, il Portogallo e l'Irlanda hanno gravi problemi alla stabilizzazione.
Questo gruppo di paesi la stampa britannica li chiama "Pigs" (come dire carne di maiale in lingua inglese).
Tuttavia, vi sono molti analisti che hanno cominciato recentemente a fare riferimento a "PIGS" dopo che l'Italia si unì al gruppo delle nazioni in difficoltà.

Cristina Jimenez Orgaz abc.es analista, seriamente messa in discussione oggi, pone anche profonde preoccupazioni ed ha avvertito che non tutti i problemi sono limitati ai paesi come Italia e Belgio.

Timori circa i problemi del debito della Grecia, della Spagna, del Portogallo, dell’Irlanda e dell’Italia si sono riflessi nei mercati finanziari a causa delle fluttuazioni significative dei contributi, che riguardano anche gli altri partner europei dotati di una maggiore forza economica.

La mappa termica del Sovereign Risk Index

E ' proprio il problema del debito della Grecia, che ha messo sul palco centrale questo gruppo di paesi. Pertanto, la Royal Bank of Canada (RBC) ha preparato una "mappa termica", con l’indice del rischio sovrano dei paesi OCSE. Irlanda e Grecia sono due paesi che hanno maggiori probabilità di fallimento, mentre la Norvegia è il più solvibile. L'Italia è al quinto posto dopo il Regno Unito e prima della Francia.


Dalla tabella risulta che l'Italia ha gli stessi problemi di bilancio della Grecia, in merito alla sua origine, che riguardano un elevato debito pubblico, sia in termini nominali sia come fitta rete di impegno per pagamento di interessi.

Secondo l'indice, il paese più pericoloso della Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), è l'Irlanda. Questa presenta difficoltà nel suo equilibrio di bilancio, nel suo capitolo delle esportazioni, nella crescita del PIL ed in quella dell'inflazione.

L’analisi continua con la Grecia, che è medaglia d'argento, in quanto difetta in settori come il debito pubblico o per il saldo del conto corrente.
La medaglia di bronzo spetta al Portogallo, il cui principale ostacolo era il suo conto corrente.

L’Italia cerca di confondere e differenziare i numeri, ma gioca contro. Funzionari italiani hanno cercato di impedire l'inserimento dell’Italia nel gruppo di questi paesi a causa delle preoccupazioni generate dalla loro capacità di controllo dei loro disavanzi e debiti.

Tuttavia il governo italiano è molto impegnato a salvare la sua traballante economia con le proprie forze, nonostante sia impantanato nel debito: deve più soldi rispetto al suo PIL annuo.

Alla fine del 2007, era esattamente 104% della ricchezza prodotta ogni anno. Nel 2009 è andato al 110%. E si stima che entro il 2010 la percentuale salirà al 127,3%, secondo i dati OCSE.

Così, la penisola italiana sarà il primo paese nella classifica del debito, battendo comodamente la Grecia, il Belgio, il Portogallo ed il Regno Unito.

Con le cifre in vista, gli analisti ritengono che il suo problema più grande è il suo enorme debito, ma anche prendere in considerazione altri fattori correlati.
- L'Italia ha un debito di circa 1,8 miliardi di euro.

- Questa cifra è più di 5 volte quella della Grecia.
- Esso è un quarto del debito di tutta la zona euro.

- Il disavanzo delle amministrazioni pubbliche
supererà il 5% nel 2010.

Per aumentare i guadagni di una amministrazione rovinosa, il governo Berlusconi è stato costretto a fare il suo terzo condono fiscale in sei anni ed a prorogarlo fino al prossimo aprile.

Il fisco italiano credeva che l'evasione, nel 2009, fosse salita a 30.000 milioni di euro.


In questo contesto, il ministro del Welfare, Sacconi Mauruzio, alzò la voce quando disse: "Sono preoccupato per il rischio di fallimento del paese. Se c'è qualcosa di peggio che la recessione è il fallimento dello Stato, uno scenario improbabile, ma possibile" .

Questo enorme debito si lega allo sviluppo dei diversi settori economici, che nonostante le difficoltà da affrontare, sono senza l'assistenza necessaria.

A questo proposito, l'anno è iniziato con il cancellare le preoccupazioni di uno dei settori chiave della sua economia: le automobili, che per il paese è sinonimo di prestigio con il potente gruppo Fiat di Torino.

Questa settimana i rappresentanti dell'industria hanno incontrato il governo per negoziare un aiuto globale per il settore, che rappresenta oltre l'11% del PIL italiano.

Le cifre non sono ancora esposte, ma gli analisti suppongono che sarà molto lontano dai 6.000 milioni di euro annunciati dal governo francese per la propria industria.

E' che le casse dello Stato non si espongono per grandi spese ed il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, poche settimane fa, ha parlato di "prudenza" nella gestione della crisi, perché l'Italia
è "il terzo debito pubblico più grande del mondo."

La sentenza ha fatto sì che molti paesi siano in via di emissione di obbligazioni in questi tempi di crisi, per finanziare la spesa che stanno sostenendo, ad esempio, per salvare le banche a rischio di fallimento.

Conoscendo il ristretto margine di manovra nel quale può contare, Tremonti ha detto questa settimana che l'Italia ha bisogno di tirarsi fuori dalla crisi con "più regole e non con più capitale".

Il settore privato italiano è ben consapevole della situazione. Il presidente dei datori di lavoro della Confcommercio Carlo Sangali, ha descritto come "quantitativamente modeste" le misure anti-crisi adottate dal governo, ma ha giustificato la piccolezza degli aiuti di Stato, perché l'Italia è a conoscenza del proprio ambito ristretto.
Spinti dalla crisi, alla Spagna, al Portogallo ed alla Grecia sono stati ridotti i propri rating sul debito. La nota peggiore presuppone che, con la riduzione dei rating, i paesi devono pagare di più di interessi e questo fino alla restituzione del denaro avuto in prestito. Pagare di più di interessi comporta meno capacità di ripagare il debito, fino alla possibilità di arrivare al fallimento.

Il governo italiano dovrà affrontare il pagamento di 70.000 milioni di euro all'anno di interessi sul debito, secondo le ultime stime degli imprenditori della Confindustria.

In tale situazione "Sarebbe molto difficile salvare l'Italia. Dobbiamo far sì che ciò che si fa con la Grecia, ed eventualmente con Irlanda e Portogallo, sia anche da fare per risolvere il problema del governo italiano", ha detto Robert Mundell, economista premio Nobel e professore presso la Columbia University.

"Il livello elevato del debito avrebbe creato problemi per tutta la regione euro, dove l'aumento dei costi di assunzione dei debiti rende difficile, ai paesi stessi, pagare gli interessi sui prestiti", ha detto Mundell.

Come garantire il molto elevato debito italiano?

Il CDS (Credit Default Swaps), ossia il prezzo per garantire il debito pubblico di Grecia, Italia, Spagna e Irlanda, nei confronti di un eventuale default, è aumentato in questi ultimi giorni, dallo sconforto causato dalla mancanza di dettagli sul piano di sostegno per La Grecia, secondo i dati di CMA DataVision.

E’ evidente che il contratto di assicurazione, per questo tipo di investitori che acquistano azioni di un paese come l’Italia, viene scambiato a livelli molto vicini a quelli dei paesi emergenti.

Il CDS d'Italia a cinque anni è salito a 131 punti base, mentre quelli della Spagna sono circa 140 punti base e 155 punti base quelli dell’Irlanda (notare che i punteggi più alti sono a più alto rischio, e quindi, deve pagare un premio più elevato).

Ciò significa che per le obbligazioni italiane, il prezzo sale a € 131.000, per proteggere 10 milioni di euro in titoli italiani.

S & P e Moody's sono prudenti, ma ... secondo l'ultimo rapporto rilasciato dal rischio sovrano S & P, relativamente alla “flessibilità fiscale, l'Italia resta molto limitata“.

L'Agenzia ha inoltre sottolineato che “il governo italiano è stato costretto ad affrontare la recessione ed ha lanciato solo un modesto “pacchetto di incentivi”.

”La gravità della recessione dell'economia italiana ha portato ad un ulteriore deterioramento dei conti pubblici”, ha detto Trevor Cullinan, analista che dà voti sul credito.

S & P pone particolarmente l'accento sul debito pesante, visto che si trova vicino al più alto debito tra i paesi valutati.

”Il problema dell’Italia è il suo alto debito e la crescita debole”, ha dichiarato Alexander Kockerbeck, analista di Moody's, “ma questi sono problemi che strisciano e che sono esistiti per anni”.

Mentre un elevato debito crea una certa vulnerabilità, “la durata media delle emissioni italiane è di sei o sette anni. Questo significa che un eventuale aumento dei tassi di interesse e il conseguente aumento dell'indebitamento, incidono direttamente su tutto il debito pubblico”, ha detto Kockerbeck.

n° 1
da

Soldi e Lavoro

Come cambierebbe l'articolo 18

Come cambierebbe l'articolo 18

"Se uno modifica l'articolo 18 può chiamarsi come vuole: non è che mi arrabbio se lo fa Sacconi e sono contento se lo fa Renzi. Non ho mai vissuto un'emergenza così grave" Continua »

da

ABC Risparmio

Pensione anticipata per tutti: l’età la decide il lavoratore

Pensione anticipata per tutti: l’età la decide il lavoratore

Vittorio Conti, commissario straordinario dell'Inps ha recentemente parlato di pensione anticipata per tutti senza alcun limite d’età. Un'idea che non smette di far discutere Continua »