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Acquisizioni in vista per Parmalat?

Secondo Milano Finanza, il gruppo di Collecchio starebbe guardando ai succhi di frutta Pago (valutata 250 milioni di euro), a Granarolo e anche alla Francia. Parmalat potrebbe investire in operazioni straordinarie almeno un miliardo di euro nei primi sei mesi del 2009. Qualche indicazione da Cirio e da Giacomelli.

di Edoardo Fagnani 23 dic 2008 ore 10:41
Gentili lettori,
per utilizzare in modo corretto questa rubrica è importante tenere presente che:
- la rubrica ha lo scopo di monitorare per voi tutte le notizie importanti che vengono pubblicate settimanalmente sulle società italiane e i principali gruppi internazionali che hanno emesso Corporate Bond; non abbiamo incluso i gruppi più solidi, perché riteniamo del tutto improbabile un loro default;
- la rubrica non intende fornire analisi e valutazioni sulle società emittenti, o notizie specifiche sulle loro emissioni obbligazionarie, ma semplicemente effettuare il monitoraggio della stampa per consentirvi di reperire notizie che magari vi erano sfuggite. Chiaramente spesso da quelle notizie si possono trarre informazioni utili per valutare lo stato di salute della società, e quindi anche eventuali problemi sul rimborso delle emissioni;
- la rubrica è di fatto una rassegna stampa settimanale, quindi non contiene analisi e giudizi di chi la redige. In ogni caso, qualsiasi notizia o commento contenuto nella rubrica non può essere interpretato come sollecitazione a fare o non fare, acquistare o vendere. Qualsiasi decisione di investimento o disinvestimento sarà presa da voi in totale autonomia.


Ecco le notizie pubblicate dalla stampa nella settimana in corso:



Parmalat
Milano Finanza scrive che Parmalat sarebbe pronta a utilizzare gli 1,4 miliardi di euro in cassa per finanziare eventuali acquisizioni. Secondo il settimanale, il gruppo di Collecchio starebbe guardando ai succhi di frutta Pago (valutata 250 milioni di euro), a Granarolo e anche alla Francia. Parmalat potrebbe investire in operazioni straordinarie almeno un miliardo di euro nei primi sei mesi del 2009.
Parmalat ha comunicato che procederà in appello contro Citigroup in merito alla causa relativa al risarcimento per i danni derivanti dal fallimento del gruppo di Collecchio nel 2003.
Il Sole 24 Ore di sabato 20 dicembre riporta le dichiarazioni del procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, secondo cui la sentenza con cui Calisto Tanzi è stato condannato a dieci anni di carcere può essere migliorata e non esclude un’impugnazione della stessa. Lo stesso quotidiano finanziario ricorda che gli obbligazionisti che avevano investito in obbligazioni Parmalat Finance Corporation, in seguito concambiate con le azioni ora quotate a Piazza Affari hanno ottenuto un recupero dell’investimento pari a una cifra compresa tra il 17,6% e il 19,2% del capitale investito inizialmente. La percentuale sarebbe maggiore se venissero inclusi i dividendi pagati.
Il Giornale di sabato 20 dicembre, riporta le dichiarazioni di alcuni avvocati che consigliano agli ex obbligazionisti di Parmalat di fare causa alle banche che hanno venduto i bond, in modo da cercare di ottenere un risarcimento. Lo stesso quotidiano ha pubblicato un’intervista a Luca Sala, ex manager di Bank of America, secondo cui il gruppo di Collecchio ai tempi di Calisto Tanzi era una fabbrica di documenti falsi.
L’ADUC ha fornito il suo punto di vista alla sentenza del Tribunale di Milano che ha condannato l’ex numero uno di Parmalat, Calisto Tanzi, a 10 anni di carcere. “Con la sentenza del 18 dicembre, si è concluso il primo di due procedimenti penali per aggiotaggio pendenti a Milano. In questo primo troncone, che vedeva imputati per aggiotaggio e falsità dei revisori, gli ex amministratori della Parmalat e i revisori della Gran Thorton (ora, Italaudit in liquidazione) e della Deloitte, erano stati imputati e rinviati a giudizio anche alcuni ex funzionari di Bank of America (Bpfa). Le altre banche estere sono invece coinvolte nel cosiddetto secondo troncone per aggiotaggio, processo iniziato da qualche mese, avanti ad altro Collegio della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Milano. Ieri il Collegio della Prima Sezione del Tribunale Penale di Milano ha condannato Calisto Tanzi, mentre ha assolto da alcune contestazioni gli ex bancari Bofa, dichiarando non doversi procedere per intervenuta prescrizione per i fatti più risalenti nel tempo. L’eventuale condanna dei funzionari bancari avrebbe potuto comportare la condanna del relativo responsabile civile, Bank of America, al risarcimento dei danni a favore delle parti civili costituite. Questo esito era in parte atteso. Le imputazioni di aggiotaggio sono difficili da contestare e provare, ma, ciò nonostante, l’impianto accusatorio non è risultato del tutto infondato, almeno per quanto riguarda i fatti risalenti al 1999, ritenuti sussistenti dal Tribunale, ma ormai prescritti, anche grazie alle recenti riforme legislative. Il Tribunale, oltre alla condanna dell’imputato principale, ha sancito alcune applicazioni di pena concordata (patteggiamenti), mentre ne ha respinto altre, per la loro non congruità (Penca e Bianchi, ex revisori Gran Thorton). Dal punto di vista del risarcimento dei danni per coloro che si erano costituti parti civili, è mancato purtroppo l’esito più atteso, vale a dire la condanna degli ex funzionari di Bank of America. Ne prendiamo atto con rammarico, tenendo però presente che questa che si conclusa è solo una delle partite in corso. Oltre al processo del secondo troncone di Milano, sono in corso vari procedimenti a Parma, e alcune trattative dovrebbero arrivare ad una positiva definizione, almeno per coloro che hanno avuto la volontà di costituirsi parte civile. Noi abbiamo sempre riposto scarse speranze nei processi penali, sapendo come purtroppo vanno queste cose. Ciò nonostante, grazie al lavoro dell'avv. Osvaldo Pettene, abbiamo seguito ogni possibile strada per ottenere risarcimenti per i risparmiatori che si sono rivolti a noi. Attraverso la sezione del sito Internet dedicata agli investimenti finanziari abbiamo fornito costanti aggiornamenti su tutti i processi (si veda, ad esempio, l'ultimo dell'8 novembre scorso: http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=239485) e continueremo nel nostro impegno per far ottenere il massimo dei risarcimenti possibile.
Parmalat ha comunicato che, a seguito del procedimento di accreditamento delle azioni ai creditori del gruppo, il capitale sociale è aumentato di 19.170.095 euro, passando da 1.668.227.162 euro a 1.687.397.257 euro. L’aumento è dovuto all’assegnazione di  19.140.086 azioni e all’esercizio di 30.009 warrant.

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Silvano venerdì, 30 gennaio 2009

LA GIUSTIZIA SARA' UGUALE PER TUTTI

TANGO BOND, ARRIVANO LE SENTENZE DI APPELLO

L’etica relativa al credito vuole che quanto prestato sia restituito al legittimo proprietario. Le banche devono restituire ai risparmiatori quanto tolto loro ingiustamente, come nei casi Tangobond, Parmalat, Cirio. Finalmente si è capito che non solo il gioco per il risparmiatore non vale la candela, ma che la fiducia sui mercati finanziari dipende da serietà e sicurezza.
Non torna la fiducia quando finisce in: chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, non pensiamo più al passato . . . . . tutto si dimenticherà!

Non è possibile che vengano venduti titoli obbligazionari ad ignari risparmiatori, pur sapendo che l’emittente non potrà onorare ne gli interessi ne il capitale essendo in procinto di fallire!

Non è possibile che titoli emessi dall’Argentina e riservati alle banche, per scaricarne il rischio di fallimento vengano rifilati alla clientela retail dalle banche stesse. Tali risparmiatori ancora oggi ne subiscono le conseguenze! La sicurezza del capitale investito innanzi tutto!
La nuova finanza dovrà tener conto che per molti, troppi anni, le banche hanno trattato pacchetti composti di capitali veri insieme a capitali fittizi. Questi capitali tossici, in quanto privi di garanzie, sono stati propagati ovunque globalmente.

Non è riabilitante agli occhi dell’opinione pubblica attendere che un giudice condanni la banca al dovere mancato. Quando si commette un errore lo si deve ammettere altrimenti resta sempre vivo e vegeto marchiando a fuoco l’autore.
Purtroppo la situazione incresciosa ed infinita in cui le banche hanno affossato i risparmiatori italiani, vittime della frode gigantesca relativa al credito facile, ottenuto dall’Argentina con emissioni di titoli che agli ignari ed onesti risparmiatori non dovevano essere venduti, è ancora da risolvere. Tale frode è in conflitto di interesse perché le banche hanno caricato sui propri clienti il rischio della insolvibilità argentina, ben evidenziato dalle “offering circular” che destinavano ad investitori istituzionali l’acquisto di quei titoli.
I risparmiatori italiani sono stati traditi dalle banche le quali non hanno avuto il coraggio di affrontare il rischio del fallimento argentino e lo hanno caricato sulle spalle dei loro clienti.
Inoltre è nella violazione, sui contratti di vendita titoli, della regola di “NON ASTENERSI DAL RENDERE NOTO” e nella “MANCANZA DI INFORMAZIONI”, momento centrale di protezione del risparmiatore dal rischio di abusi nella gestione del suo patrimonio, che si è rinvenuta la negligenza delle banche.

“La Giustizia sarà uguale per tutti” quando i contratti di negoziazione sottoscritti e gli ordini di acquisto verranno dichiarati nulli e le banche intermediarie condannate al risarcimento dei danni.

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