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Una ripresa tuttora molto fragile

I dati economici pervenuti nei primi due mesi dell’anno confermano un quadro d’insieme disomogeneo

di Redazione Soldionline 9 mar 2010 ore 10:43
Articolo a cura di Corner Bank

I dati economici pervenuti nei primi due mesi dell’anno confermano un quadro d’insieme disomogeneo. Da un lato, i paesi emergenti dell’area asiatica del Pacifico mostrano una conclamata ripresa economica, non scevra tuttavia di zone d’ombra. Dall’altro lato, le economie avanzate, uscite – almeno tecnicamente- da una profonda recessione nella seconda parte del 2009, sono alle prese con una ripresa lenta dai contorni incerti e fragili, gravata da importanti sacche di senza lavoro e dall’impossibilità di creare nuova occupazione.

Scongiurato il rischio sistemico di una crisi finanziaria che nel 2008 aveva fatto precipitare le economie mondiali e aveva messo in ginocchio il settore bancario, il lento ritorno alla normalità non è stato lineare e, soprattutto, ha avuto un costo elevatissimo. Le autorità preposte hanno adottato politiche monetarie particolarmente espansive, sia attraverso tassi d’interesse prossimi allo zero, che con misure straordinarie di “quantitative easing” (allentamento quantitativo). Mentre queste ultime sono state  recentemente abbandonate, i bassi tassi d’interesse saranno  verosimilmente mantenuti anche nei prossimi mesi, stanti l’attuale fase di debole ripresa economica e il limitato aumento dei prezzi, generato esclusivamente dal rincaro delle materie prime e dell’energia. 

Superati i momenti drammatici di una crisi eccezionale, in alcuni paesi si stanno gradualmente abbandonando le politiche di emergenza,  attraverso  una “exit strategy”,sulla quale tuttavia il mondo economico appare   diviso. Proprio la fragilità della ripresa e la sua sostenibilità hanno indotto diversi economisti a richiamare la necessità del mantenimento di quelle misure di sostegno,  senza le quali il rischio di ricaduta in una nuova fase recessiva (double dip recession) non è del tutto escluso.

Mentre proseguiva il lento processo di “normalizzazione” di economie e sistemi finanziari seriamente provati, in gennaio è scoppiata la crisi dei conti pubblici che ha fatto riemergere nella sua interezza un “rischio paese”, solo parzialmente accantonato negli ultimi tempi, con conseguenti impatti negativi sui mercati e sull’economia.

La progressiva dilatazione dei deficit e dei debiti pubblici coinvolge direttamente molti paesi industrializzati (Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna ecc.), ma il problema si è acutizzato soprattutto nella zona euro. Il rischio di insolvenza paventato per la Grecia, che ha subito un pesante “downgrade” del proprio debito sovrano, e gli squilibri di bilancio di paesi come la Spagna, il Portogallo e, in generale, i cosiddetti paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna) gettano più di un’ombra sugli equilibri futuri dell’UEM. Il dissesto finanziario greco, diventato a tutti gli effetti una crisi europea, ha rimesso in discussione le fondamenta stesse della moneta unica nata nel 1999 e ha altresì   mostrato quanto sia stato fallace il trattato di Maastricht, atto fondante della moneta unica, con il suo assioma di correlazione diretta fra contenimento  di deficit e debito pubblico.

Frattanto, i dati reali e gli indicatori di tendenza dell’area restano abbastanza contraddittori e le prospettive per il 2010 non depongono a favore di una ripresa consistente. La Commissione Europea indica infatti un magro tasso d’espansione del PIL dello 0,7%, a fronte di una contrazione del 5% iscritta nel 2009. La dinamica congiunturale è di nuovo rallentata nell’ultimo trimestre del 2009, durante il quale è stata rilevata una sostanziale stagnazione dell’economia, ciò che ha contribuito a mantenere invariate le stime per il 2010.

Nel quarto trimestre del 2009 il rafforzamento della dinamica congiunturale in  Svizzera ha assunto maggior consistenza, ampliando il gap con la zona euro. Il PIL è infatti cresciuto dello 0,7% sul trimestre, grazie ai consumi interni e agli investimenti in impianti e attrezzature. Mentre l’intero 2009 è risultato essere un anno orribile per il commercio estero, segnali di ristabilimento sono affiorati negli ultimi mesi, accanto ad una situazione del mercato del lavoro peggiorata rispetto alla situazione precedente alla crisi, ma che, stando a recenti rilevazioni, non dovrebbe subire ulteriori marcati deterioramenti. Il barometro congiunturale del KOF in febbraio ha intanto toccato il punto più elevato dalla fine del 2007, sebbene il ritmo di crescita si sia raffreddato negli ultimi mesi, indicando un probabile rallentamento  nella prima parte del 2010. Le previsioni dei maggiori istituti di ricerca indicano comunque un aumento  del PIL ancora contenuto, che dovrebbe situarsi sotto l’1% quest’anno.

Negli Stati Uniti, il quadro macroeconomico appare in chiaroscuro. Il primo aggiornamento del dato sul PIL del quarto trimestre dell’anno mostra una progressione annualizzata del 5,9%, legata in gran parte agli investimenti industriali e al rallentamento nel processo di liquidazione delle scorte. Per i prossimi trimestri, i tassi di crescita ipotizzati appaiono più contenuti, intorno al 2-2,5%. Fra i maggiori problemi dell’economia statunitense v’è indubbiamente il deterioramento del mercato del lavoro, il cui tasso ufficiale di disoccupazione si muove intorno al 10% (quello reale è stimato intorno al 15%). Più che la percentuale dei senza lavoro, preoccupa in prospettiva l’impossibilità delle aziende Usa  di creare nuovi impieghi, una tendenza che, seppur stemperata nelle ultime rilevazioni mensili, appare ancora in essere e che, con i deboli tassi di crescita economica previsti, difficilmente potrà essere invertita in maniera sostanziale nei prossimi mesi.

Iris Canonica

CRONACHE DAI MERCATI FINANZIARI

Il Punto

Una serie di notizie sostanzialmente negative ha determinato la debolezza di fondo dei mercati azionari in questo primo scorcio dell’anno.
Le autorità cinesi hanno attuato i primi interventi volti a rallentare un’economia fin troppo esuberante, al fine di prevenire pressioni inflazionistiche e lo sviluppo di bolle speculative nel mercato immobiliare.
Nell’Eurozona, oltre al problema “Grecia”, si sono registrati dati macroeconomici che sottolineano una ripresa estremamente debole, nonostante una politica economica e fiscale ancora espansiva.
Anche l’earning season statunitense, sebbene sostanzialmente positiva, ha mostrato ancora una volta una crescita degli utili in gran parte legata al contenimento dei costi, più che a chiari segnali di ripartenza della domanda, quali l’aumento del fatturato.
Il concatenarsi di questi eventi ha contribuito a raffreddare gli entusiasmi sulla ripresa globale, con ripercussioni sui mercati azionari e delle materie prime industriali.
Se da un lato il mercato non sembra avere un forte potenziale di rialzo nel breve termine, dall’altro non si deve sottovalutare il permanere di condizioni favorevoli all’azionario, determinate dalla continuazione di politiche monetarie e fiscali decisamente accomodanti e dalla mancanza di vere alternative d’investimento (rendimenti obbligazionari non attrattivi).
Dopo il forte rally dello scorso anno, tuttavia, manca al momento un catalizzatore che sostenga un’ulteriore duratura salita dei listini.
A livello tattico in questa fase manteniamo un’esposizione azionaria sostanzialmente neutrale.
Da un profilo settoriale riteniamo opportuno un mix tra settori difensivi (quali il farmaceutico) e settori con maggior potenziale di crescita nel medio periodo (ad esempio le energie rinnovabili).
Con riferimento ai mercati obbligazionari principali, non vi sono stati movimenti di particolare rilievo nelle ultime settimane; in assenza di aspettative inflazionistiche, le oscillazioni si sono mantenute all’interno di range ristretti e su livelli assoluti storicamente bassi.
Movimenti importanti si sono peraltro registrati all’interno dell’Eurozona, con sensibili aumenti dei differenziali di rendimento tra i vari paesi, sull’onda della crisi del debito greco.
Nonostante il restringimento degli spread, il comparto “corporate” conserva un leggero margine rispetto ai titoli governativi.
Riteniamo tuttora opportuno mantenere un posizionamento sulla parte breve della curva (1-3 anni) e su debitori di elevata qualità.
Con riferimento ai mercati valutari, finché regnerà l’incertezza sull’evoluzione della problematica “Grecia”, la divisa comunitaria sarà tendenzialmente debole contro tutte le principali monete. Riteniamo inoltre che in questa fase il dollaro continuerà a restare sostenuto.

Strategie Investimento


VARIAZIONI DEI PRINCIPALI INDICI E CAMBI

 

  26.02.2010 05.03.2010        min/max 2010  
NY - DJII 10325.26 10566.20 2.33% 9835.09 10729.89 1.32%
NY - NASDAQ 2238.26 2326.35 3.94% 2100.17 2327.03 2.52%
NY - S&P 500 1104.49 1138.70 3.10% 1044.50 1150.45 2.12%
UE- DJ EUROSTOXX 50 2728.47 2877.44 5.46% 2617.77 3044.37 -2.99%
FR - DAX 5598.46 5877.36 4.98% 5433.02 6031.14 -1.34%
ZH - SMI 6710.99 6847.78 2.04% 6240.24 6855.07 4.61%
LO - FTSE100 5354.52 5599.76 4.58% 5033.01 5605.38 3.45%
PA - CAC40 3708.80 3910.42 5.44% 3545.91 4088.18 -0.66%
MI  - FTSEMIB 21068 22278 5.74% 20466 24059 -4.17%
TK - NIKKEI 10126.03 10368.96 2.40% 9867.39 10982.10 -1.68%
HK - HANG SENG 20608.70 20787.97 0.87% 19423.05 22671.92 -4.96%
             
             
USD/CHF 1.0734 1.0742 0.07% 1.0131 1.0899 3.73%
USD/JPY 88.97 90.28 1.47% 88.14 93.77 -2.95%
USD/CAD 1.0517 1.0288 -2.18% 1.0225 1.0781 -2.32%
EUR/USD 1.3631 1.3626 -0.04% 1.3436 1.4579 -4.85%
EUR/CHF 1.4630 1.4633 0.02% 1.4558 1.4905 -1.37%
EUR/GBP 0.8946 0.9000 0.61% 0.8603 0.9150 1.48%
GBP/USD 1.5238 1.5137 -0.66% 1.4784 1.6458 -6.39%
GBP/CHF 1.6355 1.6264 -0.56% 1.5993 1.7114 -2.84%

*variazione da fine 2009 – A cura della Cornèr Banca
Fonte Bloomberg


da

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