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Le aspettative di Davos 2012

Con la crisi del debito nell’Eurozona che ancora presenta parecchio lavoro da fare, il meeting del World Economic Forum - apertosi il 25 gennaio a Davos, in Svizzera - potrebbe apparire superfluo.

di Redazione Soldionline 27 gen 2012 ore 16:16
di Leo Alkalay, Senior Analyst at eToro

Con la crisi del debito nell’Eurozona che ancora presenta parecchio lavoro da fare, il meeting del World Economic Forum - apertosi il 25 gennaio a Davos, in Svizzera - potrebbe apparire superfluo. Dopo tutto, gli uomini e i soggetti-chiave della politica non si incontrano già regolarmente per discutere della crisi economica globale? E con che risultati? Che cose rende Davos differente e, proprio per questo, rilevante?

I fautori sostengono che Davos riunisce non solo politici, economisti, capitani d’industria e dirigenti d’impresa, ma anche lobbisti di industrie innominabili, che possono far sentire la propria voce e, a turno, far arrivare un messaggio ai propri “servi”. Un partecipante comune crede che l’importanza stia nel fatto che si tratta di un forum indipendente, che riunisce una moltitudine di persone e di idee che potrebbero aumentare la consapevolezza sia delle sfide, sia delle opportunità con cui il mondo si sta confrontando ora.

Il tema del forum è “La grande trasformazione: dare forma a nuovi modelli” e all’ordine del giorno ci sono: futuro del capitalismo, disoccupazione e creazione di lavoro, cyber-sicurezza. Gli scettici sostengono da sempre che Davos sia “tutto parole e niente fatti”. Primo tra loro è Mohamed El-Erian, CEO di Pimco, che pensa che il forum non avrà nessun impatto concreto. Ma anche la maggior parte dei partecipanti si aspetta che non ne esca qualcosa di sostanziale.
 
Di questo parere è anche l'economista e premio Nobel Joseph Stiglitz, che sta prendendo parte al forum, dove presenterà la propria cupa visione. Stigliz prevede il rischio di un’altra crisi del credito e ritiene che la “carenza di risposte appropriate dai governi” peggiorerà le cose. Oppure, per dirla con le parole di Kenneth Rogoff, economista e professore ad Harvard: “La paralisi politica è impressionante”. Ma mentre gli scettici dicono che l’incontro non risolverà i problemi, i sostenitori affermano che il punto è sviluppare soluzioni, alcune delle quali possono richiedere un pensiero “fuori dagli schemi” che potrebbe arrivare da chi non è solitamente coinvolto nella discussione.
 
Nessun tema d’alto livello all’ordine del giorno di Davos, né presunti meeting segreti dell’ IGWEL (Informal Gathering of World Economic Leaders). Gli esiti di questi meeting poi di solito vengono resi noti molto tempo dopo, se vengono resi noti. Per quanto, alcune delle idee “fuori dagli schemi” che sono emerse dall’IGWEL alla fine si sono trasformate nel NAFTA e nell’Earth Summit del 1992.
 
Certamente c’è la speranza che forse, in un contesto più informale e rilassato, i leader mondiali possano arrivare a una soluzione creativa della crisi dell’Eurozona. Quantomeno, dal momento che Davos offre ai partecipanti l’accesso a leader e decisori politici, l’IGWEL potrà ascoltare direttamente le istanze di chi è colpito e privato dei propri diritti dalla crisi.


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