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Crisi dell’euro: riforme o declino?

La crisi debitoria di Eurolandia, innescata dalla Grecia con conseguenze dirette in altri paesi dell’area, ha assunto proporzioni inaspettate nei mesi di marzo e aprile, mettendo in serio pericolo i già fragili equilibri europei

di Redazione Soldionline 14 giu 2010 ore 15:20
Articolo a cura di Corner

La crisi debitoria di Eurolandia, innescata dalla Grecia con conseguenze dirette in altri paesi dell’area, ha assunto proporzioni inaspettate nei mesi di marzo e aprile, mettendo in serio pericolo i già fragili equilibri europei. Unico collante di un’unione fra Stati ed economie dissimili, la moneta unica europea sta facendo le spese dell’assenza di unità economica, fiscale e politica, nonché di importanti problemi strutturali nei confronti dei quali le autorità preposte dell’area non hanno mai voluto o potuto intervenire radicalmente.  

Oltre al progressivo deprezzamento della moneta unica -che ha spinto gli investitori verso  tradizionali beni e monete rifugio come l’oro e il franco svizzero-, l’acuirsi della crisi ha provocato un ulteriore ampliamento dei differenziali di rendimento nei titoli di Stato, con tutto ciò che questo comporta in termini di rifinanziamento e di servizio sul debito. Al momento, il rendimento del Bund tedesco con scadenza decennale si situa al 2,5%, mentre quello del Tesoro greco di analoga durata supera l’8%.  

In un clima ammantato di tensioni e di apprensioni, che ricorda quello vissuto subito dopo la dichiarazione d’insolvenza della Lehman Brothers,  anche i mercati azionari sono andati in fibrillazione, battendo in ritirata  soprattutto nel mese di maggio  e vanificando così i guadagni dei primi quattro mesi dell’anno.  Sulla vulnerabilità e  sull’instabilità dei mercati finanziari hanno ulteriormente influito le misure unilaterali adottate dalla Germania (il divieto delle vendite allo scoperto su una serie di titoli), che hanno altresì sollevato dubbi sull’effettiva esistenza di un’unità d’intenti, nonché di coordinazione da parte delle istituzioni dell’UEM.  

Se l’Europa piange sui propri debiti, Stati Uniti e Giappone non possono certo gioire della loro situazione, alla luce del graduale peggioramento dei rispettivi conti pubblici che ha provocato considerevoli dilatazioni  nel deficit e nel debito  ( il deficit di bilancio Usa e quello nipponico superano il 10% dei rispettivi PIL). Il rischio del contagio non solo all’interno dell’UE, ma anche in altre aree del pianeta, è dunque tutt’altro che scongiurato, mentre la mannaia  del  “downgrade” del debito sovrano di questi paesi è dietro l’angolo. 

La gravità della situazione ha spinto le autorità europee, in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, a varare un piano di stabilizzazione il cui valore potrebbe arrivare a 750 miliardi di euro e sul quale molto si è detto e discusso. Se questo piano ha evitato il peggio, rassicurando momentaneamente i mercati, la risoluzione del problema è ben lungi dall’essere trovata e la reazione degli investitori e dello stesso mondo politico lo indica chiaramente. La promulgazione di misure d’austerità da parte di molti paesi europei, nel tentativo di raddrizzare  conti pubblici talvolta disastrati, se da un lato rappresenta un intervento necessario e imperativo, dall’altro rischia però di inficiare una ripresa che in Europa appare ancora molto debole, frammentata e instabile.  

Il tutto è aggravato dal fatto che la crescita strutturale del PIL europeo negli ultimi decenni ha accusato un chiaro rallentamento. Lo ha messo bene in luce un’analisi del “Financial Times”, indicando come fra il 1981 e il 1993  il PIL europeo sia cresciuto mediamente all’anno del 2,25%, mentre nel periodo  compreso fra il 1993 e il 2003 la progressione è stata del 2% e ora è confinata all’1%. Il tasso strutturale di crescita in Europa risulta pertanto troppo basso per creare rilevanti quote di occupazione  (il tasso di disoccupazione europeo veleggia intorno al 10%)  e per sostenere i sistemi sociali e pensionistici, in un’area dove il calo demografico e l’aumento delle aspettative di vita  pongono seri problemi di sostenibilità finanziaria agli enti pubblici.  

Mentre le autorità politiche e monetarie dei paesi europei cercano di raddrizzare la situazione dei conti pubblici con misure drastiche (congelamento della spesa pubblica, tagli, aggravi fiscali ecc.) la sfiducia verso la moneta unica non accenna a diminuire e le prospettive a breve medio termine non sono certo rallegranti. 

Negli ultimi mesi, anche dalla zona euro sono comunque pervenuti dati reali e indicatori di tendenza indicanti un parziale miglioramento della dinamica congiunturale. Il PIL dell’area è cresciuto nei primi tre mesi dell’anno di un modesto 0,2% sul trimestre  e dello 0,5% sull’anno, accanto ad un aumento dei livelli di produzione. Fra i 16 dell’UEM si riscontrano tuttavia differenze sostanziali, mentre la Germania si riconferma a pieno titolo locomotiva europea. Alcuni precursori di tendenza (indice IFO, PMI manifatturiero ecc.)hanno tuttavia subito recentemente delle contrazioni, sotto il peso degli effetti della crisi debitoria dei paesi dell’area. L’aggiornamento delle stime della Commissione Europea mostra  un tasso d’espansione dello 0,9%% per il 2010, una percentuale inferiore rispetto a quella ipotizzata per paesi come gli USA e il Giappone, che rischia inoltre di venire smentita dalle negative ripercussioni provocate dalla messa in atto delle misure di austerità adottate dai paesi dell’area. In ambito di politica monetaria non sono al momento ravvisabili modifiche sostanziali, stante anche l’attuale contenuta crescita dei prezzi al consumo (+1,5% su base annua). 

Rispetto ai vicini dell’UEM, la Svizzera presenta un più chiaro rafforzamento della dinamica congiunturale, con prospettive di crescita del PIL per il 2010 fra l’1,5% e il 2%. Il miglioramento dell’attività tocca gran parte dei settori economici, con l’esportazione e la domanda interna in crescita. L’aumento dei consumi interni è proseguito nel primo trimestre dell’anno, sostenuto dai bassi tassi d’interesse e dalla  rapida e in parte inaspettata ripresa del mercato del lavoro (attualmente il tasso di disoccupazione si situa al 4%).   L’apprezzamento del franco svizzero contro euro è tuttavia diventato fonte di preoccupazione, soprattutto per quanto riguarda i nostri principali partner commerciali europei, e getta qualche ombra sulle prospettive future.   

Iris Canonica
 

Il Punto 

Nelle scorse settimane, il fattore dominante nei mercati finanziari è stato l’allargamento della crisi greca a tutta l’area dell’Euro, con rilevanti implicazioni, sia di tipo macroeconomico che di avversione al rischio, che hanno contagiato i listini azionari, avviando una nuova fase di ribassi ed elevata volatilità.  Sebbene le decisioni delle autorità europee nel weekend del 9 maggio abbiano allontanato pericoli di default di alcuni dei paesi periferici della Zona Euro, i timori degli operatori sono per un sensibile rallentamento della crescita globale ed un probabile “double dip” in Europa, oltre che sulle prospettive della divisa comunitaria.

Tuttavia, se da un lato l’azionario non sembra avere un forte potenziale di rialzo, a seguito della diminuzione delle aspettative di crescita (a causa delle politiche fiscali restrittive che stanno per essere avviate nei vari paesi europei ed ai probabili contraccolpi nei consumi interni), dall’altro non si deve sottovalutare il permanere di condizioni sostanzialmente favorevoli ai listini, determinate principalmente dalla continuazione di politiche monetarie decisamente espansive e dalla mancanza di vere alternative d’investimento (rendimenti obbligazionari non attrattivi).

La volatilità elevata delle ultime settimane ci accompagnerà peraltro anche nei prossimi mesi.

A livello tattico in questa fase manteniamo un approccio prudente al mercato azionario, pur non escludendo importanti variazioni di asset allocation a fronte di violenti impulsi rialzisti o ribassisti.

Il mercato obbligazionario è stato l’epicentro della crisi; a seguito delle decisioni delle autorità europee del 9 maggio, la situazione si è parzialmente normalizzata, tuttavia il sentimento degli operatori resta negativo, considerando tali interventi come non risolutori.  Continua quindi la fase di avversione al rischio, che ha determinato un’ulteriore compressione dei rendimenti dei titoli reputati “risk free” (bund tedeschi) ed un sensibile allargamento degli spreads sia per i titoli dei paesi periferici dell’Eurozone, sia per i comparti high yield.

Riteniamo che questa fase di repricing del rischio durerà anche nelle prossime settimane, per cui continuiamo a valutare opportuno restare posizionati su debitori di elevata qualità e sulla parte breve della curva (scadenze 1-3 anni).

Con riferimento al comparto valutario, riteniamo che la debolezza dell’Euro proseguirà anche nei prossimi mesi, a fronte di una continua domanda delle divise considerate “rifugio”, quali dollaro e franco svizzero. Nel breve periodo, in caso di un allentamento delle tensioni, potremmo tuttavia assistere ad un rimbalzo tecnico della divisa comunitaria, a causa dell’elevato livello di ipervenduto raggiunto nelle ultime sedute. 

Strategie Investimento 

VARIAZIONI DEI PRINCIPALI INDICI E CAMBI 

 

04.06.2010

11.06.2010

 

min/max 2010

2010*

NY - DJII

9931.97 10211.07 2.81% 9757.55 11258.01 -2.08%

NY - NASDAQ

2219.17 2243.6 1.10% 2100.17 2535.28 -1.13%

NY - S&P 500

1064.88 1091.6 2.51% 1040.78 1219.80 -2.11%

UE- DJ EUROSTOXX 50

2553.59 2638.31 3.32% 2448.10 3044.37 -11.06%

FR - DAX

5938.88 6047.83 1.83% 5433.02 6299.58 1.52%

ZH - SMI

6298.97 6426.74 2.03% 6029.16 6990.70 -1.82%

LO - FTSE100

5126.00 5163.68 0.74% 4898.49 5833.73 -4.60%

PA - CAC40

3455.61 3555.52 2.89% 3287.57 4088.18 -9.67%

MI  - FTSEMIB

18735 19660.27 4.94% 18044 24059 -15.43%

TK - NIKKEI

9901.19 9705.25 -1.98% 9378.23 11408.17 -7.98%

HK - HANG SENG

19780.07 19872.38 0.47% 18971.52 22671.92 -9.14%

 

           

 

           

USD/CHF

1.1627 1.1493 -1.15% 1.0131 1.1731 10.98%

USD/JPY

91.9 91.65 -0.27% 87.95 94.99 -1.47%

USD/CAD

1.0629 1.0322 -2.89% 0.9931 1.0853 -1.99%

EUR/USD

1.1967 1.2112 1.21% 1.1877 1.4579 -15.42%

EUR/CHF

1.3918 1.3921 0.02% 1.3734 1.4905 -6.17%

EUR/GBP

0.8279 0.83246 0.55% 0.8211 0.9150 -6.14%

GBP/USD

1.4454 1.4552 0.68% 1.4231 1.6458 -10.01%

GBP/CHF

1.6801 1.6723 -0.46% 1.5793 1.7114 -0.10%

*variazione da fine 2009 – A cura della Cornèr Banca
Fonte Bloomberg

TAG: crisi , euro

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