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Cosa è più importante di Trump?

Oggi vi segnaliamo che i dati di ieri per l’inflazione PCE negli Stati uniti hanno cambiato le aspettative degli operatori sui tassi ufficiali: si è avvicinato il momento di break-out per i mercati obbligazionari

di Valter Buffo 2 mar 2017 ore 09:21

Commento giornaliero di www.recce-d.com

 

Vi abbiamo già scritto ieri, e vi ripetiamo oggi: non fatevi distrarre dagli indici di borsa, lo show in queste settimana è tutto da un’altra parte. In Recce’d siamo convinti che per noi, e per voi risparmiatori, che seguite SoldiOnline.it, c’è un solo tema che sovrasta per importanza, tutti gli altri (incluso Trump). Ed è la Federal Reserve: per questo, riprenderemo stamattina dal punto dove ieri via avevamo lasciati su SoldiOnline.it. Il dato pubblicato ieri per i prezzi (indice calcolato con il metodo PCE) la dice tutta: siamo allo 1,9% di crescita dell’indice, anno-su-anno (grafico più in basso), e l’obbiettivo della Federal Reserve sta al 2%. Cosa vuole dire la parola “obbiettivo”? Vuole dire che quello è il tasso di inflazione che la Banca Centrale giudica “normale”: bene, e allora, se ci siamo? Bene, chi ci legge deve pensare che ad una inflazione “normale” (con disoccupazione normale e crescita normale) la Banca Centrale deve fare corrispondere tassi “normali”. Che significa “normali”? C’è grande dibattito: una cosa però è certa, ed è che allo 0,75% non siamo neppure vicini. Il dibattito tra gli economisti è fitto: e si concentra sul tasso “reale”, ovvero “nominale meno inflazione”. Nessuno propone, comunque, tassi reali negativi: che significa che, anche per chi è su posizioni più “espansive” oggi i tassi ufficiali dovrebbero essere al 2%, e sono allo 0,75%, mentre con i famosi “tre rialzi nel 2017” si arriverebbe appena allo 1,75% a fine 2017, con una inflazione media superiore al 2%. Ecco: questo punto è più importante di Trump: perché Trump ha zero controllo su questa situazione, e anzi potrebbe solo peggiorare la situazione con annunci di politiche di spesa pubblica in deficit (o tagli alle tasse, che è lo stesso). La vera battaglia del 2017 è appena cominciata: ascolteremo, con grandissima curiosità, ciò che dirà Yellen venerdì prossimo: nel frattempo, la posizione del mercato è cambiata in modo violento e drammatico, passando da un 40% di probabilità di rialzo venerdì scorso al 73% di ieri, che potete vedere nella prima tabella sotto.
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CONCLUSIONE   Recce’d oggi vi segnala che I dati di ieri per l’inflazione PCE negli Stati uniti hanno cambiato le aspettative degli operatori sui tassi ufficiali: si è avvicinato il momento di break-out per i mercati obbligazionari

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Fonte: Bloomberg

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Fonte: FRED

Nel daily dedicato ai Clienti, The Morning Brief, di oggi 2 marzo 2017, abbiamo trattato i seguenti temi:

  1.     E’ arrivata la scossa che noi di Recce’d aspettavamo: le Borse hanno rotto gli indugi, ora vedremo la reazione negli altri settori del mercato
  2.     Inflazione tedesca ieri al 2,2% anno-su-anno. Un dato che provocherà una lunga serie di reazioni (anche per l’Italia)
  3.     Il dato PCE per l’inflazione negli USA sale ieri allo 1,9%, ma il dollaro stamattina rimane a 1,0550 e non segue l’euforia delle Borse
  4.    SEZIONE L'OPERATIVITA'    questa settimana vedremo i segnali operativi che ci arrivano dai mercati delle obbligazioni in questo periodo: perché Trump con le obbligazioni … non funziona?
  5.     SEZIONE L'ANALISI    questa settimana approfondiremo ulteriormente per i nostri Clienti il tema delle materie prime, che ha suscitato un ampio interesse la settimana scorsa

 

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