Usa, novembre grigio per l’economia
di Marco Delugan 3 dic 2010 ore 16:49Cominciamo dal mercato del lavoro, elemento decisivo per l’eventuale futura ripresa dell’economia americana. Il numero degli occupati nei settori non agricoli è cresciuto di sole 39mila unità, molto al di sotto delle attese degli analisti (+155mila). Il tasso di disoccupazione è inoltre salito al 9,8%, il livello più alto dal mese di aprile di quest’anno. In ottobre era al 9,6%. Anche in questo caso il risultato è peggiore di quanto attendessero gli analisti (9,6%).
Per quanto riguarda i posti di lavoro, il settore dei servizi ne ha creati 65mila, mentre quello di produzione di beni ne ha persi 15mila. In particolare: il settore minerario ne ha prodotti 3mila, quello delle costruzioni ne ha persi 5mila, e quello manifatturiero 13mila.
I compensi medi orari sono rimasti sostanzialmente stabili, a 22,75 dollari. Gli analisti si aspettavano un incremento dello 0,2%. Anche la durata media della settimana lavorativa è rimasta stabile, a 34,3 ore.
Oltre alla perdita di posti lavoro, il settore manifatturiero ha visto ridursi in novembre la quantità degli ordini ricevuti. La flessione è stata dello 0,9%, più ampia di quella prevista dagli analisti (-0,7%). La flessione viene dopo tre mesi consecutivi di crescita. Gli ordini di beni durevoli sono calati del 3,4%, quelli di beni non durevoli sono aumentati dell’1,5%.
Segnali positivi, invece, dai settori non manifatturieri. L’indice elaborato dall’Institute for Supply Management – l’ISM non-manufacturing index – è infatti salito a 55 punti dai 54,3 di ottobre. Il risultato è in linea con le attese degli analisti. Letture sopra i 50 punti segnalano che più imprese, tra quelle consultate, hanno riportato la crescita dell’attività produttiva di quante abbiano invece sperimentato una diminuzione. Positivi gli indici sull’attività produttiva (57,0), dell’occupazione (52,7), e dei nuovi ordini (57,7).
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