Valute, uno sguardo su Giappone e Cina (UBP)
di Edoardo Fagnani 4 mar 2010 ore 10:03"Il Giappone oggi avrebbe bisogno di svalutare la propria divisa. Per la Cina invece vale il discorso opposto. Le ragioni sono principalmente economiche. Una deflazione persistente malgrado i molteplici piani di rilancio degli ultimi venti anni, nel 2009 una recessione che non si vedeva dagli anni 30, le finanze pubbliche in uno stato pietoso, la scarsa considerazione accordata da parte delle autorità locali agli investitori internazionali … gli argomenti di certo non mancano per giustificare la cautela quando si esamina la Borsa di Tokyo. La sua valutazione attuale ne fa uno dei mercati meno cari al mondo.
Per quanto riguarda le capacità di attrazione del mercato borsistico, è piuttosto verso il grande fratello – non sempre amico – del Giappone che si volgono gli sguardi: una crescita economica invidiabile, una netta preferenza per un aumento dei prezzi rispetto alla deflazione, finanze pubbliche che anche gli svizzeri invidiano, apertura agli investitori internazionali grazie alla piazza finanziaria di Hong Kong, la Cina sembra essere riuscita là dove il fratello minore ha fallito. Sostenendo massicciamente il dollaro, le autorità cinesi evitano un apprezzamento dello Yuan che sarebbe dannoso per il settore delle esportazioni, oggi vitale per il Paese. Risultato, lo Yuan è oggi sottovalutato di un buon 30% rispetto al dollaro.
Quindi, acquistare azioni sul mercato giapponese proteggendosi contro il ribasso del corso del cambio e fare il contrario in Cina: oltre alla decorrelazione, il trattamento separato delle valute offre il vantaggio di affinare le proprie decisioni di investimento".
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