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Valute: teorie vs realtà

Il mercato continua a fornirci spunti e riflessioni. Ieri sembrava tutto tranquillo quando è sopraggiunta un’ondata di avversione al rischio che ha coinvolto l’azionario

di Redazione Soldionline 24 feb 2010 ore 08:12
Articolo a cura di FXCM.it

Capita spesso di avere una strategia di trading (un piano) che sulla carta (paper trading), oppure nel back test (se è un sistema algoritmico), ritorna risultati sorprendenti. I trade sono puliti e ordinati, sia in profitto che in perdita. Se non che, nel momento del passaggio dalla teoria alla pratica sul conto reale, cade gran parte di questa pulizia e ci si ritrova con ingressi leggermente in ritardo, profitti presi in anticipo, perdite che vengono lasciate accumulare. Ovviamente arriva a questo punto la stoccata finale, come il “Moralizzatore” di un noto show televisivo, che con il proprio dito indice predica incessantemente: “ahi ahi ahi! Il piano non lo segui mai!”. In effetti di solito è così: premere il grilletto per entrare nel mercato vero rende le cose più difficili psicologicamente e quella titubanza rende gli ingressi meno precisi, oltre a indurci a prendere profitto quando ancora le condizioni permetterebbero di proseguire. In inglese si dice “plan the trade, and trade the plan” ossia: crea un piano e seguilo. Solo così rimaniamo davvero sinceri intellettualmente e potremmo agire con più fiducia. Il mercato continua a fornirci spunti e riflessioni, così come la giornata di ieri: sembrava tutto tranquillo quando è sopraggiunta un’ondata di avversione al rischio che ha coinvolto l’azionario, oltre al forex. Il Dollaro è tornato a regnare su tutti tranne lo Yen, mentre le valute che ne hanno risentito di più sono state le commodity currencies (Aud, Nzd, Cad, Sek, Nok) che hanno risentito (specie il Cad) dello scivolone nel prezzo di petrolio e oro. Oltre all’avversione al rischio, è probabile che molti investitori abbiano ridotto la loro esposizione visto che oggi alle ore 15.00 GMT (ore 16 nostre) parla Bernanke della “sua” politica monetaria. Dovrebbe spiegare innanzitutto la ratio dietro l’innalzamento del tasso di sconto che ha scosso i mercati giovedì scorso, quindi è probabile che l’evento di oggi sarà proprio questo. Vista la “discesa libera” della fiducia dei consumatori USA (sceso da 56.5 a 46), Bernanke non avrà vita facile e le sue parole peseranno sul mercato come macigni. Per completare la panoramica sugli eventi di oggi, stiamo attenti al Consumer Confidence della Germania (ore 8.00), e ai New Home Sales USA (ore 16.00).

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EurUsd – grafico 240 min

Non ha funzionato come ci si poteva attendere la figura indicata ieri sul cambio eurodollaro. 1.3650 è stato oltrepassato di 40 punti a rialzo per subire poi una rapida discesa dei prezzi verso i livelli visti venerdì in giornata. La tendenza quindi continua ad essere ribassista, confinata all’interno di un canale che per oggi vede in 1.3650 il livello di resistenza e che indica con forza un nuovo test dei prezzi a 1.3450.
La situazione, come spesso avviene, è esattamente speculare sul cambio UsdChf. In questo caso ha tenuto bene la trendline ascendente di supporto che indica, per le prossime ore a 1.0750, il livello da considerare. L’obiettivo primario, ne parlavamo già ieri, non è lontano e si trova a 1.09 figura, al di sopra del quale possiamo ipotizzare una salita del cambio di una figura esatta nel giro di poche ore. Secondo la teoria dei ritracciamenti di Fibonacci, se il cambio non dovesse riuscire nell’impresa, il primo supporto importante si troverebbe in area 1.06 figura (il 38.2% di ritracciamento della tendenza compresa fra il minimo di 1.01 visto ad inizio gennaio e, appunto, il livello di resistenza a 1.09).
Ci si poteva attendere un movimento maggiormente favorevole al dollaro, analizzando il cambio UsdJpy. In realtà la tranquillità degli ultimi mesi continua a perdurare: basti pensare che ci troviamo in un range di 400 punti, da gennaio, quando le altre majors hanno compiuto movimenti di non meno di 1000 punti! Per oggi il primo livello interessante di supporto si trova a 89.60, mentre continuiamo a non stancarci (confortati da un primo test di pochi giorni fa) di considerare 92.30 il livello da battere per un cambiamento di fondo sul cambio.


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