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Secondo Credit Suisse il bitcoin è solo speculazione

Non è una novità che in molti sospettino del bitcoin, e che ne parlino come di una bolla speculativa da cui stare lontani. A questi si è aggiunto Tidjane Thiam, amministratore delegato di Credit Suisse.

di Marco Delugan 3 nov 2017 ore 11:47

Ieri, giovedì 2 novembre, il bitcoin ha superato quota 7.300 dollari. L’ennesimo record per la criptovaluta più famosa del mondo, che ormai da tempo sta crescendo a ritmi imponenti. Ritmi che hanno fatto dire a molti (ma non a tutti) che quello che sta prendendo forma è una pericolosa bolla finanziaria di cui è meglio non fidarsi.

Perché tutte le bolle prima o poi scoppiano. E come già avvenuto in passato, lo scoppio di una bolla avvantaggerà alcuni e farà perdere soldi a tutti gli altri.

LEGGI ANCHE: Come investire in bitcoin

Per capire come abbia corso il bitcoin basta guardare il grafico qua sotto, tratto da Coin Market Cap.

bitcoin-3-novembre-2017

Parte dell’ultima impennata è dovuta alla dichiarazione di CME Group di voler lanciare un contratto future sul bitcoin, che molti hanno interpretato come un ulteriore tassello verso la sua legittimazione definitiva come assett di investimento.

A quelli che non amano i bitcoin si è aggiunto ieri Tidjane Thiam, amministratore delegato di Credit Suisse. Ne ha scritto oggi William Watts su Marketwatch.

Da quello che possiamo capire, l’unico motivo per acquistare o vendere bitcoin è per fare soldi. E questo vuol dire speculazione, e vuol dire bolla finanziaria.

Thiam ha anche espresso preoccupazioni, riportate da Reuters, per la questione dell’anonimato dei conti e delle transazioni in bitcoin.

Penso che con la regolamentazione attuale, la maggior parte delle banche abbia poco interesse a operare su una moneta che presenta tali rischi di riciclaggio di denaro.

Le osservazioni di Thiam rieccheggiano quelle del capo di J. P. Morgan Chase, Jamie Dimon, che in settembre ha definito il Bitcoin una frode, paragonandolo alla bolla dei tulipani del XVII secolo.

Anche personaggi al di fuori del settore bancario come Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, il più grande hedge fund del mondo, non si fidano dei bitcoin. Dalio, ad esempio, ha dichiarato che la dinamica del prezzo della più famosa criptovaluta del mondo rientra nella sua definizione di bolla speculativa.

Ma ci sono anche importanti banchieri che hanno assunto posizioni più attendiste, come Lloyd Blankfein, direttore generale di Goldman Sachs. Blankfein ha dichiarato di provare verso i bitcoin una “livello di disagio” non superiore a quello che gli suscitano altre cose nuove, ma che questo non basta a farglielo disdegnare.

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