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Cosa sarà del bitcoin secondo Kenneth Rogoff

Difficile pensare che possa davvero prendere piede. E difficile credere che gli Stati non vogliano regolamentarne l’uso. Più facile che sia la tecnologia che lo supporta a conquistare il sistema finanziario.

di Marco Delugan 13 ott 2017 ore 15:36

Forse la tecnologia vincerà, ma il prezzo è destinato a crollare. Lo ha scritto Kenneth Rogoff su Marketwatch. E il soggetto è il bitcoin.

Dopo più di un anno di prestazioni straordinarie, secondo alcuni il bitcoin crescerà ancora. Secondo Rogoff, no. Ma molto dipenderà da cosa faranno gli Stati, se imporrano regolamentazioni pubbliche o lasceranno il sistema bitcoin così com’è adesso.

Una delle questioni importanti, infatti, è che ad oggi secondo Rogoff e molti altri osservatori l’anonimità dei conti e dei flussi di valuta permette operazioni di evasione fiscale, di esportazione di capitali, di riciclo di denaro sporco e altre cose illegali. Ed è anche questo insieme di operazioni a sostenerne la quotazione.

Per ora non ci sono regolamentazioni pubbliche che limitano l’utilizzo dei bitcoin. Solo la Cina ha deciso la chiusura degli exchange  (luoghi virtuali di acquisto di bitcoin) attivi sulle piattaforme online cinesi e di impedire l’apertura di nuovi. Mentre il Giappone lo ha ufficialmente accettato come valuta legale, secondo alcuni per diventare il centro della futura tecnologia finanziaria.

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Ma è comunque difficile che le autorità pubbliche possano lasciare troppo spazio alle monete virtuali.

Secondo Rogoff, infatti, “E’ folle pensare che al bitcoin sarà mai permesso di soppiantare la valuta delle banche centrali. Una cosa è consentire piccole transazioni anonime con valute virtuali. Ma è questione completamente differente consentire pagamenti anonimi su larga scala, cosa che renderebbe estremamente difficile il prelievo delle tasse o la lotta contro l'attività criminale.”

E anche il Giappone, nell’accettare il bitcoin come valuta legale ha dichiarato di voler imporre regole di funzionamento che evitino il crimine.

Ma se il bitcoin non dovesse più permettere transazioni anonime, avrebbe ancora una quotazione come quella attuale?

Difficile che possa essere così, anche se è possibile che gli speculatori stiano scommettendo sulla futura esistenza di aree del pianeta che possano permettere questo tipo di operazioni.

Secondo Rogoff, anche senza transazioni anonime la quotazione del bitcoin potrebbe non crollare a zero e la moneta virtuale avere comunque un ruolo nell’economia. Nonostante le transazioni in bitcoin richiedano una ingente quantità di energia elettrica, con alcuni miglioramenti il bitcoin potrebbe ancora battere i costi bancari per carte di credito e di debito.

Ed è anche ipotizzabile che le banche centrali vogliano creare una loro valuta digitale per affiancare o sostituire la valuta attuale: “la lunga storia della moneta ci dice che quello che il settore privato innovava, lo Stato a sua volta regola e approva.”

Forse quello che davvero potrà restare del bitcoin, è la tecnologia che lo supporta, che potrebbe contribuire a rendere più sicuro l’intero sistema finanziario.

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