Bernanke: niente di nuovo
L’attesissima testimonianza tenuta ieri a Washington dal presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, non ci regala nulla di nuovo rispetto a quanto dichiarato a gennaio
di Redazione Soldionline 25 feb 2010 ore 08:26L’attesissima testimonianza semi annuale (relazione semestrale sulla politica monetaria) tenuta ieri a Washington dal presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, non ci regala nulla di nuovo rispetto a quanto dichiarato nello statement di gennaio. Coloro i quali speravano (o temevano) in un rialzo del costo del denaro si sono dovuti ricredere in quanto la strada della ripresa economica risulta essere ancora troppo incerta, seppur quella giusta. Come abbiamo sempre ripetuto, il punto di svolta si avrà dalla domanda aggregata del settore privato, che senza un forte stimolo all’occupazione stenterà a crescere ancora per lungo tempo. E la disoccupazione si combatte, in una situazione come questa, solo con il consolidamento della consapevolezza da parte delle imprese che la ripresa può essere duratura e può partire da subito in quanto, a differenza di qualche mese fa, le condizioni del “trade”, inteso come commercio in senso lato, stanno migliorando poco alla volta, ma sempre di più. Il governatore della Fed ha dichiarato che esistono dei segnali di ripresa ma che il mercato del lavoro resta ancora molto debole, anche se il suo peggioramento si sta arrestando.Per quanto riguarda invece le pressioni inflattive, Bernanke si è mostrato molto tranquillo, dichiarando di avere a disposizione gli strumenti necessari per attuare le politiche ritenute più corrette, al momento opportuno (una di queste mosse è sicuramente quella di sospendere le mosse straordinarie che sono state effettuate per dare sostegno all’economia). Dal punto di vista della finanza, non sono mancati commenti tranquillizzanti circa lo stato di salute del sistema: i miglioramenti in atto dalla ormai scorsa primavera sui mercati finanziari infatti stanno continuando, questo è testimoniato dal fatto che le condizioni di accesso al credito di breve periodo sono tornate ai livelli che eravamo soliti vedere prima della crisi, mentre molte imprese, in cerca di capitali, stanno riuscendo a reperirli (come i manuali accademici ci insegnano) direttamente dal mercato.
Concludiamo queste poche righe, stese per dovere di cronaca, ma che si sarebbero potute fermare alla prima frase di questo Morning Adviser (sfidiamo i lettori a contraddirci, ma siamo sicuri che la maggior parte di voi sapeva a quale scontata lettura stesse andando incontro), con un commento sul rialzo del tasso di sconto avvenuto settimana scorsa. Anche qui nulla di nuovo, è stato solo precisato che tale mossa non andrà ad intaccare nè il settore privato, nè le aziende, in quanto quel tasso rappresenta il prezzo da pagare da parte della banche per ricevere fondi overnight a prestito dalla Fed, e che tale mossa è la risposta al miglioramento delle condizioni del credito, in cui i principali operatori stanno riducendo la propria dipendenza dall’istituto centrale. Intanto la Grecia rischia sempre di più un downgrade da parte delle agenzie di rating, non dimentichiamocelo...

EurUsd – grafico 60 min
Passiamo all’analisi tecnica dove la mattinata si apre con un chiaro vincitore: lo Yen. In effetti la valuta nipponica si è rafforzato contro tutto, seppure in maniera minore contro il greenback. Per interpretare questo movimento, basta pensare per concetti semplici: l’avversione al rischio generalmente fa apprezzare lo Yen e il Chf e qualche volta anche il Dollaro. Ieri abbiamo visto un Bernanke abbastanza deludente nei toni e questo ha lasciato il mercato col morale sotto le suola delle scarpe. Dunque via i soldi dal tavolo di gioco, via i carry trade e qualcuno si è anche rimesso corto di Usd (il mercato era generalmente Long prima dell’annuncio). Partiamo quindi dai cross Yen con l’analisi: il trend è discendente in maniera generalizzata ma per il UsdJpy questo significa discese forse fino al livello psicologico 89,00. Eventuali rimbalzi, se il mercato ne avesse la forza , potrebbero arrivare a 89,75 (resistenza di breve) ma la quota 90,00 con il sentimento attuale sembra un target fuori range. GbpJpy ugualmente ha infranto un supporto notevole, il 138,30 e si dirige ora verso 134. La “logica del colore” va sempre pesato con i livelli tecnici e con il sentimento di mercato in seguito ai market mover: anche se abbiamo tante candele rosse in fila, non vuol dire che la prossima sarà verde. Quindi occhio a mettersi contro trend, specie su GbpJpy e la sua volatilità. 137,50-80 è il primo livello da superare per poter puntare ad un ritorno verso 138,30 ma anche qui è tutta in salita. Le discese invece sembrano facilitate, almeno fino a 136,50 e – al limite – 135,75. L’EurJpy sembra la fotocopia di GbpJpy e non a caso: Gbp e Eur hanno una debolezza strutturale che per ora pesa di più sull’Euro ma le sorti dei due paesi rendono molto affini i grafici. EurJpy in discesa netta fino a 120 figura, e poi a 119,00 più sotto. I ritracciamenti possono spingersi verso il 121,00 e con un po’ di fortuna verso 122,15 (area di resistenza notevole). Anche qui, cercare di indovinare dove si fermerà rimane una scommessa ardua: meglio stare a favore di flusso piuttosto che cercare il fading. Per chi volesse approfittare invece di dati USA oggi rimanga puntato su UsdJpy che – è noto – è il più reattivo ai dati. Infine l’EurUsd: siamo di nuovo arrivati al fatidico 1,3450. Un “rimbalzino” ce lo possiamo pure aspettare a questi livelli ma non troppo in alto: 1,3475-1,3500 potrebbe essere il limite del rimbalzo prima di vedere 1,3260. Per chi abbia strategie di portafoglio in atto, ricordiamo che il UsdChf si muove nella direzione opposta all’EurUsd e quindi può essere utilizzato, assieme al UsdCad, per ridurre la volatilità del proprio portafoglio.
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