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Mercati col freno tirato

Niente da fare, ogni volta che i listini provano a ripartire il rimbalzo non sembra in grado di durare più di una o due sedute al massimo. Del resto gli esperti sono concordi, i contraccolpi della crisi sono ben lungi dall’essersi esauriti. Ma non tutto il male viene per nuocere, a patto che siate un investitore di lungo periodo. Come i fondi pensione.

di La redazione di Soldionline 28 nov 2007 ore 09:35

La crisi dei mercati finanziari, ammonisce il capo economista della Banca d'Inghilterra, Charles Bean, è ben lungi dall'aver del tutto scaricato i suoi effetti. Insomma, non solo il rally di Natale sembra destinato a saltare o, nell'ipotesi migliore, a rappresentare un mero recupero di posizioni perse in precedenza, ma le turbolenze rischiano di espandersi a macchia d'olio anche sul mercato azionario e nelle proprietà commerciali. "Dovrà passare un tempo abbastanza lungo prima che le cose tornino alla normalità", ha spiegato Bean

In realtà se n'erano già accordi tutti coloro che investono sui mercati azionari (ma anche delle valute o dei tassi), con borse di nuovo in altalena dopo il fugace recupero di qualche settimana fa. Le tensioni legate alla crisi esplosa questa estate sui mercati del credito, cui si sommano le incertezze, almeno per i mercati europei e asiatici, dovute al dollaro debole (che spinge le materie prime a segnare nuovi massimi storici) e l'assenza di nuovi temi operativi (con la possibile eccezione, per Wall Street, della grande distribuzione, visto l'avvio della stagione di vendite natalizie negli Usa), continuano a minare l'andamento dei listini di tutto il mondo.

Rispetto a precedenti scivoloni in queste ultime sedute si sono notate almeno un paio di novità: anzitutto i titoli bancari, già depressi, hanno retto meglio che in precedenza, grazie anche ad una serie di trimestrali certamente non brillanti ma che hanno dato la sensazione che almeno i migliori possano reggere e che la crisi non porterà ad una serie di default a catena. Ovviamente le voci di nuove svalutazioni continuano a pesare, in tutto il mondo. Ma chi come Unicredito ha detto a chiare lettere di voler cambiare strategia e "tornare al passato" concentrandosi sull'attività tipica di banca commerciale più che su quella di distribuzione di prodotti finanziari quali le cartolarizzazioni e i derivati è stato premiato più di chi, come Citigroup, ancora sembra impegnata in un'opera di pulizia che sta mettendo a nudo i difetti di una crescita che in questi anni è stata impetuosa ma di scarsa qualità.

In compenso, ed è la seconda novità relativa, l'attenzione si è allargata anche ad altri comparti: anzitutto l'assicurativo, dato che come hanno confermato la scorsa settimana i conti di Swiss Re neppure le grandi compagnie internazionali sono immuni dagli effetti indotti dalla crisi dei mutui subprime. Ma anche, ed è una novità degli ultimi giorni, anche settori apparentemente distanti come quello automobilistico. Che però a guardar bene ormai da tempo realizzano circa la metà dei propri utili e delle proprie vendite grazie alle proprie finanziarie a alle vendite rateizzate. Il settore automobilistico, in particolare quello europeo, soffre poi di debolezze "congenite" quali la ciclicità (che certo non aiuta in un momento in cui si vanno riducendo le previsioni di crescita economica un poco in tutto il mondo) e la sensibilità al dollaro (cui è legato l'andamento del costo del petrolio, ormai a un passo dai 100 dollari al barile).

Anche gli high-tech non sembrano avere molto da ridere, come dimostra l'andamento delle quotazioni di Stmicroelectronics, da sempre esposta sia alla debolezza del dollaro sia agli alti e bassi ciclici del settore. Se aggiungete che i petroliferi hanno corso molto e col greggio a 100 dollari al barile nessuno si azzarda a fare previsioni circa se e quanto potranno correre ancora, la fragilità dei listini è in gran parte spiegata, anche se persino ora alcuni settori (grande distribuzione, lusso, alcuni titoli sensibili ai possibili cali dei tassi come le utilities, aziende impegnate nello sviluppo di fonti energetiche alternative) sembrano poter performare discretamente.

Se per chi investe in titoli direttamente o indirettamente tramite fondi comuni la situazione non è dunque delle più allegre, e rischia di non esserlo ancora per alcune settimane, va ancora una volta sottolineato come gli "insider", in questo caso le stesse società quotate, stiamo continuando a comprare, sia per calmierare la discesa dei prezzi, sicuramente, sia perché evidentemente a questi livelli si può iniziare a fare qualche scommessa, purchè l'orizzonte d'investimento sia sufficientemente ampio. Ed ecco che, probabilmente, il periodo potrà rivelarsi, ex post, eccellente per investitori di lungo periodo come i fondi pensione. Che potendo contare su flussi costanti e certi ed essendo ancora tutti in fase di accumulazione possono gradualmente costituire posizioni in portafoglio certi di avere tutto il tempo per mediarle ancora in caso di ulteriori ribassi o di poter incamerare buone plusvalenze in caso di rialzi delle quotazioni.

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