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Analisi dello scenario: Febbraio 2011

Nel corso del primo mese del nuovo anno la moneta unica europea ha proseguito la sua rivalutazione, iniziata alla fine del 2010, nei confronti delle altre principali divise

di Redazione Soldionline 10 feb 2011 ore 14:10
Analisi a cura di CFS Rating

Nel corso del primo mese del nuovo anno la moneta unica europea ha proseguito la sua rivalutazione, iniziata alla fine del 2010, nei confronti delle altre principali divise. Entrando nello specifico, il mercato valutario ha visto il Franco Svizzero perdere il 3,10% nei confronti dell’Euro, lo Yen arretrare del 3,53% e il biglietto verde scendere di 2,47 punti percentuali; in tale contesto fa eccezione la Sterlina il cui rapporto di cambio è rimasto pressoché invariato.

Relativamente alle materie prime segnaliamo la frenata dell’inarrestabile ascesa dei prezzi di argento e oro con il Dow Jones-UBS Silver Subindex che perde 8,94 punti e il Dow Jones-UBS Gold Subindex che arretra del 6,24%. L’affievolirsi dei timori sul debito pubblico europeo ha favorito i paesi periferici dell’area come Spagna e Italia i cui indici azionari riportano crescite considerevoli, pari rispettivamente al 10,46% per il primo paese (MSCI Spagna) e al 9,31% per il secondo (FTSE MIB). Buono anche il risultato ottenuto dall’economia d’oltralpe che registra un progresso del 4,65% (MSCI Francia). In termini più generali l’MSCI EMU è salito di 4,39 punti percentuali contro un indice globale in Euro (MSCI World) sostanzialmente invariato. Si attesta su valori inferiori il progresso dell’MSCI Germania, fermo a + 1,79%, mentre perde terreno l’economia elvetica con l’MSCI Svizzera che arretra di 2,46 punti.

L’economia statunitense avanza di 2,16 punti in valuta locale (MSCI North America LC), rispetto all’MSCI World LC che avanza dell’1,87%, mentre osservando l’indice Americano in Euro il progresso risulta azzerato. Al generale avanzamento delle economie sviluppate, ad eccezione del Giappone che perde oltre il 2% (MSCI Giappone), fa da contraltare il deciso calo dei paesi emergenti sintetizzato dall’indice MSCI Emerging Markets che scende di 2,21 punti in valuta locale e di oltre 5 nella versione eurizzata. I cali più sostenuti sono registrati dall’economia indiana e sud africana con i rispettivi indici MSCI che perdono il 15,18% e il 12,32%.
I timori per un significativo rialzo dei tassi d’interessi per combattere l’inflazione crescente hanno appesantito anche la Cina e Hong Kong con una flessione più moderata pari al 2,92% per l’MSCI Cina e allo 0,75% per l’MSCI Hong Kong. Fanno eccezione, all’interno dell’area in oggetto, Taiwan (MSCI Taiwan + 3,2%) e la Corea (MSCI Corea + 2,19%).

Andando ad ovest la situazione delle economie emergenti è la medesima con l’MSCI EM Latin America in flessione del 6,87%. In termini settoriali risultati positivi sono stati ottenuti dagli indici, in euro, delle aziende legate all’energia, al mondo finanziario e ai tecnologici. Male hanno fatto le società attive nel settore delle Materie Prime e dei Consumi Stabili con perdite superiori al 4% mentre hanno contenuto i danni i titoli dell’Health Care e dei Consumi Discrezionali con cali inferiori al 2%. Gli indici obbligazionari generalmente hanno perso terreno ad eccezione del Citigroup Italia Government Bond che guadagna lo 0,63%. Entrando nel dettaglio il peggior indice del mese si è rivelato quello nipponico (Citigroup Japan Government Bond) con un calo del 4%, seguito a ruota dal Citigroup Australia Government Bond con un calo di 3,72 punti percentuali e dal JPM EMBI PLUS che arretra del 2,99%. Poco meglio ha fatto il Citigroup US Government Bond fermo a – 2,46%. In ambito europeo il Citigroup EMU Government Bond ha perso solamente lo 0,53% seppur appesantito dal risultato dell’indice tedesco in calo dell’1,41%.

Nel corso di gennaio le nostre GPF hanno perso a livello assoluto qualche punto percentuale. Il portafoglio prudente, più esposto all’orizzonte obbligazionario, ha perso l’1,06% facendo comunque meglio del suo benchmark di riferimento (60% Citigroup World Government Bond, 40% MSCI World) che invece ha perso l’1,27%. Il portafoglio aggressivo al contrario ha sottoperformato l’indice composto di riferimento (40% Citigroup World Government Bond, 60% MSCI World).

Il mese di gennaio vede quindi un maggior successo del portafoglio prudente rispetto a quello aggressivo: il sovrappeso in portafoglio di una componente obbligazionaria maggiormente esposta all’Eurozona ha senz’altro contribuito a limitare le perdite rispetto al portafoglio aggressivo. Quest’ultimo infatti ha risentito maggiormente della discesa dei listini emergenti.

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