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Allarme crisi Mezzogiorno in recessione

Roma - (Adnkronos/Labitalia) - Presentato a Roma il 'Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2010': il Pil è tornato ai livelli di dieci anni fa, a rischio povertà quasi un meridionale su tre, una famiglia su cinque non può andare dal medico. Napolitano: ''Modificare gli interventi dopo le inefficienze''. Cnel: la crisi pesa anche nel 2010. Aumenta il gap tra Nord e Sud

Roma, 20 lug. (Adnkronos/Labitalia) - Un Mezzogiorno in recessione, colpito duramente dalla crisi nel settore industriale, che da otto anni consecutivi cresce meno del Centro-Nord, cosa mai avvenuta dal Dopoguerra a oggi, il cui Pil del 2009 è tornato ai livelli di dieci anni fa. Un'area periferica in cui gli emigrati precari, colpiti dalla crisi, privi di tutele, a parte la cassa integrazione, iniziano a rientrare, ma già pensano a ripartire.Questa la fotografia che emerge dal 'Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2010', presentato oggi a Roma. Uno scenario che richiede, secondo la Svimez, un nuovo progetto Paese per il Sud, che parta dal rilancio delle infrastrutture, con un piano di 35 miliardi di euro, per coinvolgere quale nuova 'frontiera' i settori più innovativi.Nel 2009, il Pil del Sud è calato del 4,5%, un valore molto più negativo del -1,5% del 2008, leggermente inferiore al dato del Centro-Nord (-5,2%). Il Pil per abitante è pari a 17.317 euro, il 58,8% del Centro-Nord (29.449 euro). A livello regionale, l'Abruzzo mostra nel 2009 una diminuzione del Pil particolarmente elevata (-5,9%), seguito dalla Campania (-5,4%), e Puglia e Basilicata a pari merito (-5%). Tutte negative le altre regioni meridionali, come le settentrionali, a eccezione della Valle d'Aosta. La perdita più contenuta in Sicilia (-3,1%).A fare le spese maggiori della crisi l'industria. Una situazione senza precedenti, avverte la Svimez: dal 2008 al 2009 l'industria manifatturiera del Sud ha perso oltre 100mila posti di lavoro, di cui 61mila soltanto lo scorso anno.Due le cause principali dell'andamento recessivo, secondo la Svimez: investimenti che rallentano, famiglie che non consumano. Queste ultime infatti hanno ridotto al Sud la spesa del 2,6% contro l'1,6% del Centro-Nord. Mentre gli investimenti industriali sono crollati del 9,6% nel 2009, dopo la flessione (-3,7%) del 2008.Il rapporto evidenzia, tra l'altro, che il 14% delle famiglie meridionali vive con meno di 1.000 euro al mese, un dato quasi tre volte superiore al Centro-Nord (5,5%). E ben il 44%, quasi una famiglia su due, non ha potuto sostenere una spesa imprevista di 750 euro (26% al Centro-Nord). Nel 47% delle famiglie meridionali, vi è un unico stipendio, addirittura il 54% in Sicilia. Ha inoltre a carico tre o più familiari il 12% delle famiglie meridionali, un dato quattro volte superiore al Centro-Nord (3,7%), che arriva al 16,5% in Campania.A rischio povertà, a causa di un reddito troppo basso, quindi è quasi un meridionale su 3, contro 1 su 10 al Centro-Nord. In valori assoluti, al Sud, si tratta di 6 milioni 838mila persone, fra cui 889mila lavoratori dipendenti e 760mila pensionati. Riguardo al titolo di studio, oltre 1 milione 100mila ha un livello medio-alto, con 122mila laureati.La povertà 'morde' particolarmente nelle piccole scelte quotidiane: nel 2008 nel 30% delle famiglie al Sud sono mancati i soldi per vestiti necessari e nel 16,7% dei casi si sono pagate in ritardo bollette di luce, acqua e gas. Otto famiglie su cento hanno tirato la cinghia rinunciando ad alimentari necessari (il 12% in Basilicata), il 21% non ha avuto soldi per il riscaldamento (27,5% in Sicilia) e il 20% per andare dal medico (il 25,3% in Campania e il 24,8% in Sicilia).Nel 2008 è arrivata con difficoltà a fine mese oltre una famiglia su 4 (25,9%) contro il 13,2% del Centro-Nord.In un messaggio inviato in occasione della presentazione del rapporto, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sottolinea che ''i risultati complessivamente insufficienti delle politiche seguite in passato e la presenza di significative inefficienze rendono necessario un ripensamento e possono anche spingere a una profonda modifica delle modalità e dello stesso impianto strategico degli interventi di sviluppo".Per Napolitano "il Mezzogiorno può contribuire, attraverso la piena messa a frutto delle sue risorse, alla ripresa di un più sostenuto e stabile processo di crescita dell'economia e della società italiana fondato anche su una strategia di leale e convinta collaborazione tra le Regioni e lo Stato".
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