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Utile in flessione per Parmalat

Per l’intero esercizio i vertici di Parmalat hanno confermato l’obiettivo di raggiungere un giro d’affari di 4,4 miliardi di euro (a cambi costanti)

di Edoardo Fagnani 29 lug 2011 ore 14:31
Parmalat
Parmalat ha chiuso il primo semestre del 2011 con ricavi per 2,15 miliardi di euro, il 6% in più rispetto ai 2,03 miliardi realizzati nei primi sei mesi dello scorso esercizio. Al contrario, il margine operativo lordo è sceso del 14,5%, passando da 174,5 milioni a 149,3 milioni di euro, in seguito all’aumento del prezzo della materia prima latte. Di conseguenza, la marginalità è scesa dall’8,6% al 7%. Stessa tendenza per l’utile netto, che si è dimezzato da 147,4 milioni a 76,5 milioni di euro, in conseguenza a minori proventi d transazione. A fine giugno la posizione finanziaria netta di Parmalat era positiva per 1,42 miliardi di euro, in leggera contrazione rispetto agli 1,44 miliardi di inizio anno. Per l’intero esercizio i vertici di Parmalat hanno confermato l’obiettivo di raggiungere un giro d’affari di 4,4 miliardi di euro (a cambi costanti), mentre il margine operativo lordo dovrebbe scendere da 377,3 milioni a 365 milioni di euro.
Dopo la diffusione dei risultati semestrali gli analisti di Intermonte hanno tagliato da 2,1 euro a 1,8 euro il prezzo obiettivo di Parmalat, sottolineando che i risultati siano stati inferiori alle attese. Gli esperti hanno confermato il giudizio “Underperform” (farà peggio del mercato). Anche Equita sim ha sforbiciato il target price su Parmalat, portandolo da 2,48 euro a 2 euro, in seguito alla revisione al ribasso della stima sul margine operativo lordo per l’esercizio in corso.
La Consob ha aggiornato nuovamente la composizione dell’azionariato del gruppo di Collecchio al termine dell’OPA lanciata da Lactalis. La commissione ha segnalato che BlackRock ha ridotto dal 4,952% allo 0,858% la partecipazione detenuta nel capitale di Parmalat. Allo stesso modo, Deutsche Bank e UBS hanno diminuito la quota detenuta nel gruppo di Collecchio, rispettivamente allo 0,236% e allo 0,668%.
MF di mercoledì 27 luglio ha scritto che a sette anni e mezzo dal crack, Enrico Bondi ha presentato il primo piano di riparto per HIT, la holding che controllava le autorità turistiche della famiglia Tanzi. Tuttavia, secondo il quotidiano finanziario, sarebbero stati recuperati solo 22 milioni di euro, appena sufficienti per i creditori privilegiati (con l’esclusione di Generali). Ai creditori chirografari, quindi, andrebbero solo le briciole.
MF di venerdì 29 luglio ha riportato la notizia che un pool di banche ha concesso un finanziamento da 7,5 miliardi di euro a Lactalis. Le linee di credito serviranno principalmente per coprire l’esborso per rilevare il controllo di Parmalat.

Alitalia
Plus, l’inserto del sabato del quotidiano Il Sole 24 Ore, ha scritto che il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno starebbe accelerando per creare una super holding nel settore aereo, comprendente anche il gruppo francese AirFrance-KLM. La holding potrebbe avere sede legale in Francia ed essere quotata alla borsa di Parigi. Questa operazione potrebbe entrare nella fase decisiva in autunno. 

General Motors – Ford
Ford ha chiuso il secondo trimestre del 2011 con ricavi per 35,5 miliardi di dollari, in forte aumento rispetto ai 31,3 miliardi del corrispondente periodo dell’esercizio precedente. Al contrario, il trimestre si è chiuso con un utile netto di 2,64 miliardi di dollari, in flessione rispetto ai 2,7 miliardi del secondo trimestre del 2010. Di conseguenza, l’utile per azione è sceso da 0,68 dollari a 0,65 dollari. Le stime degli analisti indicavano ricavi per 32,15 miliardi di euro e un utile per azione di 0,6 dollari. I vertici della società automobilistica prevedono per il semestre in corso risultati inferiori rispetto alla prima metà del 2011.
Il Sole 24 Ore di giovedì 28 luglio ha scritto che Ford starebbe preparando l’emissione di un prestito obbligazionario decennale per un ammontare di 500 milioni di dollari. La società automobilistica vuole sfruttare il miglioramento del merito del credito, per spuntare rendimenti più bassi. I vertici di Ford sperano di tornare a breve tra gli emittenti non speculativi.

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